Il ruolo delle emozioni nella motivazione all’apprendimento

Emozioni: l’energia per il movimento verso il sapere

Se parliamo di motivazione all’apprendimento scolastico, vale la pena ricordare che ogni atto mentale ha una componente emotiva, ed è proprio grazie a questa che l’individuo viene orientato e “mosso” verso un certo scopo.

L’apprendimento non fa eccezione.

L’unità del nostro Sé: un obiettivo che perseguiamo in ogni momento

Che le emozioni orientino e muovano tutto l’individuo significa che, ancor prima, lo portano ogni volta ad unità. L’unità di se stesso, anzi, si può dire con se stesso: una condizione nient’affatto scontata, ma continuamente perseguita e tutt’altro che semplice e rapida a realizzarsi.

Rifuggiamo attivamene  e con il necessario impegno ogni nostro stato di dispersione e indefinitezza, operando un continuo lavoro interno per assicurare l’unità del nostro Sé, la continuità della sintesi che noi stessi siamo divenuti nel tempo, cioè la nostra identità, che è per la coscienza (per l’io, per me) l’analogo della vita per l’organismo biologico.

Parte essenziale di questa “funzione di totalità” è il fatto di percepirci, provando piacere nel sentirci in buona unità con noi stessi o, viceversa, senso di sofferenza e lacerazione (che può esprimersi in rabbia, tristezza, timore, angoscia) nel sentirci interiormente divisi oppure in uno stato di estraneità o di indefinitezza rispetto al nostro Io.

E il senso di estraneità di cui parlo è proprio quello che sente l’alunno quando si percepisce completamente “fuori”  – come avulso – rispetto all’esercizio che sta svolgendo, alla disciplina, alla classe, alla scuola, a tutto.

L’emozione come energia della nostra vita

Proprio per questa sua capacità di “portare a unità”,  di “muovere”, possiamo pensare all’emozione come al fattore energetico, cioè motivazionale, della vita della coscienza o, semplicemente, della nostra vita. Per questo ricerchiamo e amiamo le emozioni: perché l’energia è vita!

È chiaro, poi, che quanto più intenso è lo stato emotivo, tanto più forte è l’unità con noi stessi in cui ci raccogliamo, e tanto più determinata, efficiente, tenace sarà la nostra azione nel perseguire lo scopo che di volta in volta ci si pone davanti: si tratti di fuggire un pericolo, di scoprire un mistero o di essere gratificati  da una conferma dell’insegnante.

L’intensità dell’emozione: l’importanza dello “stato emotivo di base”

La realizzazione di un livello di forte intensità nella componente emotiva – e quindi energetica – è preziosa soprattutto nel dare avvio ai processi e poi nel ravvivarli, ma questi, successivamente, non potranno che svolgersi a un livello di intensità minore e più o meno costante, poiché le emozioni forti non possono avere lunga durata.

È per questa precisa ragione che risulta così importante, per noi educatori, tenere ben presente il ruolo del livello di base delle emozioni, lo “stato emotivo di base”, con il quale l’alunno mantiene l’orientamento allo scopo del conoscere-apprendere per la durata dell’attività in gioco.

Insieme alla buona realizzazione del momento, cioè al carattere interessante che il docente riesce a dare all’attività, sarà perciò fondamentale l’orientamento di fondo del bambino o ragazzo a ricercare il piacere e la propria positività nel conoscere e nell’apprendere.

Si tratta di una caratteristica personale molto importante ai fini dell’apprendimento, che – va sottolineato – può essere educata. Come? Offrendo al bambino, fin da piccolo, la possibilità di sperimentarsi positivamente nell’atto del conoscere-apprendere e – ancor di più – offrendogli già in famiglia dei modelli che orientino in tale direzione.

Le tre vie della motivazione

Nel contesto dell’apprendimento/insegnamento a scuola, questo “essere mossi” – la motivazionesi genera soprattutto per tre vie che sono in tutto o in parte contemporaneamente concorrenti allo scopo, sostenendosi o anche vicariandosi a vicenda, tanto che potremmo definirle la “struttura tridimensionale della motivazione”.

  1. La motivazione data dal piacere stesso di apprendere.
  2. La motivazione generata dal successo nell’apprendere.
  3. La motivazione derivante dalla conferma da parte del docente.

A queste tre principali, se ne aggiungono ancora due, che pure svolgono un ruolo importante.

  1. La motivazione derivante dall’aspettativa di un premio associato al perseguimento dell’obiettivo.
  2. La motivazione data dalla realizzazione della scuola come ambiente motivante.

La prima via della motivazione: il piacere di apprendere

La motivazione data dal piacere stesso di apprendere costituisce un dispositivo centrale nella struttura umana. Come tutti noi sappiamo bene per esperienza personale, alla base del nostro interesse per il nuovo c’è la funzione esplorativa tipica della nostra specie, a sua volta dominata dall’emozione della meraviglia.

È per questo che l’essere coinvolti dall’interesse (in latino: cura, da cui curiositas) per la conoscenza di qualcosa di non ancora conosciuto, dal desiderio di vederlo svelato, è la prima condizione che deve realizzarsi nell’apprendimento scolastico.

Nella sua forma pura, la meraviglia dispone l’organismo in uno stato di contemplazione, di attenzione incantata dinanzi a qualcosa. Ed è così che diventa il motore primario dell’atto cognitivo come desiderio – o pulsioneche preme al disvelamento.

L’insegnante appassionato ha alunni appassionati

A questo punto, potrei  certo indicare espedienti e tecniche per interessare l’alunno, ma – inutile girarci intorno – qui la condizione cruciale è che, prima degli studenti, siamo noi docenti a essere intimamente appassionati al nostro sapere e, ancor meglio, al sapere in generale, a ogni sapere, così da suscitare negli alunni la stessa passione (e ricordiamo sempre che anche il bambino o ragazzo con difficoltà, svogliato, che non fa i compiti, si sente uno scienziato in erba, nella stessa piena misura degli altri alunni).

La passione per il sapere infatti attiva anche in noi che insegniamo lo stato emozionale del piacere/gioia, che è per propria natura effusivo: l’amore per il sapere non può non divenire bisogno di trasmetterlo e suscita nell’altro il medesimo sentimento.

Niente fascino a ogni parola, ma picchi di vivo interesse

 Al di fuori di questa condizione tutto diviene molto penoso. L’innamoramento per il sapere, coltivato come cuore della propria identità da chi – ora insegnante – per anni ha appassionatamente voluto diventare biologo, o letterato, o ingegnere, o musicista, questo innamoramento, non deve finire mai. Perché, quando il sapere del docente è uno stanco possesso o una pigra nostalgia e non un amore continuamente rinnovato non può produrre passione conoscitiva nei bambini e nei ragazzi.

Con  questo, non voglio dire che ogni parola del docente debba sprigionare irresistibile fascino, il che sarebbe in realtà rendere l’alunno dipendente dalla forza attrattiva del docente e dunque renderlo passivo! Voglio intendere invece che il docente deve essere capace, empaticamente, di far sperimentare ai suoi alunni, con la giusta frequenza, picchi di vivo interesse per i contenuti, la portata conoscitiva, i segreti e misteri della propria disciplina, e cioè, in una parola, per la sua bellezza.

La seconda via della motivazione: il successo nell’apprendere

Nell’acquisire un nuovo sapere, il bambino, o il ragazzo, vive un’autoconferma che genera un senso di rinnovata appropriazione di sé, di unità con se stesso, di accrescimento personale. Tale conferma di sé, che nasce ogni volta dal successo dell’apprendimento, è  la seconda profonda forma di motivazione nel percorso di apprendimento scolastico.

E lo stato emotivo di intimo piacere e il senso di potenza che lo accompagna è ascrivibile, tra le sei emozioni di base, alla gioia. Da questa sperimentazione positiva di sé si genera, col ripetersi nel tempo, il senso della propria affidabilità, che diventa così un sentimento stabile: appunto l’autostima.

Il dialogo tra la prima e la seconda via della motivazione: l’importanza del successo

L’attrattiva per la conoscenza, che spinge a inoltrarci verso il fuori (cioè il nuovo), e la conferma di noi stessi consegnataci dal successo ottenuto nell’appropriarci di quel nuovo,  che ci restituisce a noi stessi con un movimento dall’esterno all’interno, sono predisposte come complementari e coessenziali nella nostra struttura biologica.

Uscire per appropriarsi di qualcosa che sta fuori e portarlo all’interno è la dinamica dell’alimentazione e dell’accrescimento, che vale per il batterio come per la conoscenza umana e per il Sé, ed è sostenuta da una pulsione che Jean Piaget definisce – a tutti i livelli – “appetito assimilatorio”.

Così, data questa complementarietà tanto spiccata tra le due prime vie della motivazione, appare evidente che, se nel corso dell’apprendimento scolastico non si verifica – e non si ripete con giusta frequenza – l’esperienza del successo, non solo l’autostima, ma anche la stessa meraviglia/interesse per la conoscenza-apprendimento tenderà, inevitabilmente  a scemare.

Il successo può non arrivare subito, ma non deve mancare

Il successo nell’apprendimento, in quanto conferma delle proprie capacità, ha forza motivazionale propria anche in assenza di vero interesse verso ciò che l’alunno sta apprendendo. Può non arrivare al primo colpo, il che è di per sé una condizione formativa, ma a un certo punto deve necessariamente esserci.

E quando proprio fa fatica ad arrivare, noi docenti possiamo e dobbiamo comunque ricorrere al nostro ruolo di adulto significativo che dà conferma dall’esterno (è  questa la terza via della motivazione), che incoraggia e mostra – al di là di tutto e quindi anche dell’insuccesso –  la fiducia nelle capacità dell’alunno, approvandolo in ogni caso come persona, così da aiutarlo a prolungare l’impegno per superare la difficoltà.

Poi però il successo “vero” deve assolutamente arrivare. Anche a costo di abbassare gli obiettivi (…o truccare un po’ le carte!). Se ciò non avviene o avviene troppo tardi, e l’alunno supera la “soglia di scoraggiamento”, allora nella sua vita di bambino, o ragazzo, si produce un vulnus, una ferita con cui la sua identità farà a lungo i conti, e dalla quale non sempre potrà riuscire a saltare fuori.

La terza via della motivazione: la conferma da parte del docente

Il riconoscimento del proprio valore da parte del docente è precisamente la terza coordinata della motivazione, senza la quale i primi due “movimenti” sono più fragili e soggetti a una certa precarietà. La conferma esterna da parte del docente, quale adulto significativo, ha il valore di prolungamento della conferma genitoriale e, allo stesso tempo, rappresenta la conferma da parte degli “altri”, intesi come società e mondo intero. Così, il docente è figura decisiva del sistema sociale come ponte tra il mondo interno della famiglia e il mondo esterno adulto, sociale e istituzionale.

La conferma da parte della scuola per alimentare il senso di appartenenza

Presiede a questa dinamica il senso di appartenenza. Sentirsi approvato, confermato, vuol dire  sentirsi accolto dal proprio ambiente, inserito. Quando questo ambiente è la scuola, il riconoscimento ha una valenza “istituzionale” di grande portata per la personalità in formazione, percepita implicitamente come tale anche dall’alunno.

In questo senso, così come il docente è ponte tra famiglia e mondo, la scuola svolge quella funzione iniziatica che l’antropologia culturale ritrova presente e importante nelle società umane di tutti i tempi.

E questa dimensione di appartenenza, come tutte le strutture di base della nostra specie è sostenuta da emozioni positive e intense (nell’ambito della gioia), ed è di importanza decisiva per la buona crescita del singolo e della società: basti pensare che, se il bisogno di appartenenza non è soddisfatto dalla scuola e dalla società nelle sue strutture sociali, civili, istituzionali, allora sarà vitale per il ragazzo soddisfarlo altrove, nella banda, nella curva e in altri “gruppi” che istituzionali non sono, ma che acquisiscono ai suoi occhi quella forza strutturante e normativa che si presenta come surrogato, in qualche modo, della dimensione istituzionale stessa di cui ciascuno di noi ha bisogno.

Come approfondire il ruolo delle emozioni nella motivazione all’apprendimento

Sarete d’accordo con me che il ruolo delle emozioni nella motivazione all’apprendimento è senz’altro centrale e decisamente articolato, a tal punto che trattarlo in così poco spazio risulta davvero complicato. Per questa ragione, insieme a Francesca de Robertis che ne ha curato l’editing, abbiamo pensato di mettere a disposizione di chi tra voi ha bisogno o voglia di approfondire il tema un file scaricabile gratuitamente dal box in fondo, intitolato Motivazione all’apprendimento: il ruolo delle emozioni.

Qui potrete trovare una analisi più dettagliata degli argomenti che ho già esposto in questo articolo, accanto ad altri cui ho solo fatto accenno, tra cui, per esempio, la centralità della scuola come ambiente motivante e il ricorso al premio. L’obiettivo è offrire ulteriori spunti di riflessione e qualche consiglio operativo che possa tornare utile a chi come voi insegnanti fa i conti con la motivazione quotidianamente.

Motivazione all’apprendimento: il ruolo delle emozioni

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Di più sull'autore

Laureato in Filosofia presso l'Università di Bologna, ho insegnato lettere nella scuola media e svolto, per più di 20 anni, il ruolo di Preside nella scuola secondaria di 1° grado e nella scuola dell'infanzia e primaria in un istituto comprensivo. L'attività formativa svolta ha interessato i vari temi della didattica, le forme di difficoltà nell'apprendimento e il disagio nella scuola. Attualmente svolgo attività di formazione dei docenti per conto dell'Associazione Docenti Italiani.

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Commenti

  • Cristina Bianucci 1 agosto 2017 alle 8:37

    Articolo molto interessante

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