Come diventare Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva: guida pratica

Pubblicato il 18 Settembre 2020 10:20

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Come diventare Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva: guida pratica

Il Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva è il professionista sanitario che si occupa di gestire e attuare, autonomamente, programmi di valutazione e intervento in pazienti compresi nella fascia d’età 0-18 anni avvalendosi dell’utilizzo di specifiche tecniche riabilitative in base all’età e ai singoli stadi di sviluppo del bambino.

In collaborazione con l’équipe multiprofessionale (formata, tra gli altri, dal neuropsichiatra infantile, il logopedista, psicologi dell’età evolutiva, l’assistente sociale, il fisioterapista, insegnanti ed educatori), propone interventi di prevenzione, terapia e riabilitazione delle malattie neuropsichiatriche infantili, delle disabilità dello sviluppo a seguito delle quali il paziente presenta difficoltà nell’attuazione delle abilità necessarie alle attività e alla partecipazione, ovvero alla realizzazione della crescita personale.

Pertanto, in sinergia con l’équipe – con la quale è in grado di gestire le dinamiche relazionali per la negoziazione degli obiettivi, riconoscendone la necessità di supporto – il terapista valuta ed elabora il progetto riabilitativo attuando un preciso piano di intervento e adottando tecniche e strategie fondamentali al raggiungimento delle condizioni in cui funzioni e abilità cognitive e motorie possano emergere ed evolvere nonostante le difficoltà di base.

Offrire le cure più adatte a ogni bambino costituisce uno dei pilastri di questa professione; si tratta anzitutto di individuare il tipo di relazione e i meccanismi di difesa messi in atto dai piccoli pazienti, ma anche di far emergere le loro risorse e potenzialità.

Partendo dall’osservazione, elaborare quindi il percorso più confacente a una determinata situazione, identificando la problematica da cui il paziente è affetto. Può trattarsi, per esempio, di bambini affetti da patologie determinanti una disarmonia evolutiva con o senza disturbi psicomotori.

Il terapista della Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva si occupa, pertanto, di aiutare il bambino a sviluppare la consapevolezza di sé e del proprio corpo, che sola gli permette di esprimere correttamente il proprio mondo interiore e le proprie emozioni e, laddove siano presenti disturbi neuro-cognitivi e motori, intervenire per individuare il percorso riabilitativo più adatto.

Diventare Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva: il percorso formativo

Il corso di laurea in Terapia della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, appartenente alla classe delle lauree in Professioni Sanitarie della Riabilitazione prepara, come detto, operatori specializzati in interventi di prevenzione, terapia e riabilitazione dei bambini da zero a 18 anni, affetti da malattie neuropsichiatriche infantili.

Sebbene il corso sia già abilitante alla professione, si può tuttavia scegliere di proseguire gli studi universitari optando per il corso di laurea magistrale in Scienze Riabilitative delle Professioni Sanitarie oppure seguire master di primo e secondo livello, oltre a corsi di perfezionamento.
L’accesso al corso di laurea è programmato a livello nazionale ai sensi della legge 264/1999.

Agli insegnamenti di base nell’ambito della fisica, statistica, informatica, sociologia, pedagogia generale e sociale, psicologia generale e della scienze biologiche (biochimica, anatomia umana ed istologia, biologia, genetica, fisiologia, patologia generale e clinica) si affiancano le discipline caratterizzanti la professione: tecniche neuropsichiatriche e riabilitative, neuropsichiatria infantile, pediatria generale e specialistica, medicina fisica e riabilitativa.

A completamento del percorso, la padronanza di discipline affini o integrative nell’ambito delle scienze umane e psicopedagogiche, delle scienze del management sanitario, delle scienze inter-disciplinari e di primo soccorso contribuiscono a formare un profilo professionale altamente specializzato.

Tali materie costituiscono il bagaglio di conoscenze del laureato e gli permettono di comprendere, affrontare e gestire gli eventi patologici che richiedono il suo specifico intervento riabilitativo e terapeutico grazie alla partecipazione a lezioni frontali, esercitazioni di laboratorio e lezioni pratiche in aule attrezzate con presidi riabilitativi.

Accanto allo studio teorico delle scienze neuropsicomotorie e neuropsichiatriche, si affianca infatti quello pratico attuato attraverso il tirocinio professionalizzante nei settori specifici del corso di laurea: quindi, la valutazione del collegamento tra funzioni affettive, funzioni cognitive e funzioni motorie per ogni singolo disturbo neurologico, neuropsicologico e psicopatologico dell’età evolutiva, l’elaborazione e la gestione di interventi terapeutici personalizzati nei pazienti con quadri clinici multiformi.

La presenza di disordini concomitanti è, difatti, abbastanza comune: per esempio un bambino che presenta disturbo da deficit di attenzione/iperattività può avere anche problemi nell’elaborazione del linguaggio e della comunicazione, disturbi delle abilità motorie, del comportamento, della memoria, dell’apprendimento.

La diagnosi e il trattamento di tali disordini non è sempre facile, ragion per cui il programma spesso prevede una combinazione di terapia professionale e programmi riabilitativi da effettuarsi a casa e a scuola.

Per questo motivo, il laureato dovrà anche essere in grado di cooperare con gli operatori scolastici per l’attuazione della prevenzione, della diagnosi funzionale e del profilo dinamico-funzionale del piano educativo individualizzato.

Gli ambiti di competenza. Di cosa si occupa il Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva?

Questa figura che, come detto, attua il suo intervento terapeutico in presenza di disturbi dello sviluppo nell’età evolutiva, svolge la sua attività volta alla promozione dello sviluppo armonico ed equilibrato del bambino nella sua globalità.

Poiché la terapia si rende necessaria in presenza di disturbi relativi a specifici settori dello sviluppo – sviluppo motorio, linguistico, interattivo – strettamente legati alle funzioni basilari dell’attenzione, della memoria, della percezione, della motivazione e della regolazione affettiva, il percorso abilitativo/riabilitativo neuro-psicomotorio è quindi indicato in caso di:

  • disturbi neurologici, disturbi sensoriali e disturbi neuromotori (per esempio, paralisi cerebrali infantili, distrofie, paralisi ostetriche)
  • disturbi della coordinazione motoria (disprassia evolutiva, impaccio, mal destrezza) dello schema corporeo e dell’organizzazione spazio-temporale
  • disturbi dello spettro autistico
  • ritardi psicomotori e cognitivi
  • disturbi dell’attenzione e iperattività
  • disturbi del linguaggio e da comunicazione
  • disturbi dell’apprendimento (dislessia, disortografia, discalculia, disgrafia)
  • disturbi della regolazione emotivo-comportamentale
  • sindromi genetiche
  • ritardo mentale
  • altri disturbi del neurosviluppo (tra gli altri, disabilità intellettiva, aggressività, inibizione, mutismo selettivo).

Il terapista interviene nel recupero di funzioni ridotte o compromesse attraverso interventi terapeutici-riabilitativi: dal punto di vista terapeutico, si occupa della riabilitazione in presenza di disturbi neuro-cognitivi, disturbi di percezione, motori, di simbolizzazione e interazione.

Il percorso riabilitativo mira all’acquisizione dell’armonia dei movimenti ma anche, poiché il bambino è considerato persona nella sua globalità, al miglioramento delle capacità relazionali-affettive e, nei bambini affetti da disturbi psichiatrici, si propone di aiutarlo a ritrovare la percezione e l’unitarietà del proprio corpo.

In tal senso il terapista, intervenendo sull’emergenza di abilità e potenzialità, favorisce il disvelarsi di funzioni quali l’apprendimento e l’applicazione delle conoscenze, comunicazione e richieste generali, mobilità, interazioni interpersonali, così che il soggetto prenda parte attivamente alle attività con partecipazione, in base all’età e al livello di sviluppo.

Svolgendo attività di prevenzione il terapista, da un lato, cerca di prevenire l’emergere di percorsi di sviluppi atipici nelle situazioni a rischio e, dall’altro, di evitare situazioni di esclusione del soggetto con disabilità.

Il lavoro di prevenzione si concretizza nella comunicazione costante con le famiglie, gli operatori e i professionisti sulle difficoltà e i disturbi che possono palesarsi in età evolutiva e nel progettare interventi volti a promuovere il benessere psicomotorio dei bambini nell’ambiente scolastico. La comunicazione con la famiglia e il supporto di questa è fondamentale per il progresso del bambino durante la terapia.

Poiché ogni bambino è unico – apprende, cresce e si sviluppa a modo suo e secondo i suoi tempi – l’obiettivo primario nel trattamento dei bambini con disabilità neuro-motorie è di aiutarli a sviluppare il loro massimo potenziale.

Naturalmente, non tutti i piccoli pazienti risponderanno allo stesso modo ad un programma terapeutico, per questo solo una terapia personalizzata può garantire che ognuno riceva le cure di cui necessita, il piano terapeutico più adatto al suo caso.

È fondamentale diagnosticare il tipo di deficit e se ad esso si associa un altro disordine. In che modo il disordine interferisce con la propria capacità di apprendimento e con le attività quotidiane è un altro fattore chiave per l’attuazione del programma terapeutico.

Nella pratica col bambino, la comunicazione tonico-corporale fa da sfondo alla pratica psicomotoria ma è uno strumento particolarmente utile quando si tratta di far emergere o di ristabilire le capacità comunicative del bambino.

Questo è soprattutto il caso quando il linguaggio verbale è alterato o inadeguato, ovvero in caso di: ritardo psicomotorio (nei bambini da 0 a 3 anni), deficit cognitivi severi, disturbi severi del linguaggio, mutismo selettivo, disturbi relazionali, disturbi della regolazione.

Alla sua nascita in quanto disciplina, tra fine 800-inizio 900, l’educazione psicomotoria si proponeva come terapia per il trattamento di disturbi mentali attraverso l’utilizzo del corpo secondo una metodologia che univa il movimento al pensiero così da favorire il percorso di crescita dal punto di vista fisico, psicologico, emotivo.

Secondo la tesi che i disturbi psicomotori non sono legati solo a un danno cerebrale ma anche all’affettività dell’individuo e al suo corpo, la disciplina prende in considerazione la persona quale unione di psiche e corpo.

Le aree considerate sono quella motoria-funzionale, relazionale, cognitiva, emozionale, comunicativa-linguistica, comportamentale, ecc.: queste componenti non possono essere isolate proprio perché, durante l’età evolutiva, sono strettamente legate tra loro e si influenzano l’un l’altra.

La conoscenza del proprio corpo, l’orientamento nello spazio e nel tempo costituiscono, infatti, le capacità di base su cui si innestano gli altri tipi di apprendimento e lì dove manca coerenza tra pensiero e movimento, il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva utilizza come mezzo privilegiato il gioco.

Il gioco fa da mediatore nella relazione terapeutica e socio-educativa perché permette al bambino di esprimere il suo mondo interiore e le sue potenzialità.

Il terapista osserva e valuta le abilità di base del bambino, quelle emergenti e quelle carenti così da focalizzarsi non tanto o non solo sulla difficoltà o sul disturbo, quanto piuttosto sull’integrazione delle competenze e delle abilità, sviluppate o meno sviluppate.

Le attività di gioco proposte, soprattutto nella fascia d’età 0-6 anni, sono elaborate tenendo anzitutto in considerazione gli interessi e le competenze di base già in possesso del piccolo. I tipi di gioco possono essere di tipo corporeo, motorio-funzionale, sensoriale, simbolico, prevedere materiale strutturato (per esempio, costruzioni, bambole, ecc.) o non strutturato (plastilina, cerchi, coni, ecc.).

Il gioco è sicuramente uno dei mezzi più efficaci e più utilizzati per aiutare i bambini in difficoltà, rappresentando una modalità privilegiata di scambio di esperienze, di emozioni ed è proprio il terapista, grazie alle sue risorse e alle sue abilità tecniche ed espressive, che favorisce il processo di sviluppo, cioè il percorso che conduce dall’azione condivisa al pensiero da condividere.

Attraverso il gioco, il bambino ci lascia entrare nel suo mondo interiore, proietta negli oggetti che utilizza durante l’attività ludica i personaggi del suo mondo e mette in scena i suoi meccanismi di difesa.

Il terapista prende in considerazione la persona nella sua globalità nella sua organizzazione neuro e psicomotoria attraverso:

  • l’attività neuromotoria, ovvero le percezioni sensoriali e le abilità motorie (tono, equilibrio, coordinazione e dissociazione)
  • l’attività tonico-emozionale e affettiva, che partecipa alla strutturazione dello schema corporale, dello spazio-tempo, dell’integrazione della lateralità
  • la dimensione cognitiva: cioè il modo in cui le percezioni si organizzano al fine di comprendere i rapporti con lo spazio e il tempo, a rappresentarli e a simbolizzare le esperienze corporali
  • la dimensione dell’identità che si instaura e si costruisce nell’interazione del soggetto con l’ambiente familiare e sociale.

Si tratta di una modalità terapeutica che mira a stimolare i processi normali di sviluppo così da facilitare l’integrazione armoniosa delle funzioni psicomotorie, soprattutto quelle strumentali, cognitive, simboliche.

Naturalmente, accanto alle competenze professionali propriamente dette, il terapista deve possedere competenze trasversali concernenti soprattutto l’ambito comunicativo e relazionale.

La relazione, infatti, si pone al primo posto poiché non si può non comunicare con il bambino che si ha davanti. Il terapista deve saper comunicare e relazionarsi col bambino attraverso modalità verbali e non verbali (postura, mimica, tono, voce, sguardo) e con la sua cerchia familiare, mediatore fondamentale del progetto riabilitativo/terapeutico.

Il profilo professionale del Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva

Come riconosciuto nel D.M. del 17 gennaio 1997, n. 56:

Il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva è l’operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante, svolge, in collaborazione con l’équipe multiprofessionale di neuropsichiatria infantile e in collaborazione con le altre discipline dell’area pediatrica, gli interventi di prevenzione, terapia e riabilitazione delle malattie neuropsichiatriche infantili, nelle aree della neuro-psicomotricità, della neuropsicologia e della psicopatologia dello sviluppo.
Il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, in riferimento alle diagnosi e alle prescrizioni mediche, nell’ambito delle specifiche competenze:

  • adatta gli interventi terapeutici alle peculiari caratteristiche dei pazienti in età evolutiva con quadri clinici multiformi che si modificano nel tempo in relazione alle funzioni emergenti;
  • individua ed elabora, nell’équipe multiprofessionale, il programma di prevenzione, di terapia e riabilitazione volto al superamento del bisogno di salute del bambino con disabilità dello sviluppo;
  • attua interventi terapeutici e riabilitativi nei disturbi percettivo-motori, neurocognitivi e nei disturbi di simbolizzazione e di interazione del bambino fin dalla nascita;
  • attua procedure rivolte all’inserimento dei soggetti portatori di disabilità e di handicap neuro-psicomotorio e cognitivo; collabora all’interno dell’équipe multiprofessionale con gli operatori scolastici per l’attuazione della prevenzione, della diagnosi funzionale e del profilo dinamico-funzionale del piano educativo individualizzato;
  • svolge attività terapeutica per le disabilità neuro-psicomotorie, psicomotorie e neuropsicologiche in età evolutiva utilizzando tecniche specifiche per fascia d’età e per singoli stadi di sviluppo;
  • attua procedure di valutazione dell’interrelazione tra funzioni affettive, funzioni cognitive e funzioni motorie per ogni singolo disturbo neurologico, neuropsicologico e psicopatologico dell’età evolutiva;
  • identifica il bisogno e realizza il bilancio diagnostico e terapeutico tra rappresentazione somatica e vissuto corporeo e tra potenzialità funzionali generali e relazione oggettuale;
  • elabora e realizza il programma terapeutico che utilizza schemi e progetti neuromotori come atti mentali e come strumenti cognitivi e meta-cognitivi; utilizza altresì la dinamica corporea come integrazione delle funzioni mentali e delle relazioni interpersonali;
  • verifica l’adozione di protesi e di ausili rispetto ai compensi neuropsicologici e al rischio psicopatologico;
  • partecipa alla riabilitazione funzionale in tutte le patologie acute e croniche dell’infanzia;
  • documenta le rispondenze della metodologia riabilitativa attuata secondo gli obiettivi di recupero funzionale e le caratteristiche proprie delle patologie che si modificano in rapporto allo sviluppo”.

Dove lavora un Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva?

Il Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva può svolgere la sua attività professionale all’interno di strutture e servizi sanitari pubblici o privati, in regime di dipendenza o libero-professionale:

  • servizi di neuropsichiatria infantile universitari e ospedalieri
  • servizi materno-infantili e/o riabilitativi territoriali
  • centri di riabilitazione convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale
  • centri di riabilitazione privati

Inoltre, questo professionista svolge attività di studio, didattica e di ricerca specifica e di consulenza professionale in tutti quei luoghi e quei contesti in cui è richiesta la sua competenza professionale.

Concorsi pubblici per Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva: requisiti di ammissione

Come per tutte le altre professioni sanitarie, l’accesso nel Servizio Sanitario Nazionale, nelle Università e in altri Enti pubblici è sottoposto al superamento di un concorso pubblico. Per poter partecipare al concorso, è essenziale essere in possesso dei requisiti generali per l’accesso ai concorsi pubblici e dei seguenti requisiti specifici:

  • Laurea di primo livello in Terapia della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva (classe 2-classe delle lauree nelle Professioni Sanitarie della Riabilitazione) ai sensi D.I. 2 aprile 2001 o Diploma Universitario di cui al D.M. n. 56/1997 ovvero titoli equipollenti, ai sensi D.M. 27 luglio 2000
  • iscrizione all’Ordine professionale di appartenenza (l’iscrizione al corrispondente albo professionale di uno dei Paesi dell’Unione Europea consente la partecipazione al concorso, fermo restando l’obbligo dell’iscrizione all’albo in Italia prima dell’assunzione in servizio)
  • conoscenza della lingua inglese o della lingua francese
  • conoscenza dei principali strumenti informatici

Tali requisiti devono essere posseduti alla data di scadenza del bando di concorso.

Concorsi per Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva: le prove d’esame

Il concorso consiste in una prova scritta, una prova pratica e una prova orale. Non è da escludersi una prova preselettiva, basata su quiz a risposta multipla, da effettuarsi in relazione al numero di domande pervenute.

Importante specificare che non si tratta di una prova concorsuale, in quanto è finalizzata unicamente alla formazione di un elenco di idonei da ammettere alla prova scritta e non costituisce, pertanto, elemento aggiuntivo di valutazione di merito.

Più nello specifico:

  • Prova scritta: prevede la soluzione di quesiti a risposta sintetica vertenti sulla professione specifica del terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva in materia di diagnosi, prevenzione, cura e riabilitazione dei disturbi del neurosviluppo. Nello specifico potrà riguardare: disabilità intellettive, disturbi della comunicazione, disturbi dello spettro dell’autismo, disturbi da deficit di attenzione/iperattività, disturbo specifico dell’apprendimento, disturbi del movimento.
  • Prova pratica (per i candidati che hanno superato la prova scritta): consiste nell’esecuzione di tecniche specifiche relative al profilo o nella predisposizione di atti connessi alla qualificazione professionale richiesta, ma può consistere anche nella soluzione di quesiti a risposta sintetica attinenti ad aspetti tecnico/pratici relativi al profilo. Nello specifico: elaborazione di atti connessi alla stesura di piani di lavoro, relazioni, diagnosi e verifica del progetto riabilitativo relativi alla qualifica professionale; valutazione di competenze su tecniche specifiche di diagnosi, prevenzione, cura e riabilitazione del bambino con disturbi del neurosviluppo. La prova mira, inoltre, a individuare la capacità di integrare le specifiche competenze del profilo professionale all’interno dell’équipe multidisciplinare.
  • Prova orale (per i candidati che hanno superato la prova scritta e la prova pratica): verte, in genere, sull’approfondimento delle materie della prova scritta e pratica. Nel corso della prova viene peraltro accertato il livello di conoscenza della lingua inglese o francese oltre alla conoscenza dell’uso delle apparecchiature e applicazioni informatiche più diffuse.

Esempi di tracce ufficiali dei concorsi per Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva

Concludiamo fornendo qualche esempio di tracce ufficiali d’esame dei concorsi per Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva.

Esempi di quesiti per la prova scritta

  1. Quali sono i vantaggi di un intervento di gruppo terapeutico con bambini che presentano disturbi dello sviluppo?
  2. Nel corso dello sviluppo quali sono i fattori che influenzano le funzioni esecutive e quali strategie si possono adottare per sostenerne efficacemente lo sviluppo dei disturbi di regolazione?

Esempi di quesiti per la prova pratica

  1. Luigino è un gemello nato pretermine alla 28a settimana di età gestionale. Ha presentato sofferenza fetale acuta alla nascita. In cura presso i servizi della Pediatria dell’Ospedale, arriva ai servizi territoriali segnalato dal NPI all’età di 7 mesi. Non mantiene la posizione seduta e non dissocia gli arti inferiori in nessun movimento. Tenuto conto delle informazioni disponibili il candidato formuli:
    – valutazione
    – modalità di presa in carico
    – trattamento
  2. Bimbo di 3 anni che non socializza con i coetanei, non parla e non si gira quando chiamato. Quali ipotesi diagnostiche e quale intervento consigliare?

Esempi di quesiti per la prova orale

  1. Il candidato illustri le strategie e i mezzi di intervento nel contesto della terapia neuro-psicomotoria.
  2. Il candidato illustri le caratteristiche dell’osservazione e della presa in carico psicomotoria dei bimbi inibiti.

Esempi di tracce ufficiali dei concorsi per tecnico della riabilitazione psichiatrica

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Di più sull’autore

Chiara De Martino

I libri sono passione e lavoro per me ed è raro che le due cose possano coincidere nella vita! Io son stata fortunata… ho trasformato quello che era un sogno in realtà. Mi occupo di traduzioni ed editing di testi di vario genere e da anni collaboro con la Casa Editrice Edises. Le mie fedeli compagne di “viaggio”? Una penna blu e una penna rossa…

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