Guida pratica ai concorsi pubblici

Lavorare nel settore pubblico: ambiti professionali, tipologie di concorso e linee guida

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge

Così recita l’ultimo comma dell’articolo 97 della Costituzione che impone alle amministrazioni di utilizzare una procedura di selezione dei propri dipendenti quanto più imparziale e trasparente possibile, consentendo allo stesso tempo di reclutare le migliori risorse disponibili attraverso una sana competizione tra i vari concorrenti. Con il senno di poi qualcuno potrebbe dire che lo scopo non è stato raggiunto, soprattutto in termini di imparzialità e trasparenza, ma ciò non toglie che l’obiettivo fosse del tutto condivisibile.

I concorsi pubblici, quindi, rappresentano ancora oggi un’importante modalità di inserimento nel mondo del lavoro e consentono di lavorare nel settore pubblico con contratti a tempo indeterminato, determinato, part-time o con assegni di ricerca.

Si tratta di procedure con le quali le amministrazioni statali e altri enti pubblici inseriscono nuove figure professionali tra i propri dipendenti dopo aver valutato i titoli posseduti e l’esito delle varie prove previste (preselettiva, scritta e colloquio finale).

È bene chiarire subito che esistono delle eccezioni, stabilite dalla legge, all’assunzione tramite concorso pubblico: non è, infatti, previsto per le qualifiche dove non serve uno specifico titolo di studio (non ha senso un concorso per la qualifica di custode: si attinge direttamente dagli elenchi dei Centri per l’impiego) e per le assunzioni attraverso forme flessibili di impiego (part-time, tirocini ecc.).

Le amministrazioni che assumono

L’espressione amministrazioni ed enti pubblici è molto generica e include tantissimi soggetti. Per questo motivo nella Gazzetta ufficiale i bandi sono suddivisi nelle seguenti sezioni:

  • amministrazioni centrali, dove sono pubblicati quelli indetti dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e dai vari Ministeri. È la sezione di maggiore rilevanza perché normalmente ci sono i concorsi più importanti, soprattutto in termini di numero di posti. Sono inclusi anche quelli per l’accesso alle varie forze di polizia (competente il Ministero dell’interno), per le forze armate (competente il Ministero della difesa) oppure nella scuola (competente il Ministero dell’istruzione). Attenzione: se il Ministero affida ad un ente terzo la gestione del concorso (ad esempio al Ripam, come è accaduto per i 35 Specialisti nell’ANAC), la notizia non si troverà in questa sezione ma nella successiva intitolata “altri enti”;
  • enti pubblici statali. Raccoglie bandi di numerosi enti che fanno parte della pubblica amministrazione (Consiglio nazionale delle ricerche, CNR, Agenzie varie);
  • università e altri istituti di istruzione. In prevalenza include bandi per posti di docenti e ricercatori universitari, ma talvolta sono riportati anche concorsi per personale amministrativo;
  • enti locali. Comprende le selezioni avviate dai diversi enti territoriali, in particolare Comuni, Unioni di Comuni e Regioni. I profili più ricercati sono quelli di agente di polizia municipale, insegnanti negli asilo nido e scuola dell’infanzia e personale addetto alle vari settori di attività degli enti locali: amministrativo, contabile, tecnico, servizi sociali e culturali;
  • aziende sanitarie locali e altre istituzioni sanitarie. Include i bandi delle ASL e delle Aziende ospedaliere, ma anche quelli di istituti di cura e ricovero per anziani o delle Ipab. I profili maggiormente richiesti sono quelli di infermiereoperatore socio-sanitariotecnici di laboratorio, collaboratori amministrativi e dirigenti medici;
  • altri enti. Si tratta di una sezione residuale nella quale trovano spazio i bandi di numerosi enti, agenzie, istituti, ordini professionali ecc. Non è da sottovalutare perché spesso sono riportate anche informazioni su concorsi di particolare importanza la cui gestione è affidata dai Ministeri ad altri soggetti; in particolare le notizie sui concorsi gestiti dal Ripam.

Potrebbe interessarti la lettura delle nostre guide alle professioni.

La Gazzetta ufficiale della serie concorsi si chiude con una sezione “Diari e avvisi” che raccoglie tutte le notizie di particolare rilevanza successive alla pubblicazione del bando: data delle prove, eventuali rinvii delle stesse, pubblicazione di banche dati ufficiali ecc.

La serie Concorsi della Gazzetta ufficiale (4a serie speciale) è pubblicata due volte la settimana, il martedì e il venerdì. Per conoscere le scadenze dei principali concorsi in atto consulta il nostro calendario.

Le amministrazioni che assumono … in mobilità

Nella Gazzetta dei concorsi trovano spazio anche avvisi di assunzione in mobilità. Cosa significa? Molto semplicemente che l’amministrazione, prima di avviare le (laboriose e costose) procedure concorsuali, chiede se presso un altro ente c’è qualcuno che svolge la stessa mansione ed è disponibile a trasferirsi. Ad esempio un Comune potrebbe aver bisogno di un agente di polizia municipale e potrebbe assumere qualcuno che già opera in un altro Comune e ha intenzione di spostarsi (magari perché più vicino alla propria famiglia). Non si tratta, quindi, di concorsi, ma di “inviti” a trasferirsi rivolti a soggetti che già operano nelle amministrazioni pubbliche.

Dopo aver atteso un certo periodo di tempo (in genere 30 giorni) si procede alla pubblicazione del bando aperto a tutti nelle ipotesi in cui:

  • non siano state presentate candidature;
  • quelle presentate non siano state reputate idonee;
  • quelle presentate non siano sufficienti a coprire il fabbisogno. In quest’ultimo caso il numero di posti a concorso è ridotto (ad esempio il Comune cerca 20 vigili, ne assume 5 con procedure di mobilità e mette a concorso i restanti 15 posti).

La procedura di mobilità è obbligatoriamente prevista dall’art. 30, co. 2-bis, D.Lgs. 165/2001.

Cinque diverse procedure di concorso. Ad ognuno la sua

Come è stato sottolineato nelle Linee Guida sulle procedure concorsuali del 24 aprile 2018 “non esiste una procedura o un modello di concorso standard valido per il reclutamento di qualunque professionalità. Nell’ambito degli strumenti previsti dalla legge e dai regolamenti, occorre di volta in volta modulare sia le procedure sia i modelli a cui ricorrere al fine di pervenire alle soluzioni più adatte in relazione alla figura professionale da scegliere”.

In pratica nel bando di concorso si può prevedere una procedura:

  • di concorso pubblico per soli esami. La selezione è aperta a tutti (fatto salvo il possesso dei titoli di studio richiesti) e i vincitori saranno i soggetti che avranno superato con il punteggio più alto le diverse prove contemplate;
  • di concorso pubblico per soli titoli. Non è previsto lo svolgimento di alcuna prova scritta o orale; i vincitori sono scelti sulla base dei titoli posseduti e che devono essere valutati da un’apposita commissione. Sommando tutti i punteggi attribuiti ai vari titoli si stila una graduatoria e si procede all’assunzione. I titoli possono essere di servizio (attività già svolta presso amministrazioni pubbliche) oppure di altra tipologia (studi, pubblicazioni, appartenenza a specifiche categorie ecc.);
  • di concorso pubblico per titoli ed esami. In questo caso ai punteggi ottenuti dopo aver superato le varie prove si sommano quelli che possono essere attribuiti per il possesso di determinati titoli. Spesso questi ultimi possono far aumentare di molto il voto finale. Normalmente il punteggio dei titoli è preso in considerazione solo se si superano le prove d’esame (non prima). È la procedura più comune;
  • di corso-concorso. Aver superato tutte le prove del concorso non è sufficiente per poter essere assunti. Il corso-concorso (anche se sarebbe più corretto parlare di concorso-corso) affianca alla selezione iniziale una fase di formazione, al termine della quale si deve superare un esame di idoneità;
  • di selezione mediante lo svolgimento di prove volte all’accertamento della professionalità richiesta. Dimenticate i quiz, i temi, le domande e tutte le nozioni che normalmente sono richieste per affrontare un concorso; in questo caso la prova è solo pratica, anche se ciò non significa che non si debba mettere mano a carta e penna (immaginate un aspirante agente di polizia municipale al quale è richiesta la stesura di un verbale).

Tutte queste procedure sono disciplinate principalmente nell’articolo 35 del D.Lgs. 165/2001 (Testo unico sul pubblico impiego), nel D.P.R. 9 maggio 1994, n. 487 (Regolamento recante norme sull’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi), nel D.P.R. 24 settembre 2004, n. 272 (Regolamento di disciplina in materia di accesso alla qualifica di dirigente) e nel D.P.R. 16 aprile 2013, n. 70 (Regolamento recante riordino del sistema di reclutamento e formazione dei dipendenti pubblici e delle Scuole pubbliche di formazione).

A questi provvedimenti va aggiunto un prezioso documento del 24 aprile 2018, le Linee Guida sulle procedure concorsuali, un vademecum in materia emanato dal Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione.

Il bando di concorso

Il concorso pubblico è regolamentato da un bando.

Quest’ultimo rappresenta una vera e propria guida dettagliata di come dovrà svolgersi l’intera procedura concorsuale e stabilisce:

  • la figure professionali richieste
  • i requisiti necessari per poter partecipare
  • i titoli che possono garantire un punteggio aggiuntivo
  • le modalità e i termini di presentazione della domanda di partecipazione
  • le modalità di svolgimento delle prove selettive previste
  • i criteri di valutazione
  • le modalità di assunzione dei vincitori

Leggere attentamente il bando di concorso è il primo passo per una buona riuscita del concorso stesso. Un’errata presentazione delle domanda, ad esempio, è motivo di esclusione. Nel bando di concorso troviamo inoltre tutte le indicazioni sulle prove di selezione e sulle materie che saranno oggetto di valutazione.

I bandi di concorso sono pubblicati su Bollettini Ufficiali Regionali e sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (www.gazzettaufficiale.it). Consultare regolarmente tali fonti permette di venire a conoscenza per tempo di quei concorsi ai quali possiamo partecipare.

Con quale titolo di studio si può partecipare?

Accanto ai requisiti generici per l’accesso ai concorsi pubblici, la vera differenziazione tra chi può partecipare o meno è data dal titolo di studio richiesto. Vi sono concorsi per diplomati (ad esempio quello per 115 Assistenti tecnici nella Regione Lazio), per laureati (ad esempio i 510 Funzionari nell’Agenzia delle Entrate o i 967 Funzionari nell’INPS), per chi ha un’abilitazione (ad esempio il concorso per 250 Assistenti sociali nel Ministero della Giustizia) oppure una certificazione; a breve si potrebbero avere anche concorsi per i quali è richiesto il titolo di dottore di ricerca. È importante verificare se si è in possesso del titolo di studio richiesto, soprattutto nel caso in cui sia possibile partecipare anche con titoli equipollenti.

Per sapere cosa sono i titoli equipollenti consulta il nostro articolo sull’argomento.

È previsto un limite di età?

Per la partecipazione ad un concorso pubblico può essere stabilito anche un limite di età. Questo succede per alcuni settori professionali come le forze dell’ordine.

Leggi di più sui limiti di età.

La presentazione della domanda, lo SPID e la commissione d’esame

La domanda per un concorso pubblico normalmente va presentata entro 30 giorni dalla pubblicazione del bando. Poiché l’amministrazione che bandisce il concorso non sa, al momento della redazione del bando, quando sarà pubblicato in Gazzetta, non è mai riportata una data specifica entro la quale presentare la domanda.

La formula sarà sempre “entro 30 giorni dalla pubblicazione…”. Un aiuto viene dalla stessa Gazzetta che, accanto a ciascun concorso, indica la data ultima per iscriversi. Sul sito dell’amministrazione la data ultima è, invece, chiaramente indicata.

Per la presentazione della domanda si è definitivamente abbandonato il sistema dell’invio della classica raccomandata cartacea e sono state introdotte procedure di iscrizione online che sicuramente facilitano la vita a chi vuole partecipare al concorso.

Negli ultimi tempi è sempre più frequente la richiesta dello SPID (Sistema pubblico di identità digitale) per poter accedere al sito di presentazione della domanda; è il caso del concorso a 253 Funzionari nel Ministero dell’Istruzione, del concorso INPS per 967 Consulenti di Protezione Sociale o dei vari concorsi banditi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF). Visti i molteplici utilizzi (potrebbe essere utile anche per il bonus 18App oppure per la Carta docenti o semplicemente per accedere ai vari siti della pubblica amministrazione) sarebbe utile procurarselo per tempo in modo da non dover fare le corse dell’ultimo minuto, con i “quasi inevitabili” intoppi burocratici e tecnologici.

Qui una guida allo SPID e alle procedure per ottenerlo

Attenzione: è meglio evitare di mettersi davanti al computer negli ultimi giorni in quanto spesso si verificano blocchi del sistema telematico che deve ricevere le domande. E poi ricordatevi di pagare l’eventuale tassa di iscrizione con largo anticipo rispetto alla compilazione della domanda; quasi sempre è richiesto l’inserimento degli estremi del versamento effettuato.

Scaduto il termine di presentazione della domanda, prima dell’avvio delle prove, è nominata e resa pubblica la commissione d’esame. È la prima comunicazione ufficiale destinata ai partecipanti al concorso.

Le prove del concorso

I concorsi pubblici prevedono le seguenti fasi di selezione:

  • preselezione (eventuale)
  • prova scritta
  • prova pratica (per alcune tipologie di concorso)
  • prova orale

La preselezione

La preselezione è contemplata nel caso in cui il numero delle domande presentate sia elevato, pari ad un multiplo (cinque volte, sei volte ecc.) dei posti a concorso. La prova preselettiva consiste nella risoluzione di quiz a risposta multipla e/o nella stesura di risposte sintetiche a domande aperte. I quesiti a risposta multipla possono essere di logica e cultura generale oppure riguardare le materie delle successive prove.

In qualche caso (vedi concorsi nell’Agenzia delle Entrate) le prove preselettive possono essere due: quella con test logico-attitudinali e quella con quesiti su discipline professionali. Il superamento della preselezione è requisito essenziale per essere ammessi alle successive fasi della selezione.

Molti concorsi (ma non tutti) prevedono la pubblicazione in anticipo della banca dati dalla quale saranno estratti i quesiti proposti in sede d’esame. Di regola è diffusa 45 giorni prima dello svolgimento della preselezione e normalmente riporta sempre la prima risposta come quella esatta; per esercitarsi, quindi, serve a ben poco anche se online sono reperibili software che provvedono a “miscelare” le risposte e consentono di simulare una reale prova preselettiva.

Non è un mistero che la preselezione ha lo scopo di “scremare” i candidati che proseguiranno nella selezione. Per questo motivo il bando quasi sempre stabilisce che saranno ammessi alla successiva prova scritta solo un numero limitato di candidati, in genere un multiplo dei posti a concorso (ad esempio per un concorso con 500 posti passano alla fase scritta solo i primi 2500, più tutti quelli che hanno avuto lo stesso punteggio dell’ultimo classificato).

Secondo le indicazioni contenute nelle Linee Guida del 24 aprile 2018 le domande delle prove preselettive “non dovrebbero essere prevalentemente volte a premiare lo studio mnemonico, ma dovrebbero includere sia quesiti basati sulla preparazione (generale e nelle materie indicate dal bando), sia quesiti basati sulla soluzione di problemi, in base ai diversi tipi di ragionamento (logico, deduttivo, numerico)”.

La prova scritta

La prova scritta può consistere in un elaborato, in domande a risposta chiusa o in quesiti a risposta sintetica. Le materie oggetto della prova scritta sono indicate nel bando e fanno riferimento al tipo di professione a concorso.

Nel primo caso (elaborato) si tratta di presentare un tema su argomenti indicati dalla Commissione d’esame. Un consiglio: evitate di scrivere troppo. Due o al massimo tre facciate sono più che sufficienti. Quello che la Commissione richiede non è la conoscenza enciclopedica dell’argomento ma la capacità si saperlo inquadrare e spiegare in modo chiaro e diretto.

Nel secondo (domande a risposta chiusa) si tratta di una sostanziale ripetizione della prova preselettiva, con la somministrazione di una domanda e la presentazione di 3 o 4 alternative di risposta, una sola delle quali è corretta. In alcuni concorsi la differenza tra preselettiva e prova scritta a risposta chiusa è data dal fatto che nella prima si somministrano quesiti di tipo logico-attitudinale mentre nella seconda sono proposti test su materie professionali.

La terza tipologia di prova (domande a risposta aperta) chiede di rispondere a delle domande attraverso la stesura di “mini-temi”, delle brevi trattazioni che non dovrebbero mai superare i 10/20 righi. Talvolta è la stessa procedura concorsuale che fornisce lo spazio massimo a disposizione per la risposta.

Superare la prova scritta: guida pratica alla stesura di un elaborato

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La prova pratica

La prova pratica è prevista per alcune tipologie di concorsi, nel settore sanitario o in quello per agente di polizia municipale, ad esempio. Per essere ammessi alla prova pratica è necessario ottenere il punteggio minimo alla prova scritta.

La prova pratica consiste nell’esecuzione di tecniche specifiche, nella predisposizione di azioni connesse alla professione a concorso (stesura di un verbale, di un atto, ecc.) o in procedure tecniche di base da riordinare secondo una precisa sequenza.

La prova orale

L’ammissione alla prova orale è subordinata al superamento della prova pratica, se prevista, altrimenti della prova scritta. Si tratta sostanzialmente di un colloquio su materie oggetto della prova scritta e della eventuale prova pratica e prevede anche l’accertamento di competenze informatiche e la verifica della conoscenza di una lingua straniera. In alcuni casi la verifica della lingua è effettuata attraverso l’inserimento di domande specifiche nelle precedenti prove. Dal 2017 è stato inserito l’obbligo di verificare la conoscenza della lingua inglese; altre lingue possono, ove opportuno in relazione al profilo professionale richiesto, essere aggiunte (ma mai sostituire l’inglese).

Il corso-concorso e il tirocinio professionale

Alcuni concorsi pubblici, per qualifiche molto elevate, impongono di partecipare ad un corso di formazione prima di sostenere la prova orale finale. La durata del corso è variabile, la frequenza è obbligatoria ed è previsto il pagamento di un’indennità o l’attribuzione di una borsa di studio (l’Agenzia delle Entrate indica esplicitamente l’importo nel bando: 1450 euro).

La formula del corso-concorso (anche se sarebbe più corretto parlare di concorso-corso) è adottata per le qualifiche dirigenziali (ad esempio Dirigente Scolastico) e dall’Agenzia delle entrate. Il numero degli ammessi al corso è generalmente superiore a quello dei posti banditi allo scopo di coprire eventuali abbandoni durante lo svolgimento del periodo di formazione.

Le prove di efficienza fisica e gli accertamenti psico-fisici e attitudinali

Per i concorsi banditi dalle forze armate e di polizia il bando prevede il superamento anche delle prove di efficienza fisica, degli accertamenti psico-fisici e degli accertamenti attitudinali.

Le prove di efficienza fisica prevedono l’esecuzione in sequenza e in tempi predeterminati di questi esercizi: corsa, salto in alto, sollevamento alla sbarra. I candidati devono successivamente superare gli accertamenti psico-fisici, che consistono in una visita medica generale.

Si passa poi agli accertamenti attitudinali costituiti da test intellettivi, per valutare le capacità di ragionamento, test di personalità e questionario biografico, per acquisire elementi circa il carattere, le inclinazioni e le esperienze di vita passata e presente e un colloquio, per un esame diretto dei candidati, alla luce delle risultanze dei predetti test.

I concorsi che verranno: meno bandi, più posti disponibili

Novità sono in arrivo nei prossimi mesi nell’organizzazione dei concorsi pubblici, che riguarderanno soprattutto la fase di predisposizione del bando e non tanto quella di svolgimento delle prove.

Una norma approvata nel 2013 obbliga le amministrazioni dello Stato, le Agenzie e agli Enti pubblici economici, a bandire concorsi pubblici unici per il reclutamento dei dirigenti e delle figure professionali comuni (art. 4, co. 3-quinquies, D.L. 101/2013). Cosa sono i concorsi pubblici unici? In pratica tutte le amministrazioni statali dovranno comunicare al Dipartimento della Funzione pubblica il numero e il profilo del personale di cui hanno bisogno e che intendono assumere nei mesi successivi. Il Dipartimento provvederà ad accorpare questi profili in modo omogeneo (ad esempio nei vari Ministeri e Agenzie sono da assumere 3.000 persone con qualifica di funzionario) e provvederà ad emanare un unico bando e a svolgere un’unica procedura concorsuale. Al termine le diverse amministrazioni che hanno fatto richiesta provvederanno ad assumere personale dalla graduatoria che è stata così formata. Anche gli idonei non assunti potranno essere “ripescati” laddove altre amministrazioni dovessero inoltrare domanda per lo stesso profilo professionale (art. 35, co. 5-ter, D.Lgs. 165/2001: le graduatorie dei concorsi per il reclutamento del personale presso le amministrazioni pubbliche rimangono vigenti per un termine di tre anni dalla data di pubblicazione).

Il concorso unico sarà organizzato dal Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che potrà avvalersi della Commissione per l’attuazione del progetto di riqualificazione delle pubbliche amministrazioni (Commissione RIPAM).

Il concorso unico sarà un obbligo solo per le amministrazioni centrali dello Stato, anche se è prevista la facoltà per le restanti amministrazioni (in particolare Regioni, Province, Città metropolitane, Comuni, ASL) di rivolgersi al Dipartimento della funzione pubblica per l’organizzazione di concorsi unici accentrati o aggregati per dirigenti o figure comuni (art. 35, co. 5, D.Lgs. 165/2001, nella versione introdotta dal D.Lgs. 75/2017).

Come prepararsi per un concorso pubblico

Hai mai partecipato ad un concorso pubblico? O hai mai pensato di parteciparvi?

La complessità e i tempi lunghi dei concorsi pubblici ed il notevole impegno richiesto nella preparazione possono essere motivi che portano a rinunciare in partenza alla partecipazione. Sicuramente vincere un concorso pubblico non è semplice, ma uno studio programmato ed un buon livello di preparazione rappresentano una buona probabilità di superamento delle prove di selezione.

È fondamentale uno studio attraverso testi specifici che guidano nell’approfondimento delle discipline, puntando sui temi che sono maggiormente oggetto di valutazione nell’ambito della stessa tipologia di concorso.

Per molti concorsi pubblici vi sono delle materie giuridiche richieste quasi sempre: diritto costituzionale, diritto amministrativo e diritto civile. Sarebbe buona norma effettuare uno studio costante di queste discipline e tenersi sempre aggiornati.

Anche una “rinfrescatina” al proprio inglese non guasta; con dei quiz o attraverso un colloquio una verifica ci sarà sempre. Per la verità la regola è che si possa scegliere tra più lingue (inglese, francese, spagnolo e tedesco) ma non mancano concorsi nei quali la lingua di Shakespeare era l’unica opzione possibile (ad esempio concorso per 500 Funzionari nel Mibact).

Per la prova preselettiva è di estrema importanza un esercizio continuo nello svolgimento di prove a quiz. I testi di supporto offrono una vasta gamma di esercitazioni estrapolate o formulate sulla base delle prove ufficiali dei concorsi già tenuti. Esistono, inoltre, numerosi simulatori, spesso gratuiti o previa semplice registrazione, che consentono di esercitarsi online sulle singole discipline.

Potrebbe interessarti la nostra guida ai test di logica.

Se è prevista la pubblicazione della banca dati sarà utile scaricarla e leggere la tipologia di domande che vi sono riportate. Tentare di memorizzarle tutte è impresa titanica, ma capire quali sono gli argomenti maggiormente richiesti e qual è il grado di approfondimento dei quesiti può risultare molto utile.

Per la prova scritta che prevede elaborati o risposte sintetiche il consiglio è quello di non essere troppo prolissi e utilizzare uno stile di scrittura diretto ed essenziale. I commissari, che devono controllare centinaia di temi, non sono molto ben disposti verso testi di 5, 6 o più facciate. Per le risposte sintetiche, poi, lo scopo è proprio quello di “compendiare” la trattazione; inutile, quindi, dilungarsi troppo in particolari e magari esaurire lo spazio senza aver inserito le nozioni essenziali.

Per la prova orale non ci sono molti consigli da dare. Già arrivarci è una quasi vittoria. E quasi sempre quello che si è studiato per le prove precedenti è sufficiente anche ad affrontare l’ultimo step. Se, poi, la prova è preceduta da un corso di formazione diventa una mera formalità. L’importante è non fare disastri.

Per una preparazione completa ed efficace a tutte le prove consulta il nostro catalogo di pubblicazioni dedicate ai concorsi pubblici

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Il primo imperativo di chi vuole scrivere è… leggere. Negli anni di libri ne ho letti molti e ho avuto anche la fortuna di scriverli, di pensarli, costruirli e correggerli.

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COMMENTA

Commenti

  • Angela 5 gennaio 2018 alle 20:27

    Molto interessante

    Rispondi

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