Come diventare Terapista Occupazionale: guida pratica

Pubblicato il 05 Agosto 2020 16:59

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Come diventare Terapista Occupazionale: guida pratica

Il terapista occupazionale è l’operatore sanitario specializzato in interventi di prevenzione, cura e riabilitazione di soggetti affetti da malattie e disordini fisici e psichici che presentino disabilità sia temporanee sia permanenti, basando la sua pratica professionale sull’utilizzo di attività motorie, espressive, manuali, ludiche e cognitive. Tali attività comprendono quelle di base (vestirsi, lavarsi, curare il proprio aspetto, spostarsi nello spazio) e attività quotidiane più complesse (cucinare, usare il telefono o il computer, guidare).
L’intervento terapeutico si fonda, infatti, sull’attività propriamente detta che viene valutata, sperimentata e adattata in base alle esigenze personali e alle capacità della persona con qualsiasi disabilità e di qualsiasi età.
Mettendo a disposizione del paziente le sue competenze mediche, psicologiche, cognitive, sociali e tecniche, ed effettuata la valutazione funzionale e psicologica del soggetto, questo professionista guida, sostiene e consiglia nella scelta degli obiettivi e della forma di trattamento privilegiata e preferita, provvedendo a un programma riabilitativo volto all’individuazione e al superamento dei bisogni della persona e al suo avviamento verso l’autonomia personale nell’ambiente di vita quotidiana e nel tessuto sociale, verificando inoltre le rispondenze tra la metodologia riabilitativa attuata e gli obiettivi di recupero funzionale e psicosociale.
Ma prima ancora di definire il programma di trattamento o di intervento, il terapista occupazionale valuta la presenza di svariati elementi poiché deve orientare i suoi strumenti d’azione tanto sulla persona tanto sull’ambiente in cui questa vive e sulle attività che svolge, tentando di massimizzare la partecipazione alle attività che il paziente considera importanti per se stesso.

Diventare Terapista Occupazionale: il percorso formativo

Il corso di laurea triennale in Terapia Occupazionale, appartenente alla classe di laurea L/SNT2 delle Professioni sanitarie della riabilitazione e già abilitante alla professione, prevede diverse tipologie di attività didattica: lezioni frontali, esercitazioni di laboratorio, lezioni pratiche in aule attrezzate con presidi riabilitativi o dispositivi di assistenza e tirocini effettuati in strutture del Servizio Sanitario Nazionale o centri convenzionati. Le discipline di base permettono ai laureati della classe di poter comprendere i processi fisio-patologici sui quali si focalizza il loro intervento preventivo e terapeutico volto a promuovere salute e benessere nel soggetto disabile attraverso occupazioni, ovvero tutte quelle azioni che vengono abitualmente svolte nel quotidiano, dal lavoro ai momenti di svago, alla vita familiare e sociale.
Le competenze acquisite al termine del percorso formativo permettono il diretto inserimento nel mondo del lavoro, ma è possibile decidere di proseguire gli studi con la laurea magistrale di secondo livello in Scienze Riabilitative delle Professioni Sanitarie e ai master di primo livello. I laureati possono, inoltre, svolgere attività di studio, ricerca, didattica e tutorato, attività di consulenza e supporto in tutti gli ambiti in cui è richiesta la loro professionalità. L’accesso ai corsi è a numero programmato a livello nazionale.

Gli ambiti di competenza. Di cosa si occupa il Terapista Occupazionale?

Questo operatore sanitario, che lavora su prescrizione del medico, valuta le abilità funzionali del paziente disabile, in modo da proporre e realizzare un piano di trattamento e di intervento volto ad ottimizzare le capacità compensando le inabilità, riducendo al minimo le situazioni di handicap e adattando l’ambiente in cui il soggetto vive così da favorirne la massima autonomia.
Il terapista occupazionale:

  • valuta i deficit e i bisogni della persona attraverso bilanci e realizzazione di attività
  • rieduca il paziente avvalendosi di attività come il gioco, la fabbricazione di oggetti, la realizzazione di apparecchi che rendano più agevoli i movimenti
  • rieduca il paziente alla partecipazione alle occupazioni della vita quotidiana
  • consiglia e informa il soggetto e i suoi familiari sulle soluzioni pratiche da adottare (anche grazie all’ausilio dei dispositivi di assistenza, addestrandone all’uso)
  • il suo progetto di cura tiene conto del progetto di vita della persona, d’accordo con il progetto terapeutico dell’équipe multidisciplinare con cui è solito interagire e collaborare.

Il terapista occupazionale non analizza solo gli effetti fisici di un infortunio o di una malattia ma considera anche i fattori psicosociali e ambientali che influenzano la capacità di agire di un individuo, attraverso colloqui, valutazioni e azioni in situazioni concrete. Valuta i punti di forza e di debolezza del paziente, raccogliendo anche informazioni sul modo in cui questi è solito svolgere le proprie attività e sul contesto ambientale in cui si muove e vive.
È nell’ambito di una relazione terapeutica e grazie ad attività adattate e personalizzate che il terapista occupazionale interviene, guidando il paziente verso l’identificazione delle difficoltà, del possibile recupero delle capacità funzionali fisiche, del reinserimento nei ruoli sociali precedenti la malattia. Ed ecco che la terapia occupazionale assume la sua vera dimensione agendo sugli stretti legami tra persona, attività e contesto nel quale la relazione si realizza.
Tenersi in attività è insito all’essere umano e la terapia occupazionale si fonda proprio sul rapporto tra attività e salute. L’attività impegna e coinvolge le funzioni interne alla persona (fisiche, psichiche, sensoriali, sociali); grazie all’attività si acquisiscono nuove capacità, interessi e competenze. Obiettivo della terapia occupazionale è di conservare, recuperare e permettere lo svolgimento delle attività umane in modo sicuro, autonomo, efficiente intervenendo in aiuto di un individuo o di un gruppo di individui in contesto medico, professionale, educativo e sociale permettendo di organizzare e svolgere quelle attività ritenute fondamentali. Naturalmente, l’utilizzare o concepire l’attività come strumento di valutazione necessita di alcuni prerequisiti: per esempio, la conoscenza di tappe e procedure, degli oggetti e dei materiali utilizzati, dello spazio e del tempo necessari, dei gesti e delle azioni indispensabili relativamente alle capacità motorie e sensoriali, di capacità cognitive, di interazione e comunicazione, dei possibili rischi e dei possibili adattamenti.
La terapia occupazionale, attraverso l’azione sui processi motori, sensoriali e cognitivi, si propone proprio di aiutare i soggetti che hanno difficoltà a svolgere le pratiche quotidiane insegnando loro a raggiungere il maggior grado di indipendenza possibile. Il paziente può essere affetto da lesioni fisiche o patologie in genere, malattie dell’età evolutiva o legate all’invecchiamento, ma anche da problemi di natura affettiva o sociale, per cui attraverso trattamenti basati su attività finalizzate che richiedono il coinvolgimento fisico e mentale, se ne promuove il recupero così da garantire una migliore qualità della vita dal punto di vista fisico, psicologico e sociale grazie all’apprendimento di nuove abilità, all’acquisizione di una maggiore libertà e autonomia, a una ritrovata sicurezza in se stessi e alla conservazione dell’equilibrio sociale e psichico. Il terapista occupazionale, pertanto, cerca di rendere il disabile quanto più autosufficiente nelle sue attività e occupazioni, da quelle essenziali del vivere quotidiano a quelle relative all’inserimento nell’ambiente sociale (scolastico o lavorativo). L’occupazione è il fine ma anche il mezzo attraverso cui il terapista occupazionale aiuta il paziente a modificare le sue funzioni corporee, ovvero le sue capacità motorio-sensoriali, percettivo-cognitive, emotivo-relazionali nell’ambito della cura personale, nel contesto scolastico o lavorativo e nel tempo libero.
Il terapista occupazionale sprona il soggetto al mantenimento delle sue capacità residue rafforzando alcune abilità e, in tal senso, è importante sottolineare che il trattamento terapeutico si fonda sulle abilità del paziente e sui suoi interessi, presenti o passati, e che solo in specifici e sporadici casi, propone delle attività completamente nuove.
Le limitazioni cui la persona è soggetta vengono, dunque, ridotte attraverso attività funzionali volte a migliorare la forza muscolare e la resistenza, a controllare il dolore, a modificare l’atteggiamento psicologico negativo dovuto alla malattia (con o senza l’ausilio degli strumenti di supporto). Per garantire al paziente la massima funzionalità e l’abilità fisica e sociale il terapista occupazionale insegna il mantenimento della corretta postura (ad esempio per chinarsi), promuove la conoscenza delle potenzialità corporee, mostra come acquisire flessibilità e movimento allo scopo di ottimizzare le azioni quotidiane proponendo anche attività di gruppo e di svago favorenti la partecipazione sociale.
Il terapista occupazionale valuta le esigenze del soggetto osservandolo mentre svolge un’attività in un ambiente naturale individuando i potenziali pericoli che potrebbero interferire con la sua capacità muoversi e fornendo quindi consigli e raccomandazioni per rendere il luogo, ad esempio la casa, più sicuro. Inoltre, è in grado di consigliare l’uso di apparecchi o dispositivi di assistenza – ortesi, dispositivi di sostegno alla deambulazione (deambulatori, stampelle, bastoni), stecche, sedia a rotelle, scooter per disabili, protesi – che aiutino il soggetto nella conduzione di una vita quanto più indipendente.

Il profilo professionale del Terapista Occupazionale

Come riconosciuto nel D.M. del 17 gennaio 1997, n. 136:
Il terapista occupazionale è l’operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante, opera nell’ambito della prevenzione, cura e riabilitazione dei soggetti affetti da malattie e disordini fisici, psichici sia con disabilità temporanee che permanenti, utilizzando attività espressive, manuali-rappresentative, ludiche, della vita quotidiana. Il terapista occupazionale, in riferimento alla diagnosi ed alle prescrizioni del medico, nell’ambito delle proprie competenze ed in collaborazione con altre figure socio-sanitarie:

  • effettua una valutazione funzionale e psicologica del soggetto ed elabora, anche in équipe multidisciplinare la definizione del programma riabilitativo, volto all’individuazione ed al superamento dei bisogni del disabile ed al suo avviamento verso l’autonomia personale nell’ambiente di vita quotidiana e nel tessuto sociale;
  • tratta condizioni fisiche, psichiche e psichiatriche, temporanee o permanenti, rivolgendosi a pazienti di tutte le età; utilizza attività sia individuali che di gruppo, promuovendo il recupero e l’uso ottimale di funzioni finalizzate al reinserimento, all’adattamento e alla integrazione dell’individuo nel proprio ambiente personale, domestico e sociale;
  • individua ed esalta gli aspetti motivazionali e le potenzialità di adattamento dell’individuo, proprie della specificità terapeutica occupazionale;
  • partecipa alla scelta e all’ideazione di ortesi congiuntamente o in alternativa a specifici ausili;
  • propone, ove necessario, modifiche dell’ambiente di vita e promuove azioni educative verso il soggetto in trattamento, verso la famiglia e la collettività;
  • verifica le rispondenze tra la metodologia riabilitativa attuata e gli obiettivi di recupero funzionale e psicosociale”.

Dunque, proprio in considerazione del profilo professionale, si possono identificare alcune competenze chiave imprescindibili nella figura del Terapista Occupazionale, che possiamo distinguere in competenze tecniche e  competenze umane.
In base alle richieste e alle esigenze del paziente, come detto, il terapista occupazionale – le cui conoscenze si vogliono in continuo aggiornamento tramite la formazione continua – identifica il profilo occupazionale del paziente per elaborare un intervento centrato sulla persona e sulle sue attività tenendo conto del suo progetto di vita, del contesto in cui vive e delle sue necessità. Stabilisce, pertanto, una relazione terapeutica (basata sull’allenamento e addestramento, sulla collaborazione, sulla responsabilizzazione del disabile) nella quale il paziente è attore e favorendo la creazione di una rete umana intorno a questi. Per far ciò, utilizza le conoscenze e gli strumenti di valutazione basati sulla pratica e le tecniche e tecnologie più nuove ed efficaci.
Tra le competenze caratterizzanti la figura del terapista occupazionale, si individuano:

  • valutare la situazione personale del paziente e stabilire la diagnosi
  • fornire cure volte alla rieducazione, alla riabilitazione, al reinserimento e al riadattamento psicosociale. Il terapista occupazionale è in grado di adattare le attività in funzione delle capacità e delle reazioni della persona o del gruppo di persone, del contesto e delle esigenze, necessarie per lo svolgimento delle attività stesse
  • elaborare e realizzare i dispositivi di assistenza, a fini funzionali o tecnici
  • formare e informare sia il paziente sia i suoi familiari nel corso di tutto il processo terapeutico
  • progettare e condurre un progetto di intervento e pianificazione dell’ambiente nel quale il paziente vive e si muove, facilitando le routine quotidiane in uno spazio rispondente ai suoi bisogni e alle sue preferenze, migliorando l’interazione persona-attività-ambiente
  • saper comunicare con sintesi ed efficienza: il terapista occupazionale coinvolge il paziente nella sua strategia comunicativa tenendo conto dei valori e dei credo del paziente, così come del contesto culturale e specifico in cui insiste, così da stabilire una relazione basata sulla fiducia reciproca
  • dare e richiedere collaborazione: il paziente e sui familiari sono i collaboratori privilegiati del terapista occupazionale, perché solo la reciproca collaborazione permette di contribuire all’elaborazione e al coordinamento di una rete umana che tenga conto dei diversi ambiti occupazionali del paziente in una prospettiva globale e intersettoriale
  • flessibilità nel riconsiderare i programmi e trattamenti più pertinenti per rispondere alle mutate necessità e per essere sempre aggiornati dal punto di vista tecnico
  • determinazione e pazienza soprattutto nel caso in cui i progressi del paziente appaiono lenti e difficili, motivandolo alla fiducia e alla sicurezza in se stesso, aiutandolo ad affrontare il proprio stato di difficoltà.

Il potenziale terapeutico dell’attività si basa quindi sul legame terapeutico tra il terapista e il paziente, sull’importanza di questa attività per la persona e del progetto di vita definito insieme. Realizzando e mettendo in pratica quest’alleanza terapeutica, il terapista accompagna e sostiene il paziente così da stabilire insieme un progetto di cura tenendo conto dell’attrattiva dell’attività per il paziente in rapporto ai suoi interessi.
Le caratteristiche personali del paziente (malattia, capacità, motivazione, contesto sociale) vanno ad orientare la scelta e l’adattamento delle attività proposte. L’attività stessa presenta caratteristiche specifiche (fisiche, motorie, sensoriali, cognitive) che possono renderla pertinente o, al contrario, inadatta a una particolare situazione. Individuando i bisogni e gli interessi dell’individuo, il professionista attua le strategie volte a favorire l’impegno del paziente durante l’attività, massimizzandone l’autonomia.

Dove lavora un Terapista Occupazionale?

Il terapista occupazionale può svolgere la sua attività professionale all’interno di strutture assistenziali e sociosanitarie del Sistema Sanitario Nazionale e strutture sanitarie e riabilitative convenzionate e private, centri per la salute, domicilio, luoghi di lavoro, scuole e scuole speciali, case di riposo, istituzioni geriatriche, istituti psicopedagogici, programmi di assistenza familiare e tutte quelle organizzazioni in grado di permettere servizi di tipo riabilitativo effettuando, come detto, una valutazione funzionale e psicologica del soggetto ed elaborando la definizione del programma riabilitativo.
Questo operatore sanitario collabora con altri professionisti e operatori secondo un approccio multidisciplinare: medici, infermieri, fisioterapisti, protesisti e ortottisti, assistenti sociali, psicologi, logopedisti, neuropsicologi; la collaborazione con altri medici permette, infatti, un sostegno e un accompagnamento globale del paziente.

Concorsi pubblici per Terapisti Occupazionali: requisiti di ammissione

Come per tutte le altre professioni sanitarie, l’accesso nel Servizio Sanitario Nazionale, nelle Università e in altri Enti pubblici è sottoposto al superamento di un concorso pubblico. Per poter partecipare al concorso, è essenziale essere in possesso dei requisiti generali per l’accesso ai concorsi pubblici e dei seguenti requisiti specifici:

  • diploma di Laurea in Terapia Occupazionale di cui al D.M. 17/01/1997, n. 136 o altro titolo equipollente ai termini del decreto del Ministro della Sanità di concerto con il Ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica in data 27/07/2000
  • iscrizione al relativo Albo professionale
  • idoneità psicofisica all’impiego
  • conoscenza della lingua inglese o di altra lingua straniera comunitaria
  • conoscenza degli strumenti informatici, in particolare dei programmi Word ed Excel.

Tali requisiti devono essere posseduti alla data di scadenza del bando di concorso.

Concorsi per Terapisti Occupazionali: le prove d’esame

Il concorso consiste in una prova scritta, una prova pratica e una prova orale. Non è da escludersi una prova preselettiva, basata su quiz a risposta multipla, da effettuarsi in relazione al numero di domande pervenute. Importante specificare che non si tratta di una prova concorsuale, in quanto è finalizzata unicamente alla formazione di un elenco di idonei da ammettere alla prova scritta e non costituisce, pertanto, elemento aggiuntivo di valutazione di merito.
Più nello specifico:

  • Prova scritta: può prevedere due modalità. Una prima prova vertente in test bilanciati da risolvere in un tempo determinato o quesiti a risposta sintetica su argomenti scelti dalla commissione giudicatrice inerenti il profilo professionale della figura di terapista occupazionale; una seconda prova a contenuto teorico-pratico, consistente in un elaborato concernente argomenti scelti dalla commissione giudicatrice sempre inerenti il profilo professionale.
  • Prova pratica (per i candidati che hanno superato la prova scritta): prevede l’esecuzione di tecniche specifiche connesse alla qualificazione richiesta, ma può consistere anche nella soluzione di quesiti a risposta multipla/sintetica.
  • Prova orale (per i candidati che hanno superato la prova scritta e la prova pratica): verte, in genere, sull’approfondimento delle materie della prova scritta e pratica ma può prevedere anche nozioni concernenti l’organizzazione delle pubbliche amministrazioni e la disciplina del pubblico impiego con particolare riferimento al comparto degli enti locali, la disciplina della riservatezza e i reati contro la pubblica amministrazione. Nel corso della prova verrà accertato il livello di conoscenza della lingua inglese e la conoscenza dell’uso delle apparecchiature e applicazioni informatiche più diffuse.

Esempi di tracce ufficiali dei concorsi per Terapisti Occupazionali
Concludiamo fornendo qualche esempio di tracce ufficiali d’esame dei concorsi per terapisti occupazionali.
Esempi di quesiti per la prova scritta

  1. Action observation treatment: ruolo dell’osservazione dell’azione nel recupero funzionale del paziente neuroleso.
  2. Qual è il più comune disturbo cognitivo, oltre all’afasia, riscontrabile nel paziente con lesione cerebrale sinistra? Definiscilo. Come viene valutato dal terapista occupazionale? Come viene affrontato durante il trattamento di terapia occupazionale?

Esempi di quesiti per la prova pratica

  1. Descrivi il trattamento di terapia occupazionale in un bambino affetto da spina bifida, di 4 anni tutorizzato agli arti inferiori e avviato al training del passo, in autonomia con ausili.
  2. Quale proposta di trattamento può fare un terapista occupazionale per mantenere la mobilità, una corretta postura e la capacità di partecipare ad attività ludiche nell’evoluzione della malattia di un bimbo di 4 anni affetto da distrofia muscolare di Duchenne? Il bambino cammina sulle punte, non è in grado di correre, cade spesso e per alzarsi da terra usa le mani. Il bambino gioca prevalentemente seduto a gambe aperte con giochi a terra e presenta anche un ritardo nell’acquisizione del linguaggio.

Esempi di quesiti per la prova orale

  1. Si descrivano gli ausili per l’autonomia nella vita domestica del bambino con spina bifida.
  2. Si descrivano gli strumenti di valutazione specifici, nella pratica di terapia occupazionale, dell’arto superiore.

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Di più sull’autore

Chiara De Martino

I libri sono passione e lavoro per me ed è raro che le due cose possano coincidere nella vita! Io son stata fortunata… ho trasformato quello che era un sogno in realtà. Mi occupo di traduzioni ed editing di testi di vario genere e da anni collaboro con la Casa Editrice Edises. Le mie fedeli compagne di “viaggio”? Una penna blu e una penna rossa…

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