Imparare la matematica con il Lego

Metodi di studio efficaci

Quante volte siamo stati spiazzati dai nostri figli, nipoti o piccoli amici da una richiesta di aiuto nello svolgere semplici compiti di matematica? Quanti di noi dinanzi a regoli, divisori e dividendi, frazioni e proporzioni, si sono trovati a balbettare, persi nei ragionamenti che prevedono l’esecuzione del calcolo?

Diciamoci la verità: la matematica, almeno nell’idea più tradizionale della materia, non fa proprio impazzire. Per molti essa è percepita come una materia fredda, poco comprensibile, fatta di formule e algoritmi da imparare a memoria, che poco spazio lascia alla creatività e che, potendo scegliere, nessuno farebbe.

Eppure in questo clima di grande rinnovamento e ringiovanimento della didattica che sembra coinvolgere tutte le discipline, nessuna esclusa, sono moltissime le idee e le strategie che mirano a rendere la matematica più gradevole e digeribile proprio per tutti.

Appare sempre più possibile e avvincente trovare percorsi e idee che possano arrivare a restituire una matematica utile, reale, affascinante e piacevole, che possa essere in grado di costruire una vera competenza, non solo scolastica ma spendibile pure fuori dall’aula e, soprattutto, di sviluppare le potenzialità di ognuno. Accanto alle moltissime idee che nascono ogni giorno nel nostro Paese, qualcuna ci arriva anche da un po’ più lontano.

Imparare la matematica con il Lego: la teoria di Alycia Zimmerman

Quella proveniente da una docente newyorkese di scuola primaria Alycia Zimmerman sembra davvero venire in soccorso a tutti gli improvvisati aiutanti di calcoli strambi che avrebbero bisogno di una bella rispolverata di formule matematiche. Quello che serve, secondo questa curiosa teoria, è solo una bella manciata di Lego e, così, anche i calcoli più complessi diventeranno dei giochi da ragazzi o, per dirla alla loro maniera, a piece of cake. Sì, avete capito bene.

Parliamo proprio dei Lego, i famosissimi mattoncini frutto della ingegnosa creazione del falegname danese Ole Kirk Christiansen nel lontano 1949.

Da generazioni, adulti e bambini si divertono a giocarci, stimolando la propria fantasia nella costruzione di castelli medievali, astronavi intergalattiche, spaventose navi pirata e velocissimi jet. Ebbene, secondo la Zimmerman, l’uso dei Lego può addirittura favorire lo sviluppo del pensiero logico e se non utilizzati come un giocattolo, possono altresì rappresentare un grande sussidio per l’apprendimento sia in classe sia a casa.

Addentrandoci nell’affascinante mondo dei Lego, possiamo scoprire tantissime curiosità a molti, forse, sconosciute. Anzitutto, il nome: la parola “LEGO”, infatti, non allude alla loro possibilità di essere incastrati, quindi “le-gati”, ma proviene dall’unione delle parole danesi “legt godt” che significa “gioca bene”. Ma ciò che appare ancor più sorprendente è il fatto che, se utilizzati regolarmente in classe, possono aiutare a sviluppare abilità matematiche nei bambini.

A detta della creativa insegnante americana, i mattoncini Lego permettono di spiegare concetti matematici fondamentali e calcoli anche complessi in un modo che risulta immediatamente comprensibile per le giovani menti.

Per approfondire: riforma delle classi di Concorso: tutto quello che c’è da sapere.

Una nuova frontiera per imparare la matematica facendo

Naturalmente, non manca chi storce il naso all’idea di potersi trovare un giorno in classe del proprio figlio qualcuno che invece di chili di mele, di arance e di farina portate dal solito contadino farà i conti a colpi di manciate di Lego. Per chi è aperto alle nuove sfide e alle nuove tipologie di didattica, il mondo dei Lego, visti in questa nuova prospettiva, offrono certamente tanto terreno da cui attingere a piene mani.

Un gioco dalle poche regole, dove non serve un manuale d’istruzione perché si impara facendo, sperimentando possibilità e combinazioni e vedendo immediatamente i risultati dei tentativi fatti.

Un gioco libero ma strutturato, perché non si possono mettere i pezzi come si vuole perché si incastrano solo in un certo verso. Un gioco dove spesso il bambino sa quello che vuole fare e ha un chiaro disegno in testa di quello che vuole ottenere. Un gioco che necessita e che crea ordine mentale.

Per approfondire: abilitazione all’insegnamento: cos’è e cosa cambierà.

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Di più sull'autore

Sono un'insegnante di Lingua e Letteratura Inglese e ho svolto diverse esperienze di lavoro prima come traduttrice e redattrice presso la Edises e poi come freelance.

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