Combattere il bullismo a scuola: il ruolo del docente

Con la diffusione del Piano nazionale per prevenire e combattere il bullismo e il cyberbullismo in classe, promosso dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca lo scorso mese di ottobre, sono stati annunciati incontri di formazione e sensibilizzazione con gli studenti per la conoscenza dei diritti e dei doveri in internet.

Consulta e scarica il piano nazionale per la prevenzione del bullismo e del cyberbullismo.

Il Protocollo prevede la progettazione di azioni finalizzate a sensibilizzare i ragazzi a una riflessione sull’uso corretto della rete, l’istituzione della prima Giornata nazionale contro il bullismo a scuola fissata per il 7 febbraio 2017, in coincidenza con la Giornata Europea della Sicurezza in Rete (Safer Internet Day) e iniziative di formazione per i docenti.

Queste ultime sono fondamentali in quanto i docenti coprono un ruolo cruciale nella lotta contro il bullismo.

Il ruolo del docente nella lotta contro il bullismo

L’educazione è sempre un impegno problematico e complesso. Tutti abbiamo ben chiaro come prese in giro, prepotenze, esclusioni, offese, gesti di affermazione fisica sul compagno o malevole falsità messe in giro ai danni della compagna, e altri comportamenti fanno parte della convivenza scolastica.

La comune saggezza consiglia all’adulto e in particolar modo all’educatore, di vigilare contando sulla naturale ricomposizione delle relazioni tra bambini o tra ragazzi, intervenendo laddove si comprenda che il gioco dell’autoaffermazione reciproca presenti dei picchi di vera e propria prevaricazione. Ciò avviene quando qualche comportamento presenta una certa asprezza o pericolosità, o quando ci si accorge che qualcuno, per così dire, rimane sotto, in uno stato di debolezza e impotenza, e non riesce a riprendere la posizione di parità.

In assenza di una precisa conoscenza della struttura del fenomeno, l’emersione visibile di una situazione di prevaricazione da un lato e di impotente inferiorità dall’altro tendono, generalmente, ad essere concepiti dall’adulto come occasionali, anche se ripetuti, e non fanno intuire l’iceberg di sofferenza della vittima.

Quando l’insegnante si accorge che nelle scaramucce tra bambini o ragazzi qualcuno sembra trovarsi nella situazione di inferiorità sopra richiamata, deve ipotizzare che non si tratti di un fatto occasionale, tale da potersi risolvere traendo d’impaccio il malcapitato o la malcapitata e richiamando o prendendo provvedimenti verso i responsabili della vessazione, ma di una situazione di bullismo, cioè di una relazione stabile di vittimizzazione di uno stesso individuo per un certo periodo – di settimane, mesi o anni! – da parte di uno o più compagni.

La struttura del bullismo

Dunque, per bullismo si intende una dinamica di maltrattamento persecutorio, in cui qualcuno più forte e deciso compie atti di maltrattamento verso qualcuno più debole e incerto o comunque in posizione di inferiorità e la situazione si ripete per un certo periodo di tempo (settimane, mesi, anni).

Si crea in tal modo uno schema fisso nel quale si verifica un processo di riduzione a vittima, si istituisce, cioè, un rapporto che chi lo subisce non riesce a modificare e che perciò tende a perpetuarsi per un tempo prolungato, a volte lunghissimo.

Lo schema comprende anche:

  • assistenti-aiutanti del prevaricatore (gregari: questa componente è sostanzialmente fissa)
  • alcuni che assistono ai fatti senza intervenire (questa componente è spesso presente)
  • a volte qualcuno che si mette dalla parte della vittima.

Si può solo accennare al fatto che chi compie l’atto prevaricatorio trova nella realizzazione di questo schema di autoaffermazione mediante vittimizzazione dell’altro una risposta gratificante ad un proprio bisogno.

Riconoscere le situazioni di vittimizzazione,  facendo emergere l’intero schema attraverso la ricostruzione dei fatti da parte della vittima e dello stesso bullo, per poi lavorare educativamente verso i responsabili degli atti e per la stabile emancipazione della vittima è il compito della scuola. Si tratta di un impegno complesso che richiede conoscenza delle dinamiche e dei metodi per il contrasto del fenomeno.

 

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Di più sull'autore

Laureato in Filosofia presso l'Università di Bologna, ho insegnato lettere nella scuola media e svolto, per più di 20 anni, il ruolo di Preside nella scuola secondaria di 1° grado e nella scuola dell'infanzia e primaria in un istituto comprensivo. L'attività formativa svolta ha interessato i vari temi della didattica, le forme di difficoltà nell'apprendimento e il disagio nella scuola. Attualmente svolgo attività di formazione dei docenti per conto dell'Associazione Docenti Italiani.

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