Il diritto tributario nei concorsi pubblici

Guida pratica alla risoluzione dei quesiti a risposta aperta e a risposta chiusa

Il diritto tributario è definito come la scienza giuridica che ha per oggetto lo studio dell’insieme delle norme che disciplinano l’istituzione e l’attuazione dei tributi (Santamaria), ossia la cd. potestà normativa d’imposizione (Ferlazzo Natoli), il cui esercizio consente allo Stato ed agli enti pubblici di reperire autoritativamente le entrate necessarie per il loro funzionamento (entrate tributarie o tributi).

All’Università è di quelle discipline che mettono più in ansia gli studenti, spaventati dalla complessità delle nozioni da apprendere e dalla vastità del programma. Il diritto tributario, però, di fatto tocca la generalità della popolazione, o almeno di quella parte che paga le imposte e le tasse (i contribuenti). Tutti sono interessati a sapere quanto devono al fisco sui redditi che percepiscono, sulla casa in cui vivono oppure sui loro risparmi, oltre ad essere interessati a conoscere come le istituzioni (Stato, Regioni e altre amministrazioni, territoriali e non) utilizzano le somme versate.

Nei concorsi pubblici non è una materia che ricorre spesso, con la rilevante eccezione dei concorsi banditi dalle varie Agenzie fiscali, in primo luogo per le procedure selettive bandite dall’Agenzia delle Entrate. Per questo concorso occorre una conoscenza approfondita della materia, considerando l’attività che il futuro funzionario andrà ad esercitare e l’importanza che la materia riveste anche durante le prove concorsuali; una buona metà delle domande, infatti, sono di diritto tributario e articolate in modo tale da obbligare ad uno studio approfondito del “poco magico” mondo del fisco italiano.

Quanto diritto tributario si deve conoscere per i concorsi pubblici

Ma perché il diritto tributario è considerata materia ostica dagli studenti universitari e comunque realmente comprensibile solo agli “addetti ai lavori”? Mettendo da parte l’innato rifiuto a voler pagare le tasse che accomuna la quasi totalità della popolazione (non a caso le leggi tributarie sono tra quelle che non possono essere oggetto di referendum, visto che si risolverebbe in uno scontato plebiscito per l’abrogazione) bisogna riconoscere che il diritto tributario è caratterizzato da aspetti che pongono non poche problematiche:

  • vi è, di base, una complessa formulazione delle norme istitutive e applicative dei tributi. Trattandosi di una materia estremamente “sensibile” e fonte di un rilevante “contenzioso” il legislatore tende a regolamentare fin nei minimi dettagli tutti i passaggi, spesso introducendo formulazioni dal significato poco chiaro o estremamente tecnico;
  • la necessità di disciplinare i diversi aspetti dell’attività impositiva. Non è, infatti, sufficiente decidere di istituire un nuovo tributo, ma ne vanno definite le varie caratteristiche. In primo luogo il cosiddetto presupposto, ovvero l’evento al quale si collega l’attività impositiva; l’applicazione di un’imposta sul reddito presuppone, ovviamente, che ci sia un reddito da tassare, in assenza del quale non si applica nessuna norma tributaria. Non tutti i redditi, però, vanno tassati, alcuni sono tassati prima di essere percepiti (l’importo effettivo che si riceve è già decurtato, interamente o in parte) mentre altri lo sono in un momento successivo. Non tutti i redditi, poi, sono toccati dal fisco allo stesso modo, dovendo tener conto di numerosi fattori soggettivi e oggettivi che possono influenzare l’imposizione. Il legislatore, inoltre, si deve preoccupare di stabilire le procedure per la riscossione, gli strumenti per il recupero delle somme non versate, le sanzioni applicabili e le procedure per il possibile contenzioso (quella in materia tributaria è una giurisdizione speciale);
  • in terzo luogo vi è da fare i conti con un’incessante e continua produzione normativa dettata dalla necessità di reperire sempre nuove risorse per far quadrare i conti dello Stato attraverso le ormai tristemente famose “manovre” e “manovrine”. Nel diritto tributario le modifiche legislative sono all’ordine del giorno.

Nonostante queste difficoltà di studio, resta una disciplina estremamente interessante e utile per svolgere un ruolo di “contribuente” conscio dei suoi doveri verso le casse dello Stato e degli altri enti ma anche a conoscenza dei diritti di cui è titolare e che può far valere.

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Questa terza edizione del volume di Diritto tributario è aggiornata alla L. 21 giugno 2017, n. 96, di conversione del D.L. 50/2017 (cosiddetta manovrina) che, a pochi mesi dall’approvazione della legge di bilancio per il 2017 (L. 11 dicembre 2016, n. 232), ha introdotto rilevanti novità in materia fiscale, soprattutto in sede di conversione del provvedimento.

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Gli argomenti chiave

Quali sono gli argomenti “indispensabili” del diritto tributario? Nello studio di questa materia occorre avere ben presente la classica ripartizione tra parte generale e parte speciale, con la prima che illustra i principi e le procedure applicabili all’imposizione tributaria in genere e la seconda che disciplina i singoli tributi.

La parte generale di diritto tributario raccoglie tutti quegli argomenti che possono essere definiti “trasversali” rispetto al singolo tributo, di applicazione generale e generalizzata. Si parte allora dai principi fondamentali che si possono ricavare dal testo costituzionale (in particolare gli articoli 23 e 53) per poi esaminare la struttura classica di un tributo evidenziando il presupposto che dà luogo all’obbligazione tributaria, il soggetto passivo, la base imponibile, l’aliquota applicabile. Normalmente la trattazione prosegue con un esame degli obblighi dichiarativi che gravano sul contribuente e dell’attività di controllo che deve essere effettuata dall’amministrazione finanziaria, per poi analizzare le fasi finali della riscossione e dell’eventuale contenzioso.

La parte speciale, invece, tocca i singoli tributi, nell’ambito dei quali è possibile distinguere, in relazione al loro diverso presupposto, le imposte (dirette e indirette), le tasse, i contributi ed i monopoli fiscali. Ovviamente i prelievi tributari sono talmente numerosi da rendere impossibile studiarli tutti. L’analisi, quindi, si concentra normalmente su quelli di maggiore rilevanza: l’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), quella sul reddito delle società (IRES), l’imposta sul valore aggiunto (IVA), altre imposte dirette (di registro, ipotecarie e catastali, di bollo, di concessione governativa, sulle successioni e donazioni) e alcuni tributi locali di maggiore rilevanza come la IUC (imposta unica comunale), l’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) o la tassa sui rifiuti (TARI).

La prova preselettiva e la prova scritta: quesiti a risposta chiusa o aperta

Nei concorsi pubblici la valutazione della conoscenza di una materia è normalmente effettuata tramite prove a quiz, almeno nelle prime fasi del concorso.

Nelle preselezioni la regola è quella dei quesiti a risposta chiusa (multipla), con la classica domanda corredata da 3 o 4 alternative di risposta. Indicazioni su come prepararsi e su come affrontare al meglio tali prove sono fornite in modo dettagliato in diversi articoli di questo blog.

Come affrontare le prove a test dei concorsi pubblici? Leggi i consigli del prof. Marco Bonora

 

Nelle prove scritte la scelta ricade normalmente sui quesiti a risposta aperta. Si tratta di una domanda cui deve seguire una breve illustrazione dell’istituto compendiata in poche righe (orientativamente circa 15/20).

Le domande sono quasi sempre estremamente generiche e in teoria potrebbero avere delle risposta anche di più pagine. Ma bisogna fare molta attenzione perché non si tratta di un tema, ma di quesiti a risposta aperta; la difficoltà è proprio quella di dimostrare di avere un quadro chiaro di tutti gli aspetti dell’istituto senza tuttavia utilizzare intere pagine per spiegarlo.

Ecco un esempio di quesito a risposta aperta tratto dal volume Obiettivo trenta e lode di diritto tributario

Qual è la differenza tra imposta e tassa?

Imposte e tasse rientrano nell’attuale definizione di tributo; entrambe sono prestazioni a carattere patrimoniale perché comportato un depauperamento del patrimonio del singolo, a carattere coattivo. Entrambe, inoltre, hanno come finalità quella di finanziare la spesa pubblica, anche se in maniera differente. La distinzione fondamentale tra le due fattispecie di tributo, invece, è legata alla tipologia di servizio pubblico che vanno a finanziare. Mentre, infatti, le imposte sono incassate dallo Stato senza che vi sia un servizio specifico reso dalla pubblica autorità ai singoli, le tasse finanziano direttamente il servizio che l’ente impositore rende ai consociati. In pratica, mentre le imposte coprono i costi dei servizi pubblici “indivisibili” perché diretti all’intera collettività e la cui precisa fruizione non è percettibile da parte dei singoli contribuenti, le tasse finanziano i cosiddetti servizi pubblici divisibili, ovvero vengono corrisposte alla pubblica autorità a fronte di una specifica attività posta in essere dall’ente impositore verso i singoli.

Uno degli elementi sostanziali che caratterizza qualsiasi tipologia di tributo è il presupposto, che si qualifica come fatto generatore dell’obbligazione tributaria. Ed è proprio rispetto alla tipologia di presupposto a fronte del quale sorge il tributo che è possibile identificare l’esistenza di una tassa o di un’imposta. Mentre infatti nel caso delle imposte è unicamente il contribuente a porre in essere il presupposto e, quindi, a far sorgere l’obbligazione tributaria, nel caso delle tasse è solo a seguito dell’espletamento di un pubblico servizio da parte dell’autorità pubblica verso il singolo soggetto che nasce l’obbligazione tributaria.

Come prepararsi a questa prova? Sul nostro blog una guida, valida per tutti i concorsi, su come preparare un testo che sia allo stesso tempo esauriente, sintetico e chiaro.

Leggi l’articolo sulla capacità di sintesi

La prova orale

Quando occorre affrontare la prova orale di un esame universitario oppure nelle fasi finali di un concorso pubblico tentare di ripetere in “poche ore” tutto il programma d’esame può rivelarsi un esercizio “frustrante” e che getta soltanto nel panico. A questo punto più che ripassare di nuovo tutti gli argomenti l’attività più utile che si può fare è quella di “fissare i concetti”, vale a dire tracciare un quadro schematico di tutti i punti fondamentali della materia.

Questa operazione si può fare mentalmente, ma risulta ancora più utile ed efficace se fatta su carta, tracciando e organizzando una mappa concettuale.

Nel MiniManuale di diritto tributario questo lavoro è stato già fatto per voi. Nelle estensioni online del volume, infatti, sono presenti mappe concettuali (Percorsi riepilogativi) di tutti i capitoli del libro. Una volta stampate si possono “personalizzare” arricchendole di altri punti o di annotazioni per voi particolarmente rilevanti.

Il diritto tributario nei concorsi pubblici: risorse di studio gratuite

Inserendo la tua mail in questo box potrai scaricare alcuni esempi gratuiti di quesiti a risposta chiusa e un esempio di mappa concettuale.

Diritto Tributario nei concorsi pubblici

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Il primo imperativo di chi vuole scrivere è… leggere. Negli anni di libri ne ho letti molti e ho avuto anche la fortuna di scriverli, di pensarli, costruirli e correggerli.

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