DSA: le TIC e altri strumenti per l’apprendimento personalizzato

La didattica legata all’uso di supporti multimediali

Il famoso psicologo J. Bowlby scrisse “…non solo i bambini ma anche gli esseri umani di tutte le età sono oltremodo felici e in grado di estrinsecare le loro capacità con il maggior vantaggio possibile quando sono sicuri che dietro di loro ci sono una o più persone che li possono aiutare in caso di difficoltà. La persona fidata fornisce una base sicura su cui appoggiarsi per potere agire”.  (I DSA e gli altri BES, CNOP, 2016).

Oggi un docente, come persona capace di aiutare, sostenere, promuovere i processi di apprendimento, non può prescindere da questa consapevolezza. In una scuola come quella di oggi, in cui si moltiplicano i livelli di bisogno e si presentano elementi di disagio sempre più marcati, si rende necessario focalizzare l’attenzione su alcuni problemi che, per incidenza e secondo dati epidemiologici, non solo coinvolgono una fetta importante di studenti, ma sono in netto aumento.

Fino a qualche anno fa sentire la parola dislessia era pressoché raro, e a parte gli addetti ai lavori, difficilmente si era diffusa una cultura corretta che aiutasse gli educatori ad occuparsi di questa emergenza educativa.  Nel 2010 la legge dell’8 ottobre, n. 170 – Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico – pone l’accento proprio sull’esistenza, e la conseguente emergenza, dei disturbi dell’apprendimento.

L’articolo 1. Comma 1. cosi recita :

La presente legge riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali disturbi specifici di apprendimento, di seguito denominati «DSA», che si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ma possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana.

Con questo importante documento si da dignità di esistenza a difficoltà legate all’apprendimento, che interessano, dai dati epidemiologici, 350.000 individui di cui la maggior parte riconducibili ad una età compresa tra i 7 e i 18 anni. Prima della Legge 170 questi studenti venivano semplicemente etichettati come “svogliati” nel migliore dei casi, come “incapaci di apprendere” nel peggiore dei casi. La mancanza di informazione e di cultura specifica è alla base di queste false percezioni, errati pregiudizi che, tuttavia, hanno leso profondamente il percorso scolastico e di vita di molte persone.

La legge 170 intende promuovere la formazione del corpo decente e la conseguente competenza specialistica nell’affrontare queste difficoltà con l’obiettivo di consentire, a questi studenti, di trovare delle strategie di apprendimento adeguate.

La stessa legge infatti nell’articolo 5 Misure educative e didattiche di supporto, al comma 1. recita:

  1. Gli studenti con diagnosi di DSA hanno diritto a fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica nel corso dei cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari.
  2. Agli studenti con DSA le istituzioni scolastiche, a valere sulle risorse specifiche e disponibili a legislazione vigente iscritte nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, garantiscono:
  1. L’uso di una didattica individualizzata e personalizzata, con forme efficaci e flessibili di lavoro scolastico che tengano conto anche di caratteristiche peculiari dei soggetti, quali il bilinguismo, adottando una metodologia e una strategia educativa adeguate;
  2. L’introduzione di strumenti compensativi, compresi i mezzi di apprendimento alternativi e le tecnologie informatiche, nonché misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere;
  3. Per l’insegnamento delle lingue straniere, l’uso di strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale e che assicurino ritmi graduali di apprendimento, prevedendo anche, ove risulti utile, la possibilità dell’esonero. 3. Le misure di cui al comma 2 devono essere sottoposte periodicamente a monitoraggio per valutarne l’efficacia e il raggiungimento degli obiettivi. 4. Agli studenti con DSA sono garantite, durante il percorso di istruzione e di formazione scolastica e universitaria, adeguate forme di verifica e di valutazione, anche per quanto concerne gli esami di Stato e di ammissione all’università nonché gli esami universitari.

Cosa sono i DSA?

Il DSM 5, importante strumento clinico, introduce in questa quinta edizione una categoria diagnostica a parte, che denomina: Disturbi Evolutivi Specifici di Apprendimento che fanno parte dei Disturbi del Neurosviluppo. Il funzionamento intellettivo del soggetto con DSA è infatti inalterato, mentre è coinvolto in senso negativo uno specifico “dominio di abilità”, che non consente di poter apprendere, secondo le strategie più diffuse, una determinata competenza strumentale. Sulla base del deficit funzionale si distinguono:

  1. La Dislessia o disturbo della lettura (abilità di decodifica del testo)
  2. La Disortografia o disturbo della scrittura (abilità di codifica fonografica e competenza ortografica)
  3. La Disgrafia o disturbo della grafia (abilità grafico-motoria)
  4. La Discalculia o disturbo del calcolo e del numero (abilità di comprensione e di uso dei numeri)

Chi riscontra uno di questi importanti deficit funzionali vede compromessa la possibilità di apprendere secondo le modalità che usano la maggior parte delle persone e, soprattutto, senza un valido aiuto, risente in modo significativo di queste difficoltà in termini di autostima, autonomia, autoefficacia.

Benché vi sia stato uno sforzo notevole da parte degli addetti ai lavori, che hanno stilato linee guida per la diagnosi e il trattamento e che hanno contribuito a creare e portare ad approvazione il disegno di legge della 170, ancora oggi si registrano elementi di confusione tra i docenti, cioè tra chi dovrebbe tradurre in pratica quanto la legge dice e gli operatori consigliano. Dopo un periodo di resistenza da parte di alcuni docenti, che non riconoscevano l’esistenza di tali problemi e che si trinceravano dietro l’idea che lo studente fosse semplicemente inadeguato, oggi  c’è voglia di sapere per potere agire.

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La diagnosi di DSA

La diagnosi di DSA deve pervenire alla scuola e deve contenere alcune caratteristiche imprescindibili. In primo luogo, secondo l’art. 2 c.1 dell’Accordo Stato Regioni,  la diagnosi deve essere fatta da “soggetti accreditati”, ovvero da un’équipe multidisciplinare che sia composta da un neuropsichiatra, uno psicologo, un logopedista. Resta implicito che figure non sanitarie, come pedagogisti o counselor non possono fare diagnosi.

La diagnosi clinica infatti è permessa solo a psicologi e medici. Il documento che deriva dal processo diagnostico deve contenere un ritratto completo del soggetto, con specifica attenzione al profilo di abilità dell’individuo che parta da una corretta analisi anamnestica e che comprenda anche la diagnosi funzionale, che descriva il profilo di funzionamento.

La diagnosi, così completata, conterrà pertanto elementi utili per costruire un’alleanza per lo sviluppotra bambino, famiglia operatori scolastici e insegnanti. (PARCC 2011). Il fine diagnostico, pertanto, è quello di poter iniziare ad utilizzare strumenti adeguati di natura dispensativa e compensativa, che non siano frutto di una azione improvvisata e basata sul senso comune, ma che segua un determinato percorso di recupero e potenziamento delle abilità, in base agli studi ormai diffusi e competi sull’argomento. È bene sottolineare questo punto, perché si rischia di confondere la diagnosi di DSA con uno strumento di esonero sia per il discente che per il docente, mentre la legge dice esattamente l’opposto.

Il ruolo delle TIC – Tecnologie della Comunicazione de dell’Informazione

In questo senso le TIC, tecnologie della comunicazione e dell’informazione, entrano a pieno titolo tra gli strumenti compensativi che l’insegnante può e deve favorire per modulare i processi di apprendimento di soggetti con diagnosi di DSA. Le misure compensative infatti, sono “strumenti tecnologici che semplificano l’attività svolgendo una serie di operazioni automatiche che il bambino con disturbi di apprendimento ha difficoltà a svolgere” (G. Stella, 2004).

Le TIC forniscono un’ampia gamma di opportunità che, è bene ricordarlo, sono utili al soggetto con DSA ma anche a tutta la classe. La didattica legata all’uso di strumenti multimediali dovrebbe essere infatti privilegiata, laddove possibile, come una via importante per sollecitare nuovi processi di apprendimento.

Software e strumenti disponibili

Tra i software disponibili, alcuni consentono di creare percorsi specifici per i diversi tipi di disturbo, altri semplicemente alleggeriscono il carico di lavoro, relativamente alla abilità compromessa. Gli alunni che ad esempio, risentono di  difficoltà grafiche di tipo esecutivo, possono usare il programma MSWord per Windows che elimina il carico di lavoro in più e inutile, poiché dotato anche di un correttore ortografico.

I programmi specifici invece, presentano attività adeguate a sviluppare nuove strategie e a compensare, appunto, il deficit, senza per questo allontanare il soggetto dall’apprendimento di quella competenza; tra questi per esempio, programmi che consentono di creare mappe concettuali e schemiutili a chiarire alcuni passaggi.

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Lo scanner aiuta a introdurre nei processi di apprendimento le immagini, utili strumenti per concettualizzare, e alcuni programmi come C.A.R.L.O, consentono persino la sintesi vocale e la possibilità di riascoltare quanto scritto.

Se questo è valido per la scrittura, abbiamo anche utili strumenti per la gestione delle abilità aritmetiche. L’importante contributo di Daniela Lucangeli, illustre esponente di quella cerchia di professionisti che hanno elaborato non solo gli studi ma anche gli strumenti didattici, ci offre una vasta gamma di programmi.

L’uso della calcolatrice e di programmi che controllano le procedure e verificano i risultati, aiutano i soggetti ad acquisire nuove capacità per gestire i fatti aritmetici e rendersi capaci in questa dimensione. Alcuni prodotti sono dotati anche di un workbook e di diversi materiali per strutturare un lavoro a tappe, a cui si aggiungono materiali utilizzabili con le LIM in contesto scolastico.

Gli studi e le esperienze maturate sottolineano che solo un’azione sinergica a più livelli, possa consentire un recupero funzionale. Se pertanto ci si pone come obiettivo quello di fare maturare competenze, obiettivo possibile e condiviso, a soggetti con DSA, è importante usare gli strumenti a disposizione, che sono molti e ben strutturati. Il docente, come dice spesso la Dott.ssa Lucangeli nei suoi interventi, deve allearsi con il bambino per fronteggiare insieme il problema, piuttosto che porsi come valutatore sterile o controllore. In questo modo i docenti potranno sperimentare l’importante soddisfazione di consentire al minore di superare quello che non può più essere visto come un limite invalicabile, ma semplicemente come un ostacolo di percorso.

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Di più sull'autore

Presidente dell'As.Si.P.S, Associazione Siciliana di Psicologia Scolastica, collabora con Istituti Scolastici per la progettazione e gestione di "Sportelli di psicologia scolastica e Orientamento".

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