La prova scritta del Concorso a Cattedra: come affrontarla al meglio

Consigli per evitare gli errori più diffusi

Il prossimo Concorso a cattedra  è ormai alle porte. La pubblicazione del bando,  attesa per la settimana prossima, interesserà, secondo le stime del MIUR, una platea di oltre 200mila candidati all’insegnamento.

Ancora qualche incertezza sul contenuto delle prove, sui requisiti di accesso e sui criteri di valutazione dei titoli dopo che, prima i sindacati di categoria, poi il CSPI hanno espresso riserve sul carattere troppo nozionistico delle prove d’esame e sulla tabella di valutazione dei titoli circolata in bozza qualche settimana fa.

Ciò che appare ormai certo è che non ci saranno prove preselettive per nessuno dei tre bandi (infanzia-primaria, sostegno, secondaria). I tanto criticati test attitudinali su logica e competenze linguistiche lasciano il posto a prove scritte di carattere culturale e professionale.

Tutti i candidati in possesso dei requisiti dunque accederanno direttamente alle prove concorsuali: prova scritta, prova orale e prova pratica (di carattere laboratoriale rivolta esclusivamente agli insegnanti di discipline pratiche) per le classi di concorso che la prevedono.

La prima prova valutativa dell’iter concorsuale è la prova scritta.

In cosa consiste la prova scritta

La prova scritta sarà computer based, perché svolta attraverso una postazione informatica.

I candidati avranno a disposizione 150 minuti di tempo per rispondere ad 8 quesiti a risposta aperta su tematiche disciplinari, culturali e professionali, volti all’accertamento delle conoscenze e competenze didattico-metodologiche in riferimento alle discipline oggetto di insegnamento.

Per il sostegno, i quesiti saranno inerenti alle metodologie didattiche da applicare alle diverse tipologie di sostegno e saranno finalizzati a valutare le conoscenze di contenuti e di procedure volte all’inclusione scolastica degli alunni affetti da disabilità.

Degli 8 quesiti, 2 saranno in lingua straniera (come previsto dalla prima bozza dei programmi di studio) per l’accertamento di una competenza pari al livello B2 del Quadro Comune Europeo di riferimento per le lingue.

Ogni candidato, al momento dell’iscrizione, potrà scegliere tra lingua francese, inglese, spagnola o tedesca. Esclusivamente per la scuola primaria, è obbligatoria la scelta della lingua inglese.

La commissione assegnerà ad ogni quesito un punteggio da 0 a 5.

Alcune considerazioni sulla preparazione

I programmi di studio sono vastissimi ed è necessario operare delle scelte di organizzazione e pianificazione dello studio. La nota positiva è che le domande a risposta aperta, per loro natura, non si prestano ad un eccessivo approfondimento, quanto piuttosto alla verifica di una cultura trasversale e di ampio respiro.

D’altro canto occorre essere abili nell’organizzazione delle idee ed efficaci nella scelta della terminologia; non si può ricorrere a giri di parole, occorre essere concisi, ma nello stesso tempo chiari ed esaustivi.

La scelta dei testi su cui studiare deve cadere su compendi sintetici: non c’è il tempo per approfondire tutto e probabilmente non è questo lo spirito che ha animato la scelta della tipologia di prova.

Rivolgendosi a candidati abilitati, le cui conoscenze disciplinari sono già state testate, questo concorso, per espressa volontà di chi lo ha promosso, tenderà a valutare maggiormente le capacità di mediazione delle conoscenze, le abilità comunicative, organizzative, progettuali dei candidati.

Ciò chiaramente non significa trascurare le conoscenze disciplinari, ma consente la scelta di testi che sintetizzano i vastissimi programmi di insegnamento e suggerisce l’approfondimento dei temi collegati alla trasmissione efficace delle nozioni ed alla progettualità.

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Quesiti a risposta aperta: i pro e i contro

I quesiti a risposta aperta, come qualsiasi altra tipologia di prova, presentano pro e contro.

Il quesito a risposta aperta, a differenza del quesito a risposta multipla, prevede non solo l’individuazione della risposta corretta, ma anche l’argomentazione della risposta elaborata dal candidato, tuttavia, a differenza del classico tema, presenta normalmente dei vincoli legati alla lunghezza dell’elaborato e richiede dunque maggiore tecnica nello svolgimento.

Il primo consiglio utile è dunque: mai perdere di vista i concetti essenziali e l’estensione dell’elaborato!

La trattazione sintetica di un argomento prevede infatti un testo lungo orientativamente da 10 a 30 righe (150-450 parole, 1000–3000 battute compresi gli spazi e i segni di interpunzione).

La trattazione sintetica degli argomenti si basa dunque su 2 abilità fondamentali:

  • Capacità di focalizzare i concetti essenziali
  • Abilità nell’esposizione sintetica

La capacità di sintesi non è una competenza facile da acquisire, così come l’abilità di individuare il “cuore” del problema, gli aspetti essenziali di una questione, è spesso una capacità innata. Tuttavia è senz’altro possibile affinare le proprie capacità di sintesi con l’esercizio e con un po’ di tecnica.

Se è vero che qualsiasi attività di scrittura può trarre vantaggio dall’impiego di tecniche specifiche, nell’elaborato breve seguire uno schema può realmente fare la differenza tra una trattazione efficace ed una risposta inadeguata.

Il margine di miglioramento è notevole con una buona organizzazione del lavoro e l’osservazione di pochi semplici accorgimenti. Vediamo quali.

L’organizzazione del lavoro

La redazione di un elaborato, per quanto sintetico, deve rispettare tutte le fasi necessarie per la realizzazione di un buon testo; ovvero un testo scorrevole, coerente e corretto nella forma.

In sede d’esame non si può naturalmente contare sul primo, fondamentale passaggio dell’attività di scrittura, ovvero la ricerca delle fonti; non potendo consultare alcuna fonte bibliografica, l’intera trattazione deve basarsi sulle proprie conoscenze e sulla capacità di connettere le proprie conoscenze ed argomentare le proprie tesi.

L’organizzazione del lavoro, può dunque riassumersi nelle seguenti 3 fasi:

  • Fase di prescrittura
  • Fase di scrittura
  • Fase di postscrittura

La fase di prescrittura

La fase di prescrittura rappresenta un momento molto delicato della prova scritta. Nello specifico, si tratta del momento in cui, per la prima volta, il candidato legge i quesiti che entro 150 minuti dovrà consegnare alla commissione esaminatrice.

Ecco alcuni consigli per affrontare al meglio la fase di prescrittura:

  • Leggere con molta attenzione le domande al fine di individuare le richieste in esse contenute. La prima domanda da porsi è: “Cosa mi viene chiesto?”. La domanda non va posta tanto in riferimento all’oggetto del quesito, ma al compito che la traccia ci affida. Devo dare una definizione? Devo descrivere qualcosa o qualcuno? Devo interpretare qualcosa? Devo esprimere un parere personale o descrivere le idee di altri? Devo focalizzare un concetto o compararne diversi? Questi interrogativi sono necessari per evitare il pericolo di andare fuori traccia.
  • Individuare subito i concetti più importanti da cui partire; il metodo migliore in questi casi consiste nel realizzare una semplice mappa concettuale. Anche scrivere di getto tutti i termini che vengono in mente in relazione all’oggetto della traccia può aiutare.
  • Stendere una scaletta. Una volta completata la lista dei termini (o concetti) chiave, la tecnica migliore è quella di individuare le connessioni tra di essi e di organizzarli gerarchicamente. Questa operazione ci aiuta a stendere una scaletta, ovvero creare lo scheletro della nostra esposizione. Più è accurata la nostra scaletta, più rapida sarà la fase di scrittura e minore sarà il tempo necessario per rileggere e affinare. In particolare, la predisposizione di una scaletta completa di punti e sottopunti da trattare, consente di bilanciare correttamente le varie parti della esposizione ed assicurarsi che vi sia coerenza logica nella trattazione.

La fase di scrittura

È nella fase di scrittura che il candidato entra nel vivo della prova e mette nero su bianco le idee che ha accuratamente elaborato nella fase di prescrittura. Prima di iniziare è tuttavia importante un’ultima scelta, quella cioè del registro linguistico da utilizzare. Si tratta di scegliere le modalità espressive mediante cui formulare il proprio pensiero.

Le scelte sintattiche e morfologiche operate da chi scrive creano infatti una forma di scrittura personale che può essere più o meno complessa o articolata ma che deve rimanere coerente e uniforme nel testo.

In che modo strutturare il testo?

Volendo scomodare uno dei più grandi retori di tutti i tempi, vediamo come Cicerone definiva l’ordine del discorso:

  • Exordium: è la parte iniziale, in cui occorre indicare il messaggio principale e i criteri seguiti nella successiva esposizione
  • Narratio e argumentatio: esse consistono nella descrizione dei fatti e nelle argomentazioni a favore del messaggio
  • Peroratio: si tratta della parte finale che sinteticamente ripropone gli argomenti più importanti, ribadisce e supporta il messaggio

Ancora oggi, il modello tradizionale di struttura del testo prevede la suddivisione in tre parti principali: introduzione, corpo centrale, conclusione. Sebbene si tratti di un elaborato breve, non possono dunque mancare una introduzione ed una conclusione, che tuttavia vanno commisurate alla dimensione complessiva del testo e di norma non dovrebbero superare il periodo.

Nella prima stesura di un elaborato occorre concentrarsi soprattutto sui suoi aspetti semantici e strutturali: gli elementi da considerare con particolare attenzione sono la completezza, la non contraddittorietà, l’organicità del contenuto e la sua organizzazione in unità comunicative ben definite. E’ importante procedere nella stesura in modo ordinato perché in caso contrario sarebbe molto difficile rendere logico un testo discontinuo e disomogeneo.

Ciò non significa che gli aspetti linguistici e stilistici, cioè la forma nel suo complesso, debbano essere trascurati; si tratta solo di un invito a rinviare le questioni linguistiche, grammaticali e ortografiche alla fase di postscrittura, specificamente dedicata alla revisione del testo.

Nella fase di scrittura è fondamentale:

  • Strutturare periodi brevi e coordinati, non perdendo mai di vista il numero di battute, di parole o di righe.
  • Fornire al lettore elementi chiave in maniera immediata, possibilmente attraverso l’uso dei connettivi (perché, infatti…).
  • Preferire sostantivi e verbi ad aggettivi e avverbi, evitare ripetizioni ed utilizzare una terminologia coerente all’argomento che si sta trattando. Un lessico ben chiaro e preciso è un ottimo punto di partenza.
  • Tenere d’occhio la punteggiatura, spesso trascurare o non usata correttamente.
  • Evitare i lunghi incisi ed in generale gli artifici retorici, più adatti a trattazioni estese

La fase di postscrittura

Nella fase di postscrittura occorre vestire i panni della commissione che visionerà e correggerà l’elaborato. È necessario dunque rileggere i contenuti in maniera del tutto oggettiva, considerando alcuni importanti aspetti:

  • Verificare di aver adottato una giusta estensione del testo in termini di lunghezza
  • Assicurarsi che i concetti siano espressi in modo chiaro
  • Controllare accuratamente l’aspetto formale delle risposte (concordanza, consecutio temporum, ortografia, punteggiatura, ecc)

Esercitati con le sintesi delle Avvertenze Generali

La gestione del tempo in sede d’esame

Un elemento importante da gestire correttamente in sede d’esame è il tempo.  Avere la capacità di gestire correttamente i 150 minuti che si hanno a disposizione è un ottimo punto di partenza.

In genere, è preferibile dedicare almeno la metà del tempo alla fase di scrittura e distribuire adeguatamente gli altri 75 minuti tra prescrittura e postscrittura.

Tuttavia, la gestione del tempo non segue regole ben precise, in quanto ogni candidato distribuisce i minuti che ha a disposizione in base alle proprie esigenze ed attitudini.

Attenzione: se la fretta è la peggiore nemica di ogni candidato, il peggior nemico della fretta è senz’altro l’errore grammaticale dietro l’angolo!

Per approfondire questi argomenti ti consigliamo la lettura del testo “Superare la prova scritta” di Daniela Storti

superare la prova scritta

Come redigere un testo chiaro ed efficace? Come organizzare le idee e come svilupparle? Come assicurare coerenza alle nostre tesi e coesione al testo? Come evitare i più comuni errori su ortografia e punteggiatura?

Una breve guida ragionata all’uso corretto della lingua italiana utile a chiunque debba cimentarsi in una prova scritta.

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Scrivi, scrivi, scrivi…

Come in tutte le attività, anche nella scrittura la tecnica si acquisisce con l’esercizio. L’allenamento è fondamentale. Cimentarsi in una serie di esercitazioni d’esame: ovvero selezionare dei temi e scrivere dei brevi elaborati (di 20/30 righe al massimo) è un esercizio estremamente utile.

Questa è la fase fondamentale del lavoro, perché da un lato consente di riprendere confidenza con la scrittura e di allenarsi ad organizzare le idee ed articolare brevemente le proprie tesi, dall’altro consente di evidenziare le proprie lacune.

Davanti all’incapacità di argomentare efficacemente un tema si riesce ad orientare lo studio verso ciò che va approfondito con maggiore attenzione. Un suggerimento per le esercitazioni è quello di lavorare in gruppo, facendo scegliere ad altri le nostre tracce e poi sottoporre i propri elaborati (brevi ricordiamolo!) agli altri e valutarsi a vicenda.

Anche lavorare sulle stesse tracce può aiutare molto: leggere come altri hanno sviluppato la propria traccia aiuta enormemente a confermare le proprie scelte o allargare le proprie conoscenze (in modo più efficace, in termini di memorizzazione, rispetto alla lettura di un libro). Un ulteriore vantaggio dell’esercitazione di gruppo è la valutazione della forma di scrittura: non sottovalutatela! Si sta perdendo l’abitudine di scrivere… e si vede!

I nuovi mezzi di comunicazione non aiutano in questo, il linguaggio si sta impoverendo, la punteggiatura sta diventando un optional, per non parlare dei frequentissimi errori di ortografia e sintassi. Non solo gli insegnanti di lettere devono conoscere la grammatica e siamo certi che ottime conoscenze disciplinari non siano sufficienti a superare la prova scritta se non accompagnate dalla capacità di scrivere in modo corretto.

Noi ti consigliamo di partire proprio dalle tracce assegnate nelle precedenti selezioni concorsuali.

Scarica le tracce dei precedenti concorsi

Organizzare lo studio

Pur nella consapevolezza che ciascuno ha il proprio stile di apprendimento e con la doverosa premessa che quanto suggerito si riferisce ad un personale giudizio, noi suggeriamo di organizzare lo studio in diverse fasi.

In una prima fase, a nostro avviso è opportuno ripassare velocemente i programmi noti (già oggetto dei propri studi universitari) e leggere velocemente le parti nuove del programma (per molti i temi delle Avvertenze Generali costituiscono argomenti nuovi, mai affrontati in precedenza, dunque da “studiare”). In questa fase, l’utilizzo di manuali specifici per il concorso a Cattedra può aiutare a velocizzare notevolmente il lavoro, rendendo solo occasionalmente necessario il ricorso ai volumi universitari.

Dopo aver “rinfrescato” il programma occorre cimentarsi nelle esercitazioni d’esame. L’ultima fase, sarà proprio quella del ripasso più approfondito dei temi su cui abbiamo riscontrato lacune più serie. Anche in questa fase, l’esercizio, ovvero la stesura di brevi elaborati su vari temi del programma non può mancare.

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Una vita tra libri, riviste e web per professione e per diletto... la domanda è: esiste una linea di confine?

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