La scuola al centro: nuovi fondi destinati alle periferie urbane

Il Ministero dell'Istruzione ha stanziato 10 milioni di euro per iniziative extra nelle scuole

La scuola deve combattere l’infelicità. È questo uno degli slogan riportati nelle slide allegate al comunicato su “La scuola al centro” che si legge dal sito del MIUR in merito a nuovi progetti per l’attività didattica. Il Ministero dell’Istruzione ha stanziato 10 milioni di euro disponibili da subito per iniziative extra nelle scuole che sorgono nelle periferie delle città di Napoli, Roma, Palermo e Milano, che meritano maggiore intervento e controllo sociale. Il Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha firmato il decreto.

Le statistiche sulla dispersione scolastica

Partendo dalle statistiche sulla dispersione scolastica, ci rendiamo conto che in Italia il fenomeno è altamente diffuso. Il nostro Paese, proprio in seguito all’accordo di Lisbona del 2000, ha applicato le indicazioni utili per migliorare la scuola e seguire la linea europea.

Un testo decisivo è rappresentato dalla legge di delega n. 53/20036, finalizzata a creare un sistema in grado di contrastare il fenomeno della dispersione scolastica attraverso il monitoraggio della frequenza degli alunni, in entrambi i sistemi nazionale e regionale.

La dispersione scolastica è molto diffusa nelle periferie delle città italiane maggiormente a rischio. Qui il degrado culturale genera economie sommerse e la micro-criminalità è diffusa negli strati della popolazione non solo maschile, ma anche femminile, con età media relativamente bassa. Si tratta di sobborghi, o meglio, di zone di frontiera, come spesso sono definite nel panorama nazionale che necessitano di attenzione particolare da parte delle istituzioni.

I bambini e i giovani sono esposti alla corruzione e al degrado, nel frattempo, sono isolati rispetto alle attività quotidiane delle città di riferimento, vivendo la sensazione di emarginazione e subendo strategie di out-group tipiche delle varie forme di etichettamento. Vivere da dentro queste realtà significa, nel lungo periodo, assimilarle come “normali” e ciò può sfociare nella devianza minorile.

Le linee guida del piano “La scuola al centro”

Quali sono i punti fondamentali per fare in modo che il piano “La scuola al centro” abbracci il territorio? La risposta del MIUR è stata determinante: “è necessario un intervento mirato e tempestivo da parte della scuola”. Nel piano dell’offerta, saranno circa 700 le istituzioni coinvolte, ognuna avrà un budget di 15.000 euro.

A settembre, attraverso finanziamenti del PON Scuola, saranno coinvolte altre 5.000 scuole di tutto il Paese. Le attività potranno essere svolte in collaborazione fra istituti scolastici, con enti locali, università, associazioni, cooperative. I fondi saranno utilizzati per pagare le attività, i materiali e il personale dedicato. Prevenire la devianza minorile è una delle prime missioni della scuola, dove il principio della legalità e dell’educazione parono dallo sviluppo della creatività degli studenti con dei programmi che prevedono:

  • Autoimprenditorialità
  • Avvicinamento alla musica
  • Attività sportive pomeridiane
  • Laboratori artistico-espressivi. Promozione dell’inserimento del cinema e del teatro a scuola
  • Diffusione della lettura
  • Attività per la conoscenza del territorio di appartenenza e di incentivazione alla cittadinanza attiva

C’è spazio anche per le attività creative, per i lavori che stimolano la fantasia e le abilità dei ragazzi: saranno organizzati corsi di musica per imparare a suonare uno strumento, laboratori artigianali sulla street art e le arti del ‘900 e la realizzazione da parte degli studenti di materiali multimediali, cortometraggi, video, fotografia.

Inoltre saranno svolte lezioni cinema e teatro ed attività creative di tinkering e making che è un metodo educativo, dove la scienza viene sperimentata attraverso lavori di costruzione che valorizzano la creatività, l’indagine e l’esplorazione basandosi sulle capacità e le conoscenze degli studenti.  

Sono previste delle attività sportive pomeridiane (atletica, calcio, arti marziali, danza, pallavolo, etc.) e corsi per il potenziamento delle lingue straniere, incontri nella scuola per la promozione della lettura e corsi di recupero e sostengo con programmi ad hoc, in base ai bisogni dello studente e dei laboratori per promuovere la legalità.

Ci sarà la possibilità di collaborare con gli altri istituti? Certo, i progetti delle scuole, proposti in forma di rete, saranno finanziati con il coinvolgimento dei genitori e con un’ampia apertura al territorio, anche realizzati in collaborazione con altri istituti scolastici e con il supporto di partner, enti locali, associazioni presenti sul territorio.

Cosa stabilisce il decreto legge?

Abbiamo analizzato gli aspetti fondamentali di questo decreto legge e abbiamo visto i vantaggi fondamentali per gli alunni. Adesso leggiamo qualche passaggio utile per comprendere nel miglior modo possibile questa novità. Come si legge dal Decreto Legislativo 107/2015 della Buona Scuola, Art.1, comma 1, lettere l), m) e n):

Le istituzioni scolastiche perseguono diversi obiettivi formativi prioritari: […] prevenzione e contrasto della dispersione scolastica, […] valorizzazione della scuola intesa come comunità attiva, aperta al territorio e in grado di sviluppare e aumentare l’interazione con le famiglie e con la comunità locale […]  e apertura pomeridiana delle scuole».

Le periferie sono i centri del futuro: sono ricche di umanità e di energie. Spetta a noi, alla scuola raccoglierle e farle emergere”, sottolinea il Ministro Stefania Giannini. “Con questo progetto vogliamo dare ai ragazzi di quelle aree del Paese dove l’istruzione costituisce una risposta importante ed essenziale per garantire un futuro alle nuove generazioni, una scuola aperta, che appartenga a tutta la comunità, dove famiglie e studenti possano sentirsi come in una seconda casa, da frequentare non solo quando ci sono le lezioni, ma anche in orario extra scolastico. Questo già accade in moltissime realtà. Ora stanziamo risorse specifiche affinché quella scuola aperta e viva che abbiamo immaginato con la Buona Scuola possa concretizzarsi sempre di più”.

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Di più sull'autore

Sono laureata in sociologia, con curriculum socio-antropologico presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Giornalista pubblicista. Blogger, coordinatrice e presentatrice per eventi culturali.

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