Elogio della lettura, un valore per la vita

Amare i libri per insegnare ad amarli

Non tutti abbiamo la medesima propensione per la lettura intesa come piacere dello spirito, attività rigenerante e benefica, luogo di libertà. È naturale che sia così, come è naturale che, nel praticarla, vi sia chi frequenta l’uno o l’altro genere narrativo, chi la saggistica, chi i temi storici, informativi o scientifici, chi ama spaziare nella grande varietà di argomenti e generi cui l’editoria ci ha ormai abituato.

Ma, a prescindere dalle diversità esistenti tra lettori e dal piacere più o meno intenso che nasce in ciascuno di noi mentre leggiamo un libro, una cosa non va assolutamente dimenticata: coltivare la lettura come un valore per la vita è uno degli obiettivi più importanti tra quelli che la nostra scuola deve raggiungere.

Leggere per far ricca la vita

La lettura alimenta la vita mentale, emotiva, affettiva, cioè dà ricchezza e complessità all’intelligenza, alla strutturazione dell’esperienza, alla capacità emotiva, alla sfera ideale – ovvero a quella nostra intima dimensione che è insieme razionale e affettiva dei valori che sentiamo come fari della nostra vita ai quali siamo affezionati – e concorre profondamente alla formazione morale.

Di questa enorme potenzialità dobbiamo essere consapevoli tutti, in particolar modo chi tra noi svolge il delicato compito di educare, a casa o a scuola, bambini e ragazzi che stanno strutturando la propria identità.

Leggere per fare ipotesi su noi e sul mondo

Ma, in che modo leggere può produrre nel piccolo lettore l’arricchimento che continuerà ad alimentare la sua mente e il suo cuore per tutta la vita?

Per cominciare a trovare una risposta a questo interrogativo, dobbiamo partire da ciò che avviene in noi quando leggiamo un testo. Pensiamo, per esempio, a un testo narrativo: la lettura attiva immediatamente un lavoro di integrazione e riassestamento del nostro e del nostro ambiente organizzato interno, e lo fa mediante due operazioni spontanee e immancabili: (1) fare ipotesi e proiezioni di noi stessi nelle situazioni narrate e (2) fare ipotesi sul mondo, su come sono le cose della realtà, della vita, o di una realtà e vita possibili.

Quello in cui ci imbattiamo lungo le pagine, ogni fatto o luogo, ogni gesto o sentimento, in breve, ogni elemento della narrazione è soggetto, entrando  nella nostra mente, a una immediata modellizzazione, cioè a essere generalizzato, categorizzato come forma possibile per noi, in cui possiamo immaginativamente sperimentarci, in cui supponiamo di imbatterci.

Come agirei in simili circostanze? Quanto avrei paura, forza, furbizia, capacità di comprensione umana? Come sono fatto io? Come sento che sarei e come sento che vorrei essere? Com’è fatto il mondo? Quali sono le potenze che vi agiscono: il bene e il male, l’amicizia, l’intraprendere – viaggi, costruzioni, imprese rischiose – e il grande, il piccolo, l’immenso?

Leggere per espandere e modificare noi stessi

Questo mondo interno, questo ambiente organizzato che sta dentro di noi, e nel quale accogliamo di volta in volta qualcosa di nuovo attraverso l’esperienza che facciamo di ciò che ci circonda, si costituisce come unità complessa, la quale si ristruttura, poco o tanto, a ogni nuovo elemento che entra in noi.

E la lettura, in quanto esperienza che facciamo, diventa portatrice proprio delle novità di cui necessitiamo, che entrano in noi e possiamo sentire come congeniali, e quindi integrarle immediatamente con l’effetto di una espansione, oppure come non congeniali e porle come qualcosa da cui vogliamo distinguerci, o che per essere accolto richiede che accettiamo di vederci secondo un’immagine di noi un po’ – o tanto – nuova e differente da quella in cui ci sentiamo veramente noi stessi.

Possiamo, insomma, identificarci o distinguerci, con maggiore o minore lavoro, espandendo o modificando il nostro modo di essere o il nostro mondo di conoscenze e convinzioni. Quello che in ogni caso non possiamo fare è impedire l’accesso di ciò che la lettura porge alla nostra mente, impedire che ci interpelli su come noi siamo e sulla forma che prende il mondo alla luce di quello che stiamo leggendo.

Siamo omogenei o disomogenei? Privi o dotati di quelle caratteristiche? Attratti o determinati a rifiutare quello in cui ci imbattiamo?

La nostra visione delle cose rafforza o modifica il sistema-mondo che ci siamo costruiti, la nostra complessa mappa interna.

Nulla di quello che leggiamo può restare sospeso e non connesso al nostro ambiente organizzato interno, nulla può rimanere semplicemente appiccicato o aggiunto senza produrre un lavoro – piccolo o grande – di ristrutturazione del sistema nella sua unità: o una semplice espansione e rafforzamento oppure, ponendo un conflitto cognitivo o emotivo, ideale, morale, una modificazione che lo risolva trovando la necessaria integrazione.

L’unicità della lettura: vedere solo con la mente

Molti di voi potrebbero osservare – e avrebbero ragione – che questo aggiungere elementi nuovi, questo produrre espansione o modificazione dentro di noi non sono certo effetti che solo la lettura può determinare. Basti pensare a quando guardiamo un film o un cartone animato!

Eppure, la lettura ha una sua specifica peculiarità.

Quando ci immergiamo in un bel libro, noi vediamo solo con la mente. Le stesse illustrazioni che possiamo trovare tra le pagine – un tempo rare, meno sofisticate, in bianco e nero e tanto desiderate soprattutto dai piccoli lettori – promuovono l’immaginazione, ma non riescono a sostituirla.

Quando ci immergiamo in un bel libro, la nostra mente è libera di immaginare, è, anzi, costretta a farlo.

E non solo. Quando ci immergiamo in un bel libro possiamo regolare il tempo. Tornare indietro per capire meglio o assaporare più a fondo una parte o un’altra, possiamo addirittura fermarci, a immaginare,  a riflettere, a confrontarci, a misurarci su quello che la lettura ci sta offrendo.

Anche in questo caso potreste osservare che oggi, immergendoci in un bel film, le tecnologie ci permettono di tornare indietro, andare avanti, soffermarci su una immagine, il tutto con la stessa, se non maggiore, semplicità con cui possiamo sfogliare un libro avanti e indietro.

Avreste ragione, naturalmente. Eppure, nessuna tecnologia in commercio può togliere alla parola scritta la sua peculiarità di quel vedere mentale, dell’immaginare, dell’astrarre.

La potenza della parola scritta

Certo, oggi è in atto un profondo mutamento della forma e funzione della parola scritta in rapporto all’oralità. Lo è, per la verità, da secoli, da sempre, si può dire, con una forte accelerazione dall’invenzione della stampa a caratteri mobili. La spinta data dall’informatica negli ultimi anni è però semplicemente travolgente.

Non sappiamo quale ne sarà l’esito, come si delineerà il destino della scrittura, ma certamente la centralità della parola scritta in ambito formativo è tuttora da riconoscere e affermare con assoluta chiarezza.

Di sicuro ci sarebbe da dire ben altro in merito, e di certo approfitterò di questo blog per approfondire l’argomento, qui però, mentre parliamo di libri e di testo scritto, voglio fondare il mio personale elogio della lettura in quello che ritengo un fatto: la parola è lo strumento più potente elaborato dall’uomo per dare forma al mondo, ai rapporti con i suoi simili e alla propria identità, e la parola scritta porta al punto più avanzato questo potere.

Il pensiero stesso è qualcosa di profondamente incompiuto senza la parola. Sappiamo che nella storia della nostra specie, allo sbocciare del linguaggio verbale, parola e pensiero si sono potenziati a vicenda producendo una formidabile accelerazione evolutiva.

Ebbene, la parola scritta consente il potenziamento massimo del pensiero umano, della sua capacità immaginativa, della elaborazione scientifica, della elaborazione ideale, della costruzione morale, dell’analisi psicologica.

La parola scritta per rallentare la riflessione e potenziare la capacità espressiva

Grazie alla permanenza sul supporto stabile della carta, la parola scritta consente, nella produzione del discorso, il rallentamento riflessivo, lo scavo, il ritorno migliorativo, con possibili limature fino alla massima capacità espressiva. Ne escono e sono offerti alla lettura una lingua e dei contenuti costruiti e selezionati.

Oggi, in relazione al supporto elettronico, tutto questo avviene in modo estremamente agevole e rapido, il che presenta grandi vantaggi, anche se, d’altra parte, l’effetto di rallentamento riflessivo è di molto inferiore a quello di un tempo… e non è che non se ne vedano, spesso, le conseguenze!

Tuttavia, resta il fatto che la parola depositata su un supporto – che sia cartaceo o elettronico – consente il ritorno che modifica, precisa, sfronda, sviluppa questo o quello. Sicché, quello che ne esce è, in ogni caso, qualcosa di profondamente lavorato, cioè profondamente mediato, il contrario dell’immediatezza tendenziale dell’oralità.

È così che cose estremamente complesse possono divenire, nella penna – nel computer – del buon utilizzatore della parola scritta, un messaggio dotato di particolare chiarezza e semplicità. Ed è proprio questa più “alta definizione” che ha informato profondamente e in modo estremamente penetrante la nostra lingua, la nostra civiltà, la nostra forma mentis.

La mano si allunga ad afferrare il libro… e già un mondo si instaura in noi

Tecnologie a parte, il mondo della parola scritta ha il suo più classico rappresentante nel libro. Oggi come in passato questo oggetto così antico ha una speciale forza simbolica. Se nella lettura è in atto il formidabile processo di ipotesi e proiezione di sé di cui abbiamo parlato, già il libro chiuso instaura quel proiettarsi, confrontarsi, identificarsi in un mondo possibile.

Ho personalmente imparato molto un giorno in biblioteca, dalla bambina – aveva forse 9 anni – che si dirige sicura tra le numerose sale e salette in quella in cui io mi trovo, afferra un grosso libro nello scaffale in basso, certo adocchiato la volta precedente, e lo tiene gloriosa tra le braccia come un trofeo, come il proprio futuro di colpo conquistato: “Leonardo da Vinci”.

Avrà poi guardato quei disegni, leggiucchiato qui e là in diversi punti del testo, ma il cuore di quell’esperienza di sé, del mondo, del futuro non stava tanto nel successivo nuotare più o meno abile in quel testo scritto, bensì in quel tuffo: io e Leonardo, complici, amici per la vita!

Quando la mano si allunga ad afferrare il libro, un mondo si instaura in noi, una progettualità si apre e comincia a precisarsi secondo aspettative. E quanto possono queste essere cresciute ed essersi precisate nelle letture precedenti!

Leggere per comprendere e  leggere per amore

La lettura, la comprensione permetteranno un depositarsi, una costruzione che è certo altra cosa e che, nel contesto dell’azione didattica, va coltivata anche con notevole sforzo, talora con vera e propria fatica, ma già il libro chiuso e poi aperto e sfogliato è immersione culturale piena. E lo è anche per il bambino o ragazzo scolasticamente disorientato, pieno di difficoltà, svogliato.

La scuola non dovrebbe mai dimenticare che il criterio della perfomance non è e non deve essere la forma unica e fondamentale del fare scuola. Nello specifico della lettura, ciò si traduce nel fatto che, una volta acquisita più o meno brillantemente la tecnica, l’obiettivo primario deve diventare far amare questa attività, far amare il libro, o, in altri termini, far acquisire il senso della positività dell’esperienza di lettura, quella che mi piace definire la  grande, speciale simpatia per il libro”.

Poi, certo, è essenziale entrare didatticamente nel processo della comprensione, cioè della costruzione in noi del senso che il testo ci offre passo passo e nell’insieme, e al tema della comprensione è giusto dedicare approfondimenti specifici, che già mi propongo di fare.

Ma qui e ora, quello che mi preme più di ogni altra cosa affermare è che tutto ha inizio dalla lettura come valore per la vita, come piacevole compagna di cammino e di crescita, come esperienza irrinunciabile.

È questo ancora il mio elogio della lettura. È questo che provo adesso mentre allungo la mano verso il libro che ho davanti. Quanto e come, riprendendo la lettura, continuerà a espandersi il mio mondo? Quanto cambiamento si produrrà in me? Non lo so. Lo scoprirò. Per ora mi tuffo!

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Di più sull'autore

Laureato in Filosofia presso l'Università di Bologna, ho insegnato lettere nella scuola media e svolto, per più di 20 anni, il ruolo di Preside nella scuola secondaria di 1° grado e nella scuola dell'infanzia e primaria in un istituto comprensivo. L'attività formativa svolta ha interessato i vari temi della didattica, le forme di difficoltà nell'apprendimento e il disagio nella scuola. Attualmente svolgo attività di formazione dei docenti per conto dell'Associazione Docenti Italiani.

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