Come diventare logopedista: guida pratica

La formazione, le mansioni e gli sbocchi occupazionali

Tra le Professioni sanitarie della riabilitazione, il corso di laurea in Logopedia è destinato alla formazione di operatori sanitari specializzati nei disordini della voce, del linguaggio e della comunicazione e, quindi, nella prevenzione, nella riabilitazione e nel trattamento delle patologie della voce, del linguaggio (scritto e orale) e della deglutizione nei pazienti di ogni fascia d’età.

Poiché la comunicazione comprende tutte le funzioni associate alla comprensione e all’espressione linguistica e a tutte le forme della comunicazione non verbale, il campo d’azione del logopedista è molto vasto, trattandosi di una professione che richiede un’accurata preparazione multidisciplinare che spazia dalla linguistica (fonologia, morfologia, sintassi, semantica), alla medicina (genetica, ortodonzia, neurologia, otorinolaringoiatria, foniatria), dalla psicologia (neuropsicologia, psicolinguistica), alla sociologia (contesto socio-familiare).

Come diventare logopedista: il percorso formativo

I laureati in Logopedia possiedono un’adeguata preparazione nelle discipline mediche di base (Logopedia appartiene Facoltà di Medicina e Chirurgia, classe L/SNT2), per comprendere i fattori all’origine dei processi patologici sui quali si focalizza il loro intervento riabilitativo e/o terapeutico.

Il raggiungimento delle competenze professionali si ottiene attraverso una formazione teorica e pratica, dall’insieme delle conoscenze acquisite pari a 180 CFU (Crediti Formativi Universitari), di cui 96 di didattica in presenza, 60 di tirocinio clinico professionalizzante presso servizi sanitari specialistici pubblici o altre strutture e 24 di attività didattiche e laboratoristiche, che vanno a costituire il bagaglio scientifico e relazionale necessario per l’esercizio della professione.

Il corso di studi in Logopedia è stato istituito dal D.M. 3 novembre 1999, n. 509, e poi trasformato dal D.M. 22 ottobre 2004, n. 270, e i laureati sono operatori sanitari cui competono le attribuzioni previste dal D.M. del Ministero della Sanità 14 settembre 1994, n. 742 e successive modifiche e integrazioni. Dopo il corso di studi triennale, si consegue la laurea in Logopedia e al termine dei tre anni, già abilitanti all’esercizio della professione, è possibile proseguire gli studi e specializzarsi frequentando il corso di laurea magistrale (classe LM/SNT2) della durata di due anni, seguire corsi di perfezionamento scientifico e di alta formazione (master di primo e secondo livello), corsi di aggiornamento e approfondimento (Educazione Continua in Medicina).

Di cosa si occupa il logopedista?

Come detto, questo professionista sanitario è specializzato nella valutazione, educazione e riabilitazione di quei disturbi che influiscono sulla comunicazione e sul linguaggio, sul ragionamento logico e matematico, sull’apprendimento in generale.

Nella pratica professionale, il logopedista si avvale dell’utilizzo di test o di strumenti che gli permettono di redigere relazioni tecniche concernenti sia i sintomi da cui il paziente è affetto sia l’analisi delle cause all’origine dei disturbi. Conseguentemente, e tenendo conto di tutte le informazioni di cui dispone (mediche, psicologiche, sociali), decide se intraprendere un percorso riabilitativo e di rieducazione logopedica, anche lavorando all’elaborazione di nuovi strumenti rieducativi, o inviare il paziente a consulto da un altro professionista.

In generale, il logopedista tratta i cosiddetti disturbi “dis”, ovvero quei disturbi cognitivi specifici che possono comparire durante il periodo dello sviluppo e persistere in età adulta; tra questi, la difficoltà di apprendimento nella lettura (dislessia), nell’ortografia (disortografia), nel calcolo (discalculia), nella scrittura (disgrafia), nella ridotta capacità di organizzare e compiere azioni intenzionali (disprassia), nel linguaggio orale (disfasia).

Più nello specifico, il logopedista interviene nel trattamento delle seguenti patologie, spesso derivanti da disturbi neurocomportamentali, neurologici o neuropsichici, problemi otorinolaringoiatrici:

 

  • problemi di articolazione vocale (distorsione di suoni, balbettii, difetti di pronuncia, sigmatismo)
  • disfonia (voce debole o bassa quale conseguenza di un trauma, per esempio un’operazione alle corde vocali)
  • disturbi della fluenza (balbuzie e disfemia)
  • disartria (disturbo fonetico che impedisce l’articolazione corretta di una o più parole, spesso presente nei soggetti affetti da patologie quali Parkinson o sclerosi multipla o in caso di paralisi cerebrale)
  • disfagia (difficoltà a deglutire)
  • disturbi dell’apprendimento (dislessia, disortografia, discalculia, disgrafia)
  • disturbi della parola e del linguaggio di origine neurologica (afasia) o dello sviluppo (disfasia)
  • disturbi del ragionamento logico e matematico (discalculia)
  • disturbi dell’udito (in questo caso, sarà compito del logopedista provvedere alla rieducazione del linguaggio nelle sordità acquisite)
  • disturbi persuasivi e/o relazionali (autismo o iperattività)
  • disturbi della comunicazione in situazioni di handicap, proponendo pertanto l’adozione di mezzi comunicativi alternativi e migliorativi (gesti, simboli, pittogrammi, sintesi vocali, ecc.).

Il logopedista è dunque il professionista deputato al miglioramento della qualità della vita di coloro che soffrono di disturbi legati al linguaggio in generale e dovuti sia a problemi di natura fisica (anatomica o fisiologica) o a difficoltà psicologiche (per esempio, un trauma emotivo), conseguenti a un infortunio o, semplicemente, legati allo sviluppo o all’avanzare dell’età; tutti disturbi che ostacolano un corretto inserimento scolastico, culturale, professionale e sociale. Il suo compito è anche quello di incoraggiare il bisogno di esprimersi e di comunicare nel paziente, fornendo strumenti che gli permettano di adattarsi al meglio alle sue difficoltà.

Il profilo professionale del logopedista

È il D.M. 14 settembre 1994, n. 742 a stabilire ambiti e competenze professionali del logopedista, la sua figura e il suo relativo profilo professionale. In esso si legge:

– “Il logopedista è l’operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante, svolge la propria attività nella prevenzione e nel trattamento riabilitativo delle patologie del linguaggio e della comunicazione in età evolutiva, adulta e geriatrica

– “L’attività del logopedista è volta all’educazione e rieducazione di tutte le patologie che provocano disturbi della voce, della parola, del linguaggio orale e scritto e degli handicap comunicativi

– “In riferimento alla diagnosi e alla prescrizione del medico, nell’ambito delle proprie competenze, il logopedista: a) elabora, anche in équipe multidisciplinare, il bilancio logopedico volto all’individuazione e al superamento del bisogno di salute del disabile; b) pratica autonomamente attività terapeutica per la rieducazione funzionale delle disabilità comunicative e cognitive, utilizzando terapie logopediche di abilitazione e riabilitazione della comunicazione e del linguaggio, verbali e non verbali; c) propone l’adozione di ausili, ne addestra all’uso e ne verifica l’efficacia; d) svolge attività di studio, didattica e consulenza professionale, nei servizi sanitari e in quelli dove si richiedono le sue competenze professionali; e) verifica le rispondenze della metodologia riabilitativa attuata agli obiettivi di recupero funzionale

– “Il logopedista svolge la sua attività professionale in strutture sanitarie, pubbliche o private, in regime di dipendenza o libero-professionale”.

Compito del logopedista è, dunque, diagnosticare e trattare i disturbi del linguaggio orale e/o scritto di origine funzionale e/o organica; operare interventi specifici nei confronti del paziente così da favorire anche il suo sviluppo e la sua integrazione sociale e, nel caso di bambini, l’integrazione scolastica; collaborare con i familiari, l’équipe e le altre figure interne o esterne all’istituzione in cui opera nel rispetto dell’etica professionale.

Tali disturbi possono comparire a tutti gli stadi della vita ed essere legati allo sviluppo, essere acquisiti e/o degenerativi. Il logopedista mira, in tal senso, a un intervento globale concertato col paziente coinvolgendo, quando possibile, l’ambiente familiare e considerando profondamente il contesto culturale, sociale, scolastico e/o professionale in cui questi vive rapportandosi all’insieme delle conoscenze scientifiche acquisite e permanenti, così come alle abilità cliniche e ai valori professionali appresi durante il suo percorso formativo. Il logopedista interagisce in modo rispettoso, costruttivo e concertato in contesti intra ed extra disciplinari così da poter prendere le migliori decisioni circa il bisogno di salute dei pazienti.

Tra le competenze cliniche che definiscono l’ambito della pratica logopedica:

  • la prevenzione: il logopedista ha il compito di identificare la comparsa di disturbi linguistici e comunicativi, fornendo informazioni chiare, precise e complete sui fattori di rischio legati a tali disturbi
  • lo screening e la diagnosi: il logopedista individua precocemente, valuta e diagnostica i disturbi inerenti il suo campo d’azione. Per far ciò, opera analisi descrittive, cognitive e/o funzionali di tali disturbi. Nella sua analisi, integra le informazioni relative ai fattori contestuali (ambiente e famiglia) dei pazienti
  • il trattamento: il logopedista elabora un progetto terapeutico centrato sull’analisi dei deficit e dei bisogni del paziente e dei suoi familiari basandosi sui dati evidenti e probanti derivanti dall’indagine. Mette alla prova tale progetto, ne valuta l’efficacia e lo riadatta in base alle necessità personali
  • l’assistenza: il logopedista informa, consiglia, sostiene e accompagna il paziente e la sua famiglia nella gestione del quotidiano. Un buon logopedista, infatti, non vanta solo competenze e professionalità ma deve possedere qualità come sensibilità, pazienza, capacità di relazionarsi con il prossimo, soprattutto se si tratta di bambini o anziani.

Dove lavora un Logopedista?

Trattandosi di un percorso formativo altamente specializzante, la laurea in logopedia garantisce una buona occupazione già dopo il triennio di studi. Il livello di disoccupazione per i laureati in quest’area è, infatti, decisamente ridotto rispetto ad altri percorsi. Le statistiche dicono che circa il 68% dei laureati è occupato con buona stabilità, sia come lavoro dipendente presso strutture sanitarie, servizi sociali e personali, a tempo indeterminato, sia come libera professione. A un anno dalla laurea, ad oggi, quasi il 75% dei laureati della classe ha trovato lavoro.

Terminato il percorso formativo, il neolaureato che non scelga di proseguire negli studi, può optare per il lavoro dipendente all’interno di una struttura pubblica o privata (ASL, centri di accoglienza, ospedali, scuole, cliniche di riabilitazione, istituti geriatrici), oppure operare come libero professionista, aprendo uno studio proprio o prestando servizio in uno studio associato.

Nella prima ipotesi, chi vuole inserirsi nel settore pubblico deve attendere la pubblicazione di un bando di concorso e prepararsi per sostenere le prove d’esame.

Concorsi pubblici per Logopedisti: requisiti di ammissione

Per poter partecipare al concorso, è essenziale essere in possesso dei requisiti generali per l’accesso ai concorsi pubblici e dei seguenti requisiti specifici:

  • diploma universitario di logopedista, ovvero i diplomi e gli attestati conseguiti e ritenuti equipollenti al diploma universitario ai fini dell’esercizio dell’attività professionale e dell’accesso ai pubblici concorsi
  • iscrizione all’Albo dei logopedisti in Italia prima dell’assunzione in servizio
  • i titoli di studio conseguiti all’estero devono essere riconosciuti equipollenti a uno dei titoli di studio italiani e le equipollenze devono sussistere alla data di scadenza del bando.

Concorsi per Logopedisti: le prove d’esame

Il concorso consiste in una prova scritta, una prova pratica e una prova orale. Non è esclusa un’eventuale prova selettiva, qualora il numero di candidati sia considerevole, consistente in quiz.

In generale, gli argomenti vertono, per l’area delle discipline fondamentali relative all’ambito del logopedista, sulle discipline specifiche indicate dall’ordinamento didattico; per l’area etico-deontologica, sulla responsabilità deontologica e sul codice deontologico del logopedista; per l’area della legislazione sanitaria e dell’ordinamento professionale, sulla legislazione sanitaria nazionale e regionale.

Più nello specifico:

  • Prova scritta: prevede la soluzione di quesiti a risposta sintetica (bisognerà dimostrare la conoscenza dell’argomento oggetto della domanda, essendo quanto più concisi e chiari nell’esposizione e mostrando appropriatezza terminologica), e/o multipla, che prevede la corretta indicazione della risposta esatta, vertenti su argomenti di cultura generale e attinenti alla materia oggetto del concorso. La prova potrà prevedere, ad esempio, elementi di Psicologia e Sociologia con particolare riferimento a una categoria (bambini, anziani); il profilo professionale, il codice deontologico, l’autonomia e la responsabilità del logopedista; le conoscenze teoriche di base sulle patologie del linguaggio e della comunicazione; o, ancora, le linee guida su patologie specifiche nazionali e regionali nell’ambito professionale di riferimento
  • Prova pratica (per i candidati che hanno superato la prova scritta): consiste nell’esecuzione di tecniche specifiche, metodiche di intervento relative al profilo al concorso o predisposizione di atti connessi alla qualificazione professionale richiesta (si dovrà essere in grado di descrivere e illustrare le tecniche oggetto della prova con chiarezza e sintesi espositiva e appropriatezza terminologica)
  • Prova orale (per i candidati che hanno superato la prova pratica): vertente sulle materie succitate, nonché su elementi di informatica e verifica della conoscenza della lingua inglese (si dovrà comprovare il livello di conoscenza, completezza e pertinenza degli argomenti oggetto della prova, dimostrando chiarezza e sicurezza nell’esposizione, sinteticità e appropriatezza terminologica). La prova potrà consistere, ad esempio, in: materie della prova scritta, nozioni sui più importanti istituti del rapporto di pubblico impiego; nozioni sulla legislazione socio-sanitaria nazionale e regionale nel settore anziani; nozioni di legislazione nazionale e regionale sulle IPAB; elementi di informatica; verifica della conoscenza della lingua inglese.

Esempi di tracce ufficiali dei concorsi per Logopedisti

Concludiamo fornendo qualche esempio di tracce ufficiali d’esame dei concorsi per logopedisti.

Esempi di quiz per la prova scritta

  1. Qual è l’esame considerato gold standard nello studio della deglutizione?
  2. La risonanza magnetica
  3. La videofluoroscopia
  4. La fibrolaringoscopia
  5. L’ecografia del cavo orale
  1. Quali dei seguenti test è indicato per valutare la disartria?
  2. ENPA
  3. AAT
  4. B.A.D.A.
  5. Profilo di Robertson

Esempi di quesiti per la prova pratica

  1. Il candidato descriva gli elementi fondamentali della valutazione logopedica in un bambino di 30 mesi.
  2. Il candidato descriva i possibili approcci riabilitativi in un paziente che ha subito un intervento di laringectomia totale.

Esempi di quesiti per la prova orale

  1. Il candidato illustri la manovra di deglutizione sovraglottica.
  2. Il candidato illustri il Token test.

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I libri sono passione e lavoro per me ed è raro che le due cose possano coincidere nella vita! Io son stata fortunata… ho trasformato quello che era un sogno in realtà. Mi occupo di traduzioni ed editing di testi di vario genere e da anni collaboro con la Casa Editrice Edises. Le mie fedeli compagne di “viaggio”? Una penna blu e una penna rossa…

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