David Kolb e il ciclo dell’apprendimento esperienziale: David Kolb (1939) è un pedagogista ed educatore statunitense. Cresciuto nei sobborghi di New York City, laureato in lettere, consegue il dottorato di ricerca in Filosofia presso la Harvard University ed è attualmente il presidente di Experience Based Systems Learning e professore di Comportamento Organizzativo presso la Case Western Reserve University: con questo contributo, suggerito dalle domande delle scorse prove preselettive di ammissione al TFA sostegno, approfondiremo il significato dell’apprendimento attraverso l’esperienza per la didattica inclusiva e forniremo alcune possibili declinazioni pratiche dello stesso.
Si precisa che la trattazione di questo argomento è stata selezionata sulla base delle tracce già uscite per la scuola secondaria di secondo grado ed è uno degli argomenti più discussi della community Edises.
Gli argomenti dell'articolo
Definizione del concetto di apprendimento esperienziale
““Learning is most often considered a process of getting rather than giving. This is most evident in conceptions of student/teacher roles: teachers give and students get. Yet, in adult learning both giving and getting are critical.” (Kolb, D. et alii, Organizational Behavior: an experiential approach, 1971, 7, 2001)
L’apprendimento esperienziale, nella prospettiva di Kolb, è un processo attraverso il quale le persone acquisiscono conoscenze, abilità e competenze attraverso l’esperienza diretta, riflettendo attivamente su ciò che fanno, piuttosto che solo attraverso l’ascolto o la lettura delle informazioni. In particolare l’apprendimento è descritto come un processo circolare. Da ciò deriva il learning cycle di Kolb, il quale non solo delinea le fasi dell’apprendimento esperienziale ma offre anche un modello di pratica formativa.
L’apprendimento esperienziale è fondamentale nella formazione dei giovani, poiché offre un approccio educativo più completo ed efficace, nonché sicuramente più inclusivo in quanto basato su esperienze concrete e dirette.
I fondamenti teorici dell’apprendimento basato sull’esperienza
La teoria dell’apprendimento esperienziale di Kolb trova le sue origini concettuali nell’idea psico-pedagogica del “learning by doing“, cardine dell’attivismo pedagogico, articolata dal filosofo e pedagogista John Dewey, negli schemi di azione di Jean Piaget e nell’approccio esperienziale in gruppo di Kurt Lewin.
Secondo Dewey l’apprendimento avviene in modo più efficace quando avviene in maniera attiva: gli studenti devono essere coinvolti in prima persona in esperienze significative, che permettano di collegare la teoria alla pratica.
L’ambiente scolastico deve diventare un laboratorio di vita in cui l’alunno sperimenta, esplora, riflette: l’esperienza concreta è il punto di partenza dell’apprendimento, ma questa non è soltanto una questione di fare, ma di fare con consapevolezza, riflettendo su ciò che si è fatto per conferirgli significato.
In linea con questo approccio lo studente non è un recipiente passivo da riempire di nozioni, ma un protagonista del processo di apprendimento, che si articola in strategie didattiche quali il problem solving, l’apprendimento cooperativo, le attività laboratoriali.
Il learning by doing è spesso legato a lavori di gruppo, cooperazione, scambio di idee e ruoli attivi nella comunità scolastica.
La prospettiva di Piaget vede la conoscenza derivare non dalla percezione ma dall’azione: gli schemi d’azione, presenti alla nascita, si modificano con l’esperienza. La conoscenza viene costruita, dunque, interagendo con l’ambiente: gli eventi e le esperienze vengono assimilati mentalmente sotto forma di immagini e di concetti che in seguito sono generalizzati a definire altre esperienze ed eventi.
In particolare da Jean Piaget Kolb ricava la definizione di apprendimento come processo: l’individuo si forma attraverso il processo di scoperta del sapere e non soltanto attraverso il suo contenuto. Ad essere fondamentale, dunque, è il percorso con cui si giunge a una conoscenza e non tanto il risultato cui si giunge. Secondo Kolb ogni apprendere è un riapprendere: questo modifica sia il ruolo del discente, non più considerato come una tabula rasa, che la funzione dell’educatore, che non dovrà più fissare nuove idee nell’allievo ma modificare quelle vecchie.
Infine di Kurt Lewin, Kolb valorizza “l’approccio esperienziale in gruppo“.
Lewin vede il gruppo come un’unità, una realtà dinamica: l’azione di una singola persona modifica il gruppo stesso e le azioni del gruppo vengono modificate sia dalle azioni che dalle reazioni degli altri (interdipendenza), ma, nonostante questa sua dinamicità, il gruppo tenderà sempre all’equilibrio tra le forze che tenderebbero a disgregarlo. Per Lewin l’integrazione tra teoria e pratica viene facilitata dal gruppo poiché dalla riflessione tra il vissuto del gruppo e la teoria emergono nuovi apprendimenti: la concreta esperienza si oppone per lui alla formulazione di concetti astratti, come all’osservazione riflessiva si oppone l’azione.
Il ciclo dell’apprendimento esperienziale
Il ciclo dell’apprendimento esperienziale è un modello che descrive il processo di apprendimento in quattro fasi distinte, che non si susseguono in maniera rigida, ma formano un ciclo dinamico che permette agli studenti di transitare dall’una all’altra:
- Esperienza concreta: è il momento di partenza dell’apprendimento, in cui lo studente vive direttamente un’esperienza, che può essere una situazione pratica, un’attività o un progetto.
- Osservazione riflessiva: dopo aver vissuto l’esperienza, lo studente riflette su quanto accaduto. Fase cruciale per elaborare i sentimenti, le emozioni e le reazioni esperite durante la prima fase e comprendere cosa ha funzionato.
- Concettualizzazione astratta: lo studente cerca di trarre conclusioni e teorizzare in base a quanto ha osservato e avviene la sintesi delle riflessioni in concetti generali e regole astratte che possono essere generalizzate a nuove situazioni.
- Sperimentazione attiva: lo studente mette in pratica le nuove conoscenze in una nuova esperienza, verificando l’efficacia dei concetti appresi e dando origine così ad un nuovo ciclo.
Questo modello mette in evidenza l’equilibrio tra la teoria e la pratica dell’apprendimento: una formazione efficace deve prevedere dei momenti di sperimentazione diretta, seguiti da riflessioni teoriche che arricchiscono l’esperienza vissuta, generando conoscenza duratura.
Prendendo spunto dalla spirale dell’apprendimento, lo studioso americano afferma che esistono quattro distinti orientamenti di base dell’apprendimento:
- Orientamento all’esperienza concreta: lo studente che manifesta questo profilo di apprendimento è propenso al coinvolgimento diretto e personale nelle esperienze, enfatizzando il lato intuitivo ed emotivo a scapito di quello prettamente razionale e scientifico nell’affrontare i problemi.
- Orientamento all’osservazione riflessiva: lo studente in linea con tale profilo d’apprendimento cerca soprattutto di comprendere il significato di idee e situazioni, enfatizzando l’osservazione e la comprensione piuttosto che l’applicazione. I soggetti che manifestano tale tipologia di apprendimento hanno grande dimestichezza nel rintracciare rapporti di causa-effetto e quindi nel trarre le conseguenze dai fatti.
- Orientamento alla concettualizzazione astratta: lo studente che si distingue per un orientamento alla concettualizzazione astratta tende a manipolare idee e concetti seguendo principi logici, coinvolgendo nell’atto di conoscenza molto il pensiero e ben poco il lato emotivo. Risulta dunque elevata in questi soggetti la propensione alla pianificazione e progettazione, alla manipolazione di simboli astratti e a operare analisi quantitative.
- Orientamento alla sperimentazione attiva: lo studente con tale orientamento tende ad agire sulla realtà per modificarla. Il suo modo di intervenire su di essa è tramite l’azione piuttosto che la riflessione, cosa che porta ad affrontare l’apprendimento in maniera altamente pragmatica, preoccupandosi del funzionamento delle cose a prescindere dal loro valore o senso assoluto.
I quattro stili di apprendimento proposti da Kolb
Dopo aver esposto le quattro fasi del ciclo di apprendimento esperienziale, si fornisce una descrizione delle caratteristiche dei quattro stili di apprendimento proposti da Kolb.
- Stile Adattivo (Sperimentazione Attiva + Esperienza Concreta; SA+EC): lo studente in cui prevale questo stile di apprendimento è orientato verso l’esperienza concreta e la sperimentazione attiva, compenetrando le caratteristiche di questi due orientamenti. Il soggetto dimostra dunque una spiccata propensione all’azione e all’esperienza, la capacità di assunzione dei rischi e di adattamento e quella di gestione in situazioni di incertezza e di cambiamento. I problemi sono risolti da tali individui in maniera intuitiva: se i fatti smentiscono la teoria sono pronti a sostituirla. Si trovano a proprio agio con gli altri, manifestando una buona capacità sociale di base, ma vengono considerati spesso impazienti e pressanti per via della loro persistente operosità e del loro continuo desiderio di migliorare le condizioni esistenti.
- Stile Divergente (Esperienza Concreta + Osservazione Riflessiva; EC+OR): lo studente caratterizzato da questo stile d’apprendimento manifesta un orientamento sia verso l’esperienza concreta che verso l’osservazione riflessiva. Si dimostra capace di considerare la situazione da differenti punti di vista e di organizzare i suoi diversi elementi in un insieme coerente. Questo stile viene definito divergente perché appartiene alle persone capaci di produrre idee e soluzioni alternative a quelle già sperimentate. Dal punto di vista delle relazioni sociali questi soggetti sono molto sensibili sotto il profilo emotivo.
- Stile Convergente (Concettualizzazione Astratta + Sperimentazione Attiva CA+SA): lo studente con prevalenza di questo stile di apprendimento è capace di risolvere problemi prendendo decisioni e applicando in maniera concreta le sue idee. Gli individui convergenti preferiscono il ragionamento deduttivo: a partire da principi e idee generali, arrivano agli aspetti particolari e specifici. Sono generalmente soggetti controllati nella manifestazioni delle emozioni e prediligono affrontare problemi tecnici piuttosto che questioni di natura sociale o interpersonale.
- Stile Assimilativo (Osservazione Riflessiva + Concettualizzazione Astratta; OR+CA): lo studente che si distingue per questo stile d’apprendimento dimostra grandi capacità di riunire in maniera sistematica e organica fatti di varia natura proponendone spiegazioni integrate e creando modelli teorici. Questi soggetti hanno spiccate doti razionali: si focalizzano su idee e concetti astratti piuttosto che sull’utilizzabilità pratica di essi e sui rapporti con gli altri.
Esempi nella pratica didattica
Facciamo ora qualche menzione del possibile utilizzo nella pratica didattica inclusiva quotidiana delle strategie basate sulla teoria kolbiana dell’apprendimento esperienziale::
- Laboratori esperienziali: il docente inclusivo crea situazioni didattiche cui studenti e studentesse partecipano attivamente. Ad esempio una lezione di scienze potrebbe diventare il luogo perfetto per organizzare un esperimento che consenta a tutti di “toccare con mano” la teoria. Vivere l’applicazione pratica di un concetto, esperirlo con i sensi, ne rende accessibile la comprensione anche a coloro i quali presentano difficoltà permanenti o transitorie di apprendimento.
- Progettazione interdisciplinare: gli studenti possono essere incaricati di risolvere un problema reale, come ad esempio creare una campagna di sensibilizzazione sul riciclo, la quale prevede un’articolazione in diverse fasi e il dispiegamento di svariate competenze complementari fra loro. Momenti preliminari di proposte, in cui prevale la creatività, riflessioni sulle scelte compiute, in cui prevale il pensiero critico, sviluppo di idee e messa in atto di strategie, in cui prevale la finalizzazione e la concretezza.
- Feedback continuo: come sappiamo la didattica inclusiva prevede la presenza costante di una restituzione allo studente e alla studentessa, che possa alimentarne la motivazione e accrescerne il senso di autoefficacia. Il ciclo di Kolb non si compie senza un sistema di feedback che consenta agli studenti di riflettere sulle loro esperienze: i docenti devono incentivare dopo ogni passaggio la riflessione su quanto accaduto, attraverso domande guida e spunti stimolanti, per proiettare la mente dei giovani verso il futuro e la dimensione del progetto di vita, particolarmente importante per i ragazzi con maggiori difficoltà.
- Role playing e simulazioni: altro esempio per applicare in classe il ciclo di Kolb è attraverso simulazioni e giochi di ruolo. Nel caso in cui in una classe sia presente uno studente NAI (neo arrivato in Italia), quindi con un bisogno educativo speciale transitorio e legato alla difficoltà con l’apprendimento dell’italiano come lingua seconda, si può strutturare un lavoro che lo supporti sul piano linguistico attraverso la simulazione di situazioni di vita quotidiana (fare la spesa). L’aspetto fondamentale è che al termine del role playing vi sia lo spazio per una riflessione su quanto agito nella contingenza, per poter diventare in grado di generalizzare la competenza esperita.
Conoscere gli strumenti del sostegno
La preparazione al concorso per il TFA sostegno consiste nella costruzione di conoscenze e di competenze in grado di riflettere su se stesse e di volgere la pratica didattica quotidiana nella direzione suggerita da queste riflessioni. Lo studio per superare le prove del concorso prevede di affrontare molteplici aspetti, tutti toccati dagli articoli di approfondimento a seconda delle esigenze rilevate nel tempo dagli utenti. Fra questi aspetti la consapevolezza delle dinamiche storiche e sociali alla base degli strumenti che il docente di sostegno usa quotidianamente per svolgere il proprio lavoro appare come prioritaria nel percorso di costruzione della sua professionalità.
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David Kolb e il ciclo dell’apprendimento esperienziale – Conclusione
Il docente o l’aspirante tale, che ad oggi studia e si impegna al fine di entrare a far parte della scuola inclusiva come insegnante per il sostegno didattico deve poter transitare con fluidità e flessibilità dalla teoria alla pratica, senza sentire l’obbligo di partire dalla prima o dalla seconda. Pratica e teoria didattica saranno vissute, proprio come il ciclo di Kolb le presenta, come un agire di tipo circolare, che riporta dall’una all’altra perseguendo sempre l’obiettivo della cura e dello sviluppo di competenze dei suoi studenti e delle sue studentesse.

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