Safer Internet Day 2017: conoscere il bullismo per combattere il cyberbullismo

“Un Nodo Blu - le scuole unite contro il bullismo”: l'iniziativa promossa dal MIUR per riflettere sull'uso responsabile della rete

Be the change: unite for a better internet è questo lo slogan del Safer Internet Day 2017 (#SID2017), la Giornata mondiale per la sicurezza in Rete istituita e promossa dalla Commissione Europea che si celebra oggi, in contemporanea in oltre 100 Paesi.

In concomitanza con il Safer Internet Day, quest’anno, si terrà la prima Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo a scuola dal titolo “Un Nodo Blu – le scuole unite contro il bullismo”. Un’iniziativa lanciata dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per far riflettere i giovani stull’uso responsabile e consapevole della rete.

Il Miur – ha dichiarato la Ministra Fedeli – è impegnato da tempo nella promozione di campagne e azioni educative per la sicurezza in Rete e per un uso consapevole dei nuovi strumenti di comunicazione. In questi anni migliaia di docenti, genitori, studentesse e studenti sono stati coinvolti in incontri, dibattiti, momenti di approfondimento. La Rete è uno strumento importantissimo di conoscenza, dobbiamo fornire ai più giovani tutti gli strumenti necessari per utilizzarla con consapevolezza. Dobbiamo far capire con chiarezza alle ragazze e ai ragazzi la netta differenza che passa fra scherzo, insulto, violenza verbale e umiliazione dei compagni. Dobbiamo ribadire che il rispetto dell’altra e dell’altro, chiunque esso sia, è imprescindibile, che la scuola accoglie, non emargina, né lascia soli”.

Il nostro impegno – aggiunge la Ministra – non si esaurisce oggi, ma sarà sempre più strutturato. Come prevede anche il ddl per il contrasto del bullismo e del cyberbullismo recentemente approvato in Senato che mi auguro venga conclusivamente approvato alla Camera e divenga quindi legge dello Stato”.

Conoscere il bullismo per combattere il cyberbullismo

Conoscere il bullismo e le indicazioni che si possono dare è fondamentale per un’azione delle scuole in direzione della sua prevenzione e riduzione.
Una tra le tante considerazioni possibili a riguardo del cyberbullismo, infatti, è che il problema non può essere affrontato isolatamente, essendo espressione di mutamenti profondi nell’attuale società.

Ad esempio, la leggerezza con cui vengono videoriprese compagne di scuola e amiche o la propria ragazza, e con cui, in un certo numero di casi, le interessate si lasciano rubare l’intimità, è da associare anche al recente fenomeno di radicale svalutazione in cui è precipitata l’intimità personale.

Questa evidente caduta di spessore dell’intimità nella nostra percezione e sensibilità rappresenta un cambiamento importante della nostra antropologia in termini di cui non sappiamo immaginare la portata e le conseguenze.

È evidente che non si può combattere il cyberbullismo senza fare i conti, tra l’altro, quanto al corpo femminile, con una simile perdita di distanza, per così dire, tra la figura vestita e il corpo nascosto. Tale distanza si è progressivamente ridotta, con una forte accelerazione negli ultimi decenni o anni, sino quasi a dissolversi.

Cyberbullismo e indebolimento dei confini

Ciò è parte di un processo più generale, anzi onnicomprensivo, di indebolimento di tutte le differenze, i limiti e confini, le regole, gli opposti, le identità in relazione all’impressionante aumento di complessità – cioè di frammentazione, velocizzazione, fluidificazione di tutti i processi organizzativi, produttivi, sociali – soprattutto in seguito all’irruzione delle tecnologie informatiche nella vita sociale: si ha ormai, con un senso insieme di liberazione e di timore, la percezione che tutto è compatibile con tutto…

Nell’alleggerimento e perdita di distanza sopra denunciati agisce, infatti, un profondo mutamento nel rapporto stesso con la realtà rispetto alla forma mentis delle generazioni passate. L’esperienza del mondo era fino a pochi decenni fa mediata da una sensorialità e una percezione spazio-temporale di tipo primario – cioè diretto, naturale.

Ora sta invece formandosi in noi, e in modo essenziale e costitutivo nelle nuove generazioni (soprattutto nei nativi digitali), una sensorialità e una struttura della dimensione spazio-temporale enormemente amplificate dalle tecnologie informatiche e multimediali, nelle quali ogni cosa è insieme data nella totalità ed esteriorizzata nelle parti e dimensioni più interne e inaccessibili, e tutto ciò nell’immediatezza del clik.

Perdita della sensorialità diretta

Si può ipotizzare che in molti ragazzi, se non bambini, e, in certa misura, tra gli adulti stessi si sia consumata una specie di perdita del primato della sensorialità diretta, con il sorpasso da parte di questa sensorialità viziata.

Tende in tal modo a determinarsi un approccio e un’aspettativa di fondo davanti all’esperienza del mondo e della vita, secondo cui quello che non è dato in tutte le sue dimensioni – penetrate e aperte e ingrandite e rimpicciolite e avvicinate e allontanate, e tutto ciò con immediatezza  e con contrazione e quasi azzeramento del tempo reale non è veramente dato, non è afferrato e posseduto e lascia un senso di incompiutezza e insoddisfazione.

Colpa delle nuove tecnologie?

Naturalmente non è in alcun modo sensato attribuire connotazioni malefiche al mezzo stesso, il quale è esattamente tanto malefico quanto benefico. Ma si pone un problema di accesso alle nuove tecnologie, che deve avere una buona regolazione in senso qualitativo e quantitativo, assicurando durante tutta l’infanzia (ma ancora in età adolescenziale) il primato dell’esperienza reale. E, per quanto complesse siano le implicazioni per il principio di libertà dei cittadini, deve cessare la diffusissima familiarità con i siti porno, anche se questo non è che uno dei fronti su cui combattere.

Che fare? Non suoni troppo generico dire che deve essere praticata a favorita la sperimentazione di sé nelle dimensioni primarie e dirette dell’esperienza del mondo e della vita, coltivate come valore fondamentale e premessa della buona crescita dei nostri bambini e ragazzi e come garanzia del loro domani di persone adulte, ponendo al centro l’autenticità e bellezza della comunicazione in presenza – amicale e con l’adulto – nel gioco, nel fare insieme, nel farsi un’idea delle cose e del giusto e del non giusto.

Gli insegnanti non devono considerare residuale o eccezionale, o peggio inutile, la discussione collaborativa, il rallentamento riflessivo, infondendo il culto dell’autonomia che si fonda sulla consapevolezza.  Naturalmente, anche altro, di più puntuale, deve essere detto, sia in tema di  nuova forma mentis in rapporto alle tecnologie della comunicazione, sia di bullismo.

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Di più sull'autore

Laureato in Filosofia presso l'Università di Bologna, ho insegnato lettere nella scuola media e svolto, per più di 20 anni, il ruolo di Preside nella scuola secondaria di 1° grado e nella scuola dell'infanzia e primaria in un istituto comprensivo. L'attività formativa svolta ha interessato i vari temi della didattica, le forme di difficoltà nell'apprendimento e il disagio nella scuola. Attualmente svolgo attività di formazione dei docenti per conto dell'Associazione Docenti Italiani.

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