Come diventare insegnante, guida pratica con le ultime novità

Pubblicato il 22 Settembre 2020 15:26

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Come diventare insegnante, guida pratica con le ultime novità

Vuoi intraprendere la carriera scolastica e sapere come diventare insegnante? In Italia non è semplicissimo; quasi ogni anno gli aspiranti insegnanti devono confrontarsi con nuove norme e nuovi decreti che nella maggior parte dei casi stravolgono le regole valide fino a poco tempo prima.
Spesso poi le normative vengono diffuse con ritardo e le indiscrezioni che trapelano hanno come unico effetto quello di provocare panico e scompiglio tra chi sogna un giorno di diventare insegnante e sedere dall’altra parte della cattedra.
In questa guida pratica ti spieghiamo passo dopo passo l’iter per diventare insegnante a partite dall’abilitazione.

Abilitazione all’insegnamento: come si consegue

Il primo passo da compiere per poter accedere alla professione di docente è acquisire una abilitazione all’insegnamento. Il possesso di un titolo che abbia valore abilitante per una specifica classe di di concorso, infatti, rappresenta il requisito fondamentale per diventare insegnante.

Scuola dell’infanzia e scuola primaria

Per la scuola dell’infanzia e la scuola primaria l’abilitazione si ottiene già attraverso il percorso accademico: la laurea magistrale a ciclo unico in scienze della formazione primaria (SFP) è infatti già di per sé abilitante.
Per la scuola dell’infanzia vale anche il diploma magistrale conseguito entro l’a.s. 2001/02 al termine dei corsi triennali iniziati entro l’anno scolastico 1997-1998.
Il corso di laurea in Scienze della formazione primaria è a numero programmato; l’ammissione si svolge ogni anno orientativamente nel mese di settembre e prevede un test di accesso su un programma definito con apposito decreto ministeriale.

Scuola secondaria: dal TFA al FIT al concorso abilitante

Per la scuola secondaria di primo e secondo grado, invece, a partire dal 2010 l’unico modo per conseguire l’abilitazione era il TFA, Tirocinio Formativo Attivo, un percorso annuale con accesso a numero programmato, istituito presso le Università al quale si poteva accedere solo dopo il conseguimento della laurea magistrale. Al termine del tirocinio formativo attivo si otteneva l’abilitazione ad insegnare per una specifica classe di insegnamento, detta “classe di concorso”.
Gli ultimi ad abilitarsi in questo modo sono stati i “tieffini” del terzo corso (i partecipanti al terzo corso, attivato nel 2016). Il Decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59 (che dà attuazione alla legge 107 del 2015, “La buona scuola”) aveva infatti previsto un percorso triennale (cosiddetto percorso FIT – Formazione Iniziale e Tirocinio) per gli aspiranti docenti.
La Legge di bilancio 2019 ha però di nuovo cambiato le regole e, dal primo gennaio 2019, ha soppresso il cosiddetto percorso triennale FIT e lo ha sostituito con un concorso abilitante che farà accedere a un percorso annuale di formazione iniziale e prova.
Vediamo allora come si ottiene oggi l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole.
Per la scuola secondaria di primo e secondo grado, il decreto legislativo n. 59 del 2017 (dopo le modifiche della Legge n. 145 del 2018) prevede che si possa diventare insegnanti dopo aver superato un concorso pubblico (il concorso a cattedre). Questo concorso è bandito ogni due anni solo nelle regioni e per le classi di concorso con posti vuoti.
Possono partecipare a questo concorso solo quanti sono già in possesso dell’abilitazione all’insegnamento.
Coloro che non sono abilitati, però, possono partecipare purché in possesso di entrambi i seguenti requisiti:
a) laurea magistrale o a ciclo unico coerente con le classi di concorso per cui si concorre. Per verificare a quali classi di concorso dà accesso il proprio titolo di studio sono disponibili appositi motori di ricerca: del MIUR per i titoli di studio vecchio ordinamento o di altre organizzazioni (qui quello della FLC-CGIL);
b) aver conseguito 24 CFU (Crediti Formativi Universitari) nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche.
Il superamento di tutte le prove concorsuali, attraverso il conseguimento dei punteggi minimi previsti, costituirà abilitazione all’insegnamento per le medesime classi di concorso. Ciò significa che l’abilitazione nella classe di concorso è conseguita già all’atto del superamento di tutte le prove concorsuali e non al termine del percorso di specializzazione, come era previsto dalla precedente normativa.

Prendere l’abilitazione all’insegnamento all’estero

Considerate le numerose difficoltà per conseguire l’abilitazione all’insegnamento in Italia, negli ultimi anni si è assistito al nascere di numerose agenzie che propongono master a pagamento (i cui costi sono davvero notevoli, tra i 7.000 e i 10.000 euro) e che si ritiene permetterebbero ai laureati italiani di conseguire l’abilitazione alla professione di docente. Insomma, basterebbe iscriversi a un corso intensivo universitario presso un ateneo di una qualsiasi città romena così da ottenere, nell’arco di pochi mesi, l’abilitazione all’insegnamento. È bene sottolineare che si tratta di una scorciatoia il cui successo non è affatto assicurato. Non esiste, infatti, un “riconoscimento automatico” dei titoli ottenuti all’estero (la Direttiva 2013/55/CE, recepita in Italia dal decreto legislativo numero 15 del 2016, prevede infatti la valutazione della formazione attraverso l’analisi comparata dei percorsi formativi previsti nei due Stati membri coinvolti) ed il MIUR è quanto meno “riluttante” a riconoscere tali titoli.
Per saperne di più leggi l’articolo Abilitazioni all’insegnamento all’estero facili e immediate?

La riforma delle classi di concorso

Ma cosa sono le classi di concorso nella scuola? Con questa espressione vengono indicati i “requisiti accademici utili per poter accedere all’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria, sia di primo che di secondo grado”.
Tra le deleghe al Governo previste dalla Legge 107/2015, la Buona Scuola, oltre alla riforma del percorso di formazione e reclutamento, vi era anche la riforma delle classi di concorso, un riordino atteso da molti anni che è stata portato a termine con il Decreto del Presidente della Repubblica del 14 Febbraio 2016, n. 19 e successivamente integrato con il Decreto Ministeriale 9 maggio 2017 n. 259). La riforma ha previsto tre grandi cambiamenti rispetto al passato.

  1. Innanzi tutto, l’aggiornamento delle classi di concorso tiene conto delle modifiche ordinamentali relative sia agli insegnamenti della scuola secondaria, sia alle lauree che costituiscono titolo di accesso ai percorsi abilitanti per l’insegnamento.
  2. In secondo luogo, l’accorpamento di alcune classi di concorso assimilabili per rendere più efficiente l’occupazione dei docenti (il numero delle classi è passato infatti da 168 a 114).
  3. Infine, l’aggiunta di 11 nuove classi di concorso e nello specifico:
  • A-53 – Storia della musica
  • A-55 – Strumento musicale negli istituti di istruzione secondaria di II grado
  • A-57 – Tecnica della danza classica
  • A-58 – Tecnica della danza contemporanea
  • A-59 – Tecniche di accompagnamento alla danza
  • A-63 – Tecnologie musicali
  • A-64 – Teoria, analisi e composizione
  • A-23 – Lingua italiana per discenti di lingua straniera (alloglotti)
  • A-35 – Scienze e tecnologie della calzatura e della moda
  • A-36 – Scienze e tecnologia della logistica
  • A-65 – Teoria e tecnica della comunicazione

Le nuove classi di concorso, che interessano principalmente le discipline musicali, gli indirizzi di calzature, di moda, di grafica e di comunicazione, sono indispensabili per conformare i percorsi di abilitazione alle recenti modifiche ordinamentali, in particolare la nascita dei licei musicali e coreutici.
Una grande novità che segna il passo con i tempi è l’introduzione della classe A-65 “Teoria e tecnica della comunicazione” che mette l’accento sull’importanza del settore della comunicazione, in particolare quella digitale, nel mercato del lavoro in termini di prospettive occupazionali.
Un discorso a parte va fatto per la nuova classe A-23 “Lingua italiana per discenti di lingua straniera”, la cui introduzione è determinata da ragioni sociali, in particolare dalla presenza sempre più rilevante di alunni stranieri nelle classi.
Consulta la tabella di sintesi sulla corrispondenza tra vecchie e nuove classi di concorso
Il regolamento sulle classi di concorso è costituito da 6 articoli e tre tabelle:

  • L’articolo 1 individua l’oggetto del regolamento, indicando la fonte normativa primaria di attribuzione di tale potere regolamentare (si tratta dell’articolo 64, comma 4, lettera a) del decreto legge n. 112 del 2008).
  • L’articolo 2 rimanda alle Tabelle allegate (Tabella A, Tabella B e Tabella A/1) nelle quali sono individuate le nuove classi di concorso e i relativi insegnamenti.
  • L’articolo 3 definisce, per ciascuna classe di concorso, i titoli di accesso ai percorsi abilitanti e le corrispondenze rispetto alle vigenti classi
  • L’articolo 4 prevede la possibilità di predisporre prove comuni tra diverse, ma assimilabili classi di concorso.
  • Gli articoli 5 e 6 contengono le norme transitorie e finali.

Le tabelle allegate allo schema costituiscono parte integrante del provvedimento. In particolare:
La Tabella A definisce le classi di concorso e di abilitazione per le scuole secondarie di primo e di secondo grado (complessivamente 81 classi):

  • la prima colonna contiene il codice identificativo della nuova classe di concorso, nonché la confluenza con la o le precedenti classi di concorso, oppure la dicitura “NUOVA”, se non vi è confluenza;
  • la seconda colonna contiene la denominazione della nuova classe di concorso, seguita dalla denominazione della precedente classe di concorso in essa confluita;
  • la terza, quarta e quinta colonna contengono i requisiti (titoli) di accesso ai percorsi abilitanti suddivisi per ordinamento (rispettivamente: DM 39/1998 – vecchio ordinamento; DM 22/2005 – lauree specialistiche e integrazione vecchio ordinamento; lauree magistrali DM 270/2004 e diplomi accademici di II livello)
  • la sesta colonna elenca ove specificati, per ciascun titolo di accesso, i crediti formativi universitari che occorre eventualmente possedere in aggiunta al titolo
  • la settima colonna individua gli indirizzi di studi assegnati a ciascuna classe di concorso, nonché, ove del caso, una specifica nota che individua la nuova classe di abilitazione che appartenga al medesimo ambito disciplinare ed eventualmente con apposito asterisco, l’insegnamento assegnato in via transitoria ad esaurimento

La Tabella A/1 elenca, limitatamente alle lauree di vecchio ordinamento, l’omogeneità degli esami previsti nei piani di studio.
La Tabella B definisce le classi di concorso a posti di insegnante tecnico-pratico (ridotte da 52 a 33):

  • la prima colonna elenca il codice della nuova classe di concorso, nonché la confluenza con la o le precedenti classi concorso, oppure la dicitura “NUOVA” se non vi è confluenza
  • la seconda colonna contiene la denominazione della classe di concorso, nonché quella della o delle precedenti classi di concorso, nonché, eventualmente, la dizione “Classe di concorso ad esaurimento”
  • la terza e quarta colonna indicano la corrispondenza con i titoli di accesso previsti dai previgenti ordinamenti
  • la quinta colonna elenca gli indirizzi di studio e discipline e/o laboratori cui può accedere la classe di concorso.

Come diventare insegnante di sostegno

L’insegnante di sostegno è un docente specializzato, previsto dalla L. 517/1977, che viene assegnato, in piena contitolarità con gli altri docenti, alla classe in cui è inserito il soggetto in situazione di handicap per attuare “forme di integrazione a favore dell’alunno” e “realizzare interventi individualizzati in relazione alle esigenze di quest’ultimo”.
Il Decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59 (che dà attuazione alla delega sulla formazione iniziale dei docenti prevista dalla legge 107 del 2015 “La buona scuola”) e il Decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66 (che invece dà attuazione alla delega sull’inclusione scolastica) prevedono due differenti percorsi per gli aspiranti docenti sui posti di sostegno:

  • per svolgere attività di sostegno didattico nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria occorre conseguire il titolo di specializzazione “in pedagogia e didattica speciale per le attività di sostegno didattico e l’inclusione scolastica”.
    Il corso dura un anno ed è attivato presso le università autorizzate dal Ministero; ai fini dell’accesso è richiesto il superamento di una prova preselettiva cui può accedere chi è in possesso della laurea magistrale in Scienze della formazione primaria che abbia conseguito, oltre a quelli già previsti nel corso di laurea, ulteriori 60 CFU relativi alle didattiche dell’inclusione. Al termine del corso si potrà insegnare sui posti di sostegno della scuola dell’infanzia e della scuola primaria (articolo 12 del decreto 66 del 2017). Per l’avvio di queste nuove regole occorrerà attendere un apposito decreto del MIUR;
  • per quanto riguarda gli aspiranti docenti candidati ai posti di sostegno nella scuola secondaria, il percorso è simile a quello visto per gli aspiranti docenti sui posti comuni: con il concorso nazionale bandito ogni due anni, un certo numero di posti sarà riservato al sostegno. Potranno concorrere per tali posti quanti siano in possesso della specializzazione sul sostegno didattico. Quanti supereranno il concorso, potranno accedere al percorso di formazione iniziale e accesso ai ruoli, al termine del quale li attenderà l’assunzione a tempo indeterminato.

In attesa che tale sistema entri pienamente in vigore, il percorso formativo e i requisiti per diventare insegnante di sostegno sono stabiliti dal Decreto Ministeriale 249 del 10 settembre 2010 (Regolamento per la formazione iniziale dei docenti) e da decreti attuativi di quest’ultimo provvedimento. Sebbene spesso si parli di “abilitazione al sostegno didattico” o, ancora, di TFA sostegno, quella per l’attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità è una specializzazione universitaria. I corsi universitari sono a numero chiuso.
La prova di accesso, predisposta dalle università, consiste nella verifica, unitamente alla capacità di argomentazione e al corretto uso della lingua, di una serie di competenze (didattiche, su empatia e intelligenza emotiva, su creatività e pensiero divergente, organizzative e di legislazione scolastica). Le prove selettive si articolano in:

  • una prova preliminare, quesiti a riposta multipla su competenze professionali e competenze linguistiche
  • una o più prove scritte ovvero pratiche sulle materie della prova preliminare;
  • una prova orale, sulle materie delle prove scritte e su questioni motivazionali

Scopri nei dettagli come diventare insegnante di sostegno nella nostra guida alla professione

Per saperne di più su come conseguire la specializzazione sul sostegno, leggi l’articolo Specializzazione sostegno didattico: via ai nuovi corsi.

Come diventare insegnante di religione

L’Intesa del 28 giugno 2012 fra MIUR e Conferenza episcopale italiana (recepita con D.P.R. n. 175/2012), individua i titoli professionali richiesti per i docenti dell’Insegnamento della religione cattolica (IRC) a partire dall’anno scolastico 2017-2018.
Nelle scuole secondarie di primo e secondo grado è richiesto il possesso di almeno uno dei seguenti titoli:

  1. titolo accademico (baccalaureato, licenza o dottorato) in teologia o nelle altre discipline ecclesiastiche, conferito da una facoltà approvata dalla Santa Sede;
  2. attestato di compimento del regolare corso di studi teologici in un seminario maggiore;
  3. laurea magistrale in scienze religiose conseguita presso un istituto superiore di scienze religiose approvato dalla Santa Sede.

Nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole primarie l’IRC può essere impartito:

  1. da insegnanti in possesso di uno dei titoli richiesti per la scuola secondaria (v. sopra);
  2. da sacerdoti, diaconi o religiosi in possesso di qualificazione riconosciuta dalla Conferenza episcopale italiana;
  3. da insegnanti della sezione o della classe in possesso di uno specifico master di secondo livello per l’IRC.

Come diventare ITP (Insegnante Tecnico-Pratico)

L’Insegnante Tecnico Pratico (ITP) è un docente con competenze tecnico-pratiche cui è affidata la responsabilità delle attività didattiche che si svolgono nei laboratori delle scuole del secondo ciclo.
Fino al 2024/2025, per diventare ITP occorre il diploma di maturità di un istituto tecnico o professionale che attesti le competenze tecniche e pratiche del soggetto. Per sapere quali sono i diplomi validi per partecipare ai concorsi ITP occorre consultare la Tabella B del Decreto del Presidente della Repubblica del 14 Febbraio 2016, n. 19.
Dopo l’anno scolastico 2024/2025, per gli ITP che vogliono partecipare al concorso sarà richiesto il possesso di questi due requisiti:

  • la laurea oppure un diploma dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica di primo livello, o in alternativa, un titolo equipollente o equiparato, in coerenza con le classi di concorso vigenti al momento dell’indizione del concorso,
  • 24 CFU nelle “discipline antropo-psico-pedagogiche e metodologie e tecnologie didattiche”.

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Le prove del concorso scuola ordinario 2020

Il concorso prevede prove specifiche per i posti comuni e di sostegno.
Indistinta è l’eventuale prova preselettiva, volta all’accertamento delle capacità logiche, di comprensione del testo, di conoscenza della normativa scolastica e della conoscenza della lingua inglese almeno al livello B2. La prova è computer based.
Le prove d’esame per i posti comuni

  • prima prova scritta: da 1 a 3 quesiti a risposta aperta per la valutazione del grado di conoscenze e competenze del candidato sulle discipline della classe di concorso. Nel caso di classi di concorso riguardanti le lingue e culture straniere, la prova deve essere prodotta nella lingua prescelta. La prova ha una durata di 120 minuti
  • seconda prova scritta: due quesiti a risposta aperta volti a valutare il grado delle conoscenze e competenze del candidato sulle discipline antropo-psico-pedagogiche e sulle metodologie e tecnologie didattiche. La prova ha una durata di 60 minuti.
  • prova orale: colloquio per la valutazione del grado delle conoscenze e competenze del candidato nelle discipline facenti parte della classe di concorso, di verificare la conoscenza di una lingua straniera europea almeno al livello B2 del quadro comune europeo, nonché il possesso di adeguate competenze didattiche nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
    La prova orale comprende anche quella pratica, ove gli insegnamenti lo richiedano.

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Scarica i programmi d’esame
Le prove d’esame per i posti di sostegno:

  • prova scritta: distinta per scuola secondaria di primo e di secondo grado, prevede due quesiti a risposta aperta sulle metodologie didattiche da applicare alle diverse tipologie di disabilità
    La prova ha una durata di 120 minuti
  • prova orale: colloquio per la valutazione del grado delle conoscenze e competenze del candidato nelle attività di sostegno all’alunno con disabilità volte alla definizione di ambienti di apprendimento, alla progettazione didattica e curricolare per garantire l’inclusione e il raggiungimento di obiettivi adeguati alle potenzialità e alle differenti tipologie di disabilità, anche mediante l’impiego delle TIC e accerta la capacità di comprensione e conversazione in lingua inglese.

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Concorso Scuola Straordinario

È la procedura rivolta alla stabilizzazione dei docenti precari e si svolge solo per le classi di concorso e nelle regioni con posti vacanti.

Chi può partecipare al concorso straordinario

La procedura straordinaria è riservata ai candidati in possesso dei seguenti requisiti:

  • titolo di studio valido per l’accesso alla classe di concorso
  • tre annualità di servizio anche non consecutive svolte tra l’a.s. 2008/09 e l’anno scolastico 2019/20 su posto comune o di sostegno
  • almeno un anno di servizio deve essere stato svolto per la classe di concorso o nella tipologia di posto per la quale si concorre
  • il servizio svolto su posto di sostegno in assenza di specializzazione è considerato valido ai fini della partecipazione alla procedura straordinaria per la classe di concorso, fermo restando il requisito dell’anno di servizio specifico.

Per i docenti ITP (Insegnanti Tecnico Pratici) il requisito di accesso è diploma di scuola secondaria più i tre anni di servizio.

Fasi di selezione

Le procedure di selezione del concorso straordinario partono con una prova scritta, elencata secondo le tre differenziazioni indicate nel bando:

  • prova scritta selettiva computer based con 80 quesiti a risposta multipla da svolgere in 80 minuti di cui:
    – 45 quesiti su competenze disciplinari relative alla classe di concorso/tipologia di posto richiesta
    – 30 quesiti su competenze didattico/metodologiche
    – 5 quesiti sulle capacità di lettura e comprensione del testo in lingua inglese
  • prova scritta per le classi di concorso A024, A025, B02 (lingua inglese) è costituita da 80 quesiti a risposta chiusa con quattro opzioni di risposta, di cui una sola corretta, così ripartiti:
    – 50 quesiti su competenze disciplinari relative alla classe di concorso/tipologia di posto richiesta;
    – 30 quesiti su competenze didattico metodologiche
  • prova scritta per posto di sostegno, suddivisa per il primo e il secondo grado, è costituita da 80 quesiti a risposta chiusa con quattro opzioni di risposta, di cui:
    – 15 quesiti ambito normativo;
    – 30 quesiti ambito psicopedagogico e didattico;
    – 30 quesiti ambito della conoscenza delle disabilità e degli altri bisogni educativi speciali in una logica bio-psico-sociale;
    – 5 quesiti capacità di lettura e comprensione del testo in lingua inglese

Le successive fasi di selezione saranno:

  • graduatoria con punteggio prova scritta + titoli
  • immissione in ruolo e anno di prova per 24.000 posti
  • conseguimento dei 24 CFU (se non posseduti) con oneri a carico dello Stato
  • prova orale da superarsi con 7/10
  • conseguimento dell’abilitazione

Programmi e testi per il concorso scuola: le competenze disciplinari

Rispetto ai precedenti concorsi, nel 2016 le modalità di selezione dei docenti si sono concentrate prevalentemente sulla valutazione delle capacità e delle attitudini dei candidati all’insegnamento e non più sulle sole conoscenze o sulle basi possedute.
Anche per i prossimi concorsi a cattedre, si preannuncia questa stessa attenzione non solo a “cosa il futuro docente sa” ma anche a “come è capace di trasmettere” le sue conoscenze.
Le competenze disciplinari che ciascun docente deve dimostrare sono elencate (suddivise per classe di concorso) nell’Allegato A del DM n. 95 del 2016.
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Scarica i programmi d’esame.
I programmi d’esame del concorso scuola sono i medesimi del TFA. I bandi di concorso che disciplinano le prove di accesso al Tirocinio Formativo Attivo rinviano infatti in modo esplicito ai programmi del concorso scuola per la definizione degli argomenti di studio.
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Programmi e testi per il concorso scuola: le discipline antropo-psico-pedagogiche e le metodologie e tecnologie didattiche

La seconda prova scritta, come visto, ha l’obiettivo di valutare il grado delle conoscenze e competenze del candidato sulle discipline antropo-psico-pedagogiche e sulle metodologie e tecnologie didattiche. Nel precedente concorso tali conoscenze erano sintetizzate nelle cosiddette Avvertenze generali ai programmi d’esame. Queste ultime, infatti, richiedevano ai candidati ai concorsi per posti di insegnamento nella scuola il possesso dei seguenti requisiti culturali e professionali in ordine al settore o ai settori disciplinari previsti da ciascuna classe di concorso:

Argomento del programmaCapitolo e paragrafo corrispondente
1. dominio dei contenuti delle discipline di insegnamento e dei loro fondamenti epistemologici, al fine di realizzare una efficace mediazione metodologico didattica, una solida progettazione curricolare e interdisciplinare e di adottare opportuni strumenti di osservazione, verifica e valutazione degli alunni nonché idonee strategie per il miglioramento continuo dei percorsi messi in atto.Cap. 4 Le competenze didattiche del docente;
Cap. 5 La progettazione del curricolo § 5.2-5.4;
Cap. 6 Ambienti di apprendimento § 6.5-6.11;
Cap. 7 Le competenze sociali del docente § 7.2-7.4;
Cap. 8 Stili di apprendimento e stili di insegnamento;
Cap. 12 La scuola dell’infanzia e del primo ciclo;
Cap 13 Secondo ciclo di istruzione;
Cap. 14 Gli ordinamenti di istituti professionali, istituti tecnici, licei
2. Conoscenza dei fondamenti della psicologia dello sviluppo, della psicologia dell’apprendimento scolastico e della psicologia dell’educazione.Cap. 2 Psicologia dello sviluppo
Cap. 1 Le teorie dell’apprendimento e la psicologia dell’educazione
3. Conoscenze pedagogico didattiche e competenze sociali finalizzate all’attivazione di una positiva relazione educativa, in stretto coordinamento con gli altri docenti che operano nella classe, nella sezione, nel plesso scolastico e con l’intera comunità professionale della scuola, anche realizzando esperienze di continuità orizzontale e verticale.Cap. 3 Le competenze psico-pedagogiche
Cap. 4 Le competenze didattiche del docente
Cap. 7 Le competenze sociali del docente
4. Conoscenza dei modi e degli strumenti idonei all’attuazione di una didattica individualizzata e personalizzata, coerente con i bisogni formativi dei singoli alunni, con particolare attenzione all’obiettivo dell’inclusione scolastica.Cap. 9 Dalla disabilità ai Bisogni Educativi Speciali
5. Competenze digitali inerenti l’uso didattico delle tecnologie e dei dispositivi elettronici multimediali più efficaci per potenziare la qualità dell’apprendimento.Cap. 6 Libri di testo e nuove tecnologie per la didattica
6. Conoscenza dei principi dell’autovalutazione di istituto, con particolare riguardo all’area del miglioramento del sistema scolastico.Cap. 16 Autonomia scolastica e dirigenza
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7. Conoscenza della legislazione e della normativa scolastica, con particolare riguardo a:
a) Costituzione italiana;Cap. 19 L’ordinamento dello Stato
b) Legge 107/2015;Cap. 10 L’evoluzione storica della scuola italiana
c) autonomia scolastica, con riferimento, in particolare, al DPR 275/1999 “Regolamento sull’autonomia delle istituzioni scolastiche”Cap. 16 Autonomia scolastica
d) D.Lgs. 15 aprile 2005, n. 76 “definizione delle norme generali sul diritto-dovere all’istruzione e formazione”Cap. 11 Il diritto all’educazione e all’istruzione nel sistema scolastico italiano
e) ordinamenti didattici del primo e del secondo ciclo di istruzione:Cap. 12 La scuola dell’infanzia e del primo ciclo
Cap. 13 Il secondo ciclo dell’istruzione: parte generale
Cap. 14 Gli ordinamenti di istituti professionali, istituti tecnici, licei
– D.M. 139/2007 (adempimento dell’obbligo di istruzione)– Il diritto all’istruzione nel sistema nazionale, §11.1
– DPR 89/2009 (scuola dell’infanzia e primo ciclo d’istruzione)Cap. 12 La scuola dell’infanzia e del primo ciclo
– D.M. 16/11/2012, n. 254 (Indicazioni nazionali per il curricolo scuola infanzia e primo ciclo di istruzione)– Il curricolo nella scuola dell’infanzia e del primo ciclo, §5.2
– DPR 15/3/2010, n. 87 (Riordino istituti professionali)– Il curricolo negli istituti tecnici e professionali, §5.4
– Ordinamenti scolastici: gli istituti professionali, §14.1
– D.Lgs. 13/4/2017, n. 61 (Revisione percorsi istruzione professionale)– Ordinamenti scolastici: gli istituti professionali, §14.1
– DPR 15/3/2010, n. 88 (Riordino istituti tecnici)– Il curricolo negli istituti tecnici e professionali, §5.4
– Ordinamenti scolastici: gli istituti tecnici, §14.2
– DPR 15/3/2010, n. 89 (Riordino licei)– Il PECUP e le Indicazioni nazionali per i licei, §5.3
– Ordinamenti scolastici: i licei, §14.3
– DPR 22/6/2009, n. 122 (Regolamento sulla valutazione degli alunni)– La valutazione nella scuola del secondo ciclo, §13.5
– D.Lgs. 13/4/2017, n. 62 (Valutazione nel primo ciclo e esami di Stato)– La valutazione nella scuola del primo ciclo, §12.6-12.8
– La valutazione nella scuola del secondo ciclo, §13.5
– D.M. 3/10/2017, n. 741 (Esami di Stato conclusivi del primo ciclo)– La valutazione nella scuola del primo ciclo, §12.6-12.8
– D.M. 3/10/2017, n. 742 (Certificazione delle competenze al termine della scuola primaria e del primo ciclo)– La certificazione delle competenze, §12.7.7
– Legge 20/8/2019, n. 92 (Introduzione dell’insegnamento dell’educazione civica)– Da “Cittadinanza e Costituzione” a “Educazione civica”, §7.7
f) governance delle istituzioni scolastiche (Testo Unico, Titolo I capo I);Cap. 17 La comunità scolastica come luogo della partecipazione: gli organi collegiali
– coordinamento delle competenze nell’istituzione scolastica autonoma, §16.6.2
g) stato giuridico del docente, contratto di lavoro, disciplina del periodo di formazione e di prova (CCNL vigente, D.M. 850/2015 sull’anno di formazione e prova per docenti neoassunti);Cap. 18 L’insegnante: stato giuridico e profilo contrattuale
– assegnazione alle classi, §17.4.3
– formulazione dell’orario delle lezioni, §17.4.3
– incarichi triennali per l’organico dell’autonomia, §16.4
– incompatibilità, §22.2 sgg.
– part time per il personale scolastico, §22.2.3
h) compiti e finalità di Invalsi e Indire;– Indire (Istituto Nazionale di Documentazione per l’Innovazione e la Ricerca Educativa), §16.7.1
– Indire come Agenzia nazionale di Erasmus+, §15.4.2
– Invalsi, §16.7.1
– funzioni dell’Invalsi, §16.7.2
i) DPR 80/2013 (sistema nazionale di valutazione);– Regolamento del Sistema Nazionale di Valutazione (SNV) DPR 80/2013, §16.7
– soggetti costitutivi del SNV, §16.7.1
j) normativa generale per l’inclusione degli alunni con bisogni educativi speciali (disabili, con disturbi specifici di apprendimento e con BES non certificati);Cap. 9 Bisogni Educativi Speciali
– L. 5/2/1992, n. 104 (legge quadro sui diritti persone handicappate)§9.1 e ss.
Approfondimento web
– L. 8/10/2010, n. 170 (Disturbi Specifici dell’Apprendimento)§9.2 e ss.
Approfondimento web
– Linee guida Disturbi Specifici dell’Apprendimento allegate al D.M. 12/7/2011, n. 5669§9.2 e ss.
Approfondimento web
– Disposizioni relative ai BES§9.3 e ss.
Approfondimento web
– D.Lgs. 13/4/2017, n. 66 (decreto inclusione)§9.1 e ss.
Approfondimento web
– Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri (nota MIUR prot. n. 4233 del 19.02.2014);§9.5-9.6 e ss.
Approfondimento web
Linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati (nota MIUR prot. n. 7443 del 18.12.2014);§9.3.6.
– Linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo (nota MIUR prot. n. 2519 del 15.04.2015)§7.6 e ss
§17.4.6
Approfondimento web
11.  Conoscenza dei seguenti documenti europei in materia educativa recepiti dall’ordinamento italiano:
a) Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea del 22 maggio 2018 relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente;§5.2.4
§5.3.1
§8.5.3
§15.4.1

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