Come diventare insegnante, guida pratica

Tutto quello che devi sapere per esercitare la professione di insegnante

Intraprendere la carriera scolastica e diventare insegnante in Italia non è semplicissimo; quasi ogni anno gli aspiranti insegnanti devono confrontarsi con nuove norme e nuovi decreti che nella maggior parte dei casi stravolgono le regole valide fino a poco tempo prima.

Spesso poi le normative vengono diffuse con ritardo e le indiscrezioni che trapelano hanno come unico effetto quello di provocare panico e scompiglio tra chi sogna un giorno di diventare insegnante e sedere dall’altra parte della cattedra.

Abilitazione all’insegnamento

Il primo passo da compiere per poter accedere alla professione di docente è acquisire una abilitazione all’insegnamento. Il possesso di un titolo che abbia valore abilitante per una specifica classe di di concorso, rappresenta il requisito fondamentale per diventare insegnante e un titolo necessario per partecipare ai concorsi a cattedra.

Per la scuola dell’infanzia e la scuola primaria l’abilitazione si ottiene già attraverso il percorso accademico: la laurea magistrale a ciclo unico in scienze della formazione primaria (SFP) è infatti già di per sé abilitante.
Il corso di laurea in Scienze della formazione primaria è a numero programmato; l’ammissione si svolge ogni anno orientativamente nel mese di settembre e prevede un test di accesso su un programma definito con apposito decreto ministeriale.

Per la scuola secondaria di primo e secondo grado, invece, attualmente l’unico modo per conseguire l’abilitazione è il TFA, Tirocinio Formativo Attivo, un percorso annuale con accesso a numero programmato, istituito presso le Università al quale si può accedere solo dopo il conseguimento della laurea magistrale.

Al termine del tirocinio formativo attivo si ottiene l’abilitazione ad insegnare per una specifica classe di insegnamento, detta “classe di concorso”. Con questo titolo è possibile insegnare nelle scuole private e parificate o iscriversi nelle graduatorie da cui vengono chiamati i docenti per le supplenze nelle scuole pubbliche, oltre chiaramente a poter partecipare ai concorsi per l’inserimento di ruolo negli organici delle scuole.

Purtroppo le informazioni relative al TFA come date, modalità, programmi e criteri di partecipazione non sono sempre chiare e le notizie che circolano in rete sono spesso confuse.
Per ulteriori approfondimenti ti invitiamo a consultare le domande frequenti sul TFA.
Tutti gli aggiornamenti sul tirocinio formativo attivo sono disponibili all’interno della sezione TFA del nostro blog.

I cambiamenti previsti dalla riforma del TFA

Attualmente il TFA è l’unico percorso possibile per ottenere l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, tuttavia la legge 107/2015 c.d. “La buona scuola” contiene una delega al governo finalizzata alla riforma del percorso di abilitazione e reclutamento dei docenti.

Il progetto di riforma di abilitazione e reclutamento

L’abilitazione e l’assunzione per concorso dovrebbero essere collegati in un sistema coordinato, in cui i diversi momenti e percorsi formativi vengono delegati alle università (o alle istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica) e alle istituzioni scolastiche statali.

Questo percorso, aperto a coloro che sono in possesso di un diploma di laurea magistrale, o di un diploma accademico di secondo livello per le discipline artistiche e musicali programma la creazione di un sistema di concorsi nazionali per l’assunzione di docenti con contratto di tre anni per la formazione e l’apprendistato professionale. I vincitori del concorso saranno poi assegnati a un’istituzione scolastica o a una rete tra istituzioni scolastiche presso cui verrà svolto il tirocinio formativo.

Il vincitore del concorso dovrà in primo luogo acquisire un diploma di specializzazione all’insegnamento secondario. Questo attestato può essere conseguito al termine di un corso della durata di un anno istituito dalle università, dalle istituzioni dell’alta formazione artistica e musicale o in convenzione con istituzioni scolastiche o loro reti.

Il corso viene frequentato durante il primo anno del contratto triennale e il suo scopo è quello di completare la preparazione degli iscritti nell’ambito delle delle discipline afferenti alla classe concorsuale di appartenenza, della pedagogia, della psicologia e della normativa scolastica. Nei successivi due anni il vincitore del concorso deve effettuare tirocini formativi presso le scuole anche in sostituzione di docenti assenti.

La riforma classi di concorso

Tra le deleghe al Governo previste dalla Legge 107/2015, la Buona Scuola, oltre alla riforma del percorso di formazione e reclutamento, vi era anche la riforma delle classi di concorso.
Si tratta in realtà di una riforma attesa da molti anni che finalmente è diventata legge.

Ma cosa sono le classi di concorso nella scuola? Con questa espressione vengono indicati i “requisiti accademici utili per poter accedere all’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria, sia di primo che di secondo grado”.

Perché le vecchie classi dovevano essere riformate

Già nel 2008 con il decreto legge del 25 giugno n. 112 si parlava di razionalizzazione e accorpamento delle classi di concorso per garantire una maggiore flessibilità d’impiego per i docenti.

La legge 107/2015 c.d. meglio conosciuta come La Buona Scuola, ha cercato di attuare i principi espressi nel 2008 precisando la non idoneità delle attuali classi di concorso perché incoerenti sia con gli ordinamenti scolastici, sia con gli ordinamenti universitari.

In particolare, secondo la relazione illustrativa, le vecchie classi di concorso:

  • non sono conformi agli ordinamenti della cd. Riforma Gelmini e non contemplano alcuni insegnamenti, come quelli dei licei musicali e coreutici istituiti con il D.P.R. 15 marzo 2010, n. 89
  • bloccano l’entrata all’insegnamento ad alcune categorie di laureati perché riferiscono a vecchi ordinamenti universitari i requisiti di accesso ai corrispondenti percorsi abilitanti
  • consentono una scarsissima flessibilità nell’impiego di docenti

Inoltre, il sovrabbondante numero delle classi di concorso oltre a rendere maggiormente difficoltoso l’assorbimento del precariato e la sostituzione dei docenti, determinava una gestione costosa delle procedure concorsuali.

Il regolamento delle nuove classi di concorso, semplificando le procedure concorsuali, consente di creare una migliore razionalizzazione non solo delle risorse umane, ma anche di quelle strumentali e finanziarie. 

Cosa cambia con la riforma delle classi

Lo schema di regolamento prevede tre grandi cambiamenti rispetto al passato.

  1. Come prima cosa l’aggiornamento delle classi di concorso tiene conto delle modifiche ordinamentali relative sia agli insegnamenti della scuola secondaria, sia alle lauree che costituiscono titolo di accesso ai percorsi abilitanti per l’insegnamento.
  2. In secondo luogo l’accorpamento di alcune classi di concorso assimilabili per rendere più efficiente l’occupazione dei docenti (il numero delle classi passa infatti da 168 a 114).
  3. Infine l’aggiunta di 11 nuove classi di concorso e nello specifico:
  • A-53 – Storia della musica
  • A-55 – Strumento musicale negli istituti di istruzione secondaria di II grado
  • A-57 – Tecnica della danza classica
  • A-58 – Tecnica della danza contemporanea
  • A-59 – Tecniche di accompagnamento alla danza
  • A-63 – Tecnologie musicali
  • A-64 – Teoria, analisi e composizione
  • A-23 – Lingua italiana per discenti di lingua straniera (alloglotti)
  • A-35 – Scienze e tecnologie della calzatura e della moda
  • A-36 – Scienze e tecnologia della logistica
  • A-65 – Teoria e tecnica della comunicazione

Le nuove classi di concorso, che interesseranno principalmente le discipline musicali, gli indirizzi di calzature, di moda, di grafica e di comunicazione, sono indispensabili per conformare i percorsi di abilitazione alle recenti modifiche ordinamentali, in particolare la nascita dei licei musicali e coreutici.

Una grande novità che segna il passo con i tempi è l’introduzione della classe A-65 “Teoria e tecnica della comunicazione” che mette l’accento sull’importanza del settore della comunicazione, in particolare quella digitale, nel mercato del lavoro in termini di prospettive occupazionali.

Un discorso a parte va fatto per la nuova classe A-23 “Lingua italiana per discenti di lingua straniera”, la cui introduzione è determinata da ragioni sociali, in particolare dalla presenza sempre più rilevante di alunni stranieri nelle classi.

Consulta la tabella di sintesi sulla corrispondenza tra vecchie e nuove classi di concorso

Cosa prevede lo Schema di Regolamento?

Lo Schema di regolamento è costituito da 6 articoli e tre tabelle:

  • L’articolo 1 individua l’oggetto del regolamento, indicando la fonte normativa primaria di attribuzione di tale potere regolamentare (si tratta dell’articolo 64, comma 4, lettera a) del decreto legge n. 112 del 2008).
  • L’articolo 2 rimanda alle Tabelle allegate (Tabella A, Tabella B e Tabella A/1) nelle quali sono individuate le nuove classi di concorso e i relativi insegnamenti.
  • L’articolo 3 definisce, per ciascuna classe di concorso, i titoli di accesso ai percorsi abilitanti e le corrispondenze rispetto alle vigenti classi
  • L’articolo 4 prevede la possibilità di predisporre prove comuni tra diverse, ma assimilabili classi di concorso.
  • Gli articoli 5 e 6 contengono le norme transitorie e finali, dispongono la possibilità per coloro che risultano iscritti aduno dei percorsi aventi valore di titoli di accesso alle classi di concorso attualmente vigenti, di partecipare alle prove di accesso ai percorsi abilitanti e l’entrata in vigore del regolamento, il giorno successivo alla sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale.

Le tabelle allegate allo schema costituiscono parte integrante del provvedimento. In particolare:

La Tabella A definisce le classi di concorso e di abilitazione per le scuole secondarie di primo e di secondo grado (complessivamente 81 classi):

  • la prima colonna contiene il codice identificativo della nuova classe di concorso, nonché la confluenza con la o le precedenti classi di concorso, oppure la dicitura “NUOVA”, se non vi è confluenza;
  • la seconda colonna contiene la denominazione della nuova classe di concorso, seguita dalla denominazione della precedente classe di concorso in essa confluita;
  • terza, quarta e quinta colonna contengono i requisiti (titoli) di accesso ai percorsi abilitanti suddivisi per ordinamento (rispettivamente: DM 39/1998 – vecchio ordinamento; DM 22/2005 – lauree specialistiche e integrazione vecchio ordinamento; lauree magistrali DM 270/2004 e diplomi accademici di II livello)
  • la sesta colonna elenca ove specificati, per ciascun titolo di accesso, i crediti formativi universitari che occorre eventualmente possedere in aggiunta al titolo
  • la settima colonna individua gli indirizzi di studi assegnati a ciascuna classe di concorso, nonché, ove del caso, una specifica nota che individua la nuova classe di abilitazione che appartenga al medesimo ambito disciplinare ed eventualmente con apposito asterisco, l’insegnamento assegnato in via transitoria ad esaurimento

La Tabella A/1 elenca, limitatamente alle lauree di vecchio ordinamento, l’omogeneità degli esami previsti nei piani di studio.

La Tabella B definisce le classi di concorso a posti di insegnante tecnico-pratico (che passano da 52 a 33):

  • la prima colonna elenca il codice della nuova classe di concorso, nonché la confluenza con la o le precedenti classi concorso, oppure la dicitura “NUOVA” se non vi è confluenza
  • la seconda colonna contiene la denominazione della classe di concorso, nonché quella della o delle precedenti classi di concorso, nonché, eventualmente, la dizione “Classe di concorso ad esaurimento”
  • la terza e quarta colonna indicano la corrispondenza con i titoli di accesso previsti dai previgenti ordinamenti
  • la quinta colonna elenca gli indirizzi di studio e discipline e/o laboratori cui può accedere la classe di concorso

Prendere l’abilitazione all’estero

Si parla spesso del fatto che diventare insegnanti all’estero sia più facile che prendere l’abilitazione in Italia. Ma è proprio vero? Prendere ad esempio l’abilitazione all’insegnamento in Spagna è una scorciatoia o una truffa? Questo articolo del Corriere della sera descrive la situazione di chi si ritrova ad “acquistare” un master in Spagna per ottenere l’abilitazione in Italia.

Certo ultimamente non sono mancate le polemiche per un sistema apparentemente chiuso, in cui non solo è difficile diventare insegnanti di ruolo nelle scuole, ma anche nelle università. In tal senso, lo sfogo della ricercatrice Roberta D’Alessandro, linguista che lavora in Olanda, ha fatto discutere mezza Italia a seguito della dichiarazione del ministro dell’istruzione Giannini, che aveva espresso orgoglio per i successi dei ricercatori Italiani all’estero (merito evidente dell’istruzione italiana). “Non si vanti dei miei successi” è stata la risposta secca della linguista, rammaricata del fatto di non riuscire a vincere concorsi e rientrare in Italia, perché i suoi meriti esteri non le vengono riconosciuti.

Per saperne di più leggi l’articolo Abilitazioni all’insegnamento all’estero facili e immediate?

Come diventare insegnante di sostegno

È possibile accedere alla specializzazione in attività di sostegno didattico, solo se si è già in possesso di altra abilitazione all’insegnamento.
A tale proposito, la legge 107/2015 alla lettera c) del comma 181 punti 1 e 2 prevede che per facilitare l’inclusione scolastica degli studenti con disabilità sia necessario:

  • ridefinire il ruolo del personale docente di sostegno al fine di favorire l‘inclusione scolastica degli studenti con disabilità, anche attraverso l’istituzione di appositi percorsi di formazione universitaria,
  • revisionare i criteri di inserimento nei ruoli per il sostegno didattico, al fine di garantire la continuità del diritto allo studio degli alunni con disabilità, in modo da rendere possibile allo studente di fruire dello stesso insegnante di sostegno per l’intero ordine o grado di istruzione […]

Concorso per le attività di sostegno

Anche se nello Schema di regolamento non è presente una specifica classe dedicata al sostegno didattico nelle scuole, nell’ultimo concorso a cattedra i posti riservati al sostegno sono stati 6.101 suddivisi tra scuola dell’ infanzia, primaria, secondaria di prima e secondo grado.

L’obiettivo è quello di selezionare docenti altamente qualificati e abilitati alla costruzione di piani educativi idonei a rimuovere gli svantaggi di natura fisiologica, biologica, ma anche psicologica, sociale, culturale ed economica che ostacolano il raggiungimento dei risultati di apprendimento.

A tale proposito, è appena il caso di ricordare che la Direttiva ministeriale del 27/12/2012, “Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica” comprende i disturbi specifici di apprendimento (DSA), ma anche le condizioni di svantaggio psicologico e socio-economico nella disciplina dei Bisogni Educativi Speciali.

Appare chiaro che le intenzioni del governo siano quelle di affermare una visione inclusiva che integra l’apprendimento e l’auto realizzazione personale di tutti quegli alunni che si trovano in una situazione di difficoltà e che necessitano di insegnanti di sostegno dedicati.

Il concorso per posti di sostegno è riservato a personale docente con abilitazione disciplinare e specializzazione in sostegno didattico.

Come diventare insegnanti di religione

L’inserimento nelle scuole degli insegnanti di religione non rientra nelle direttive dello Stato in quanto vengono nominati direttamente dalla curia, a suo insindacabile giudizio. Chi vuole diventare un insegnante di religione deve seguire uno specifico percorso formativo che prevede il conseguimento della laurea triennale in Educazione Religiosa e della laurea magistrale in Pedagogia e Didattica della Religione o quanto meno in altri corsi universitari riconosciuti dalle Intese MIUR-Cei sull’insegnamento della religione cattolica.

Concorso a cattedra 2016: 63.712 nuovi docenti

Con il concorso a cattedra 2016 sono stati reclutati 63.712 nuovi docenti.
I posti sono stati così ripartiti:

  •       52.828 posti comuni
  •       5766 posti per docenti di sostegno
  •       5118 di potenziamento a copertura di posti vacanti

Le prove concorsuali

Per il concorso 2016 non è stata svolta alcuna prova preselettiva, di conseguenza tutti i candidati in possesso dei titoli sono stati ammessi alle prove concorsuali senza dover superare alcun test.

La selezione concorsuale è stata di carattere culturale e professionale, finalizzata all’accertamento delle conoscenze, ma anche delle capacità ed attitudini all’insegnamento.

I concorrenti hanno svolto le seguenti prove:

  • prova scritta
  • prova pratica
  • prova orale

Prova scritta

Prova scritta computer based, composta da otto domande a risposta aperta di carattere disciplinare, culturale e professionale volte all’accertamento delle conoscenze e competenze didattico-metodologiche in relazione alle discipline oggetto di insegnamento.

Per i posti di sostegno, le prove scritte erano inerenti alle metodologie didattiche da applicare alle diverse tipologie di sostegno, finalizzate a valutare le conoscenze dei contenuti e delle procedure volte all’inclusione scolastica degli alunni disabili.

Le prove scritte inoltre comprendevano 2 quesiti in lingua straniera finalizzati all’accertamento di una competenza pari al livello B2 del Quadro Comune Europeo di riferimento per le lingue. Ai candidati è stata data la possibilità di scegliere una lingua tra il francese, l’inglese, lo spagnolo ed il tedesco, con l’eccezione dei candidati al concorso scuola primaria che hanno svolto i due quesiti in lingua inglese.

Prove pratiche

Soltanto gli insegnanti di discipline pratiche, hanno svolto anche una prova di carattere laboratoriale.

Prova orale

Per la prova orale i candidati hanno simulato una lezione in 45 minuti,  preceduta dall’illustrazione delle scelte contenutistiche, didattiche e metodologiche compiute (durata 35 minuti) ed un colloquio sui contenuti della lezione anche ai fini dell’accertamento della conoscenza della lingua straniera (10 minuti).

Programmi e testi per il concorso a cattedra

Anche se i programmi dell’ultimo concorso a cattedra non hanno subito grandi cambiamenti rispetto a quelli del 2012, le modalità di selezione  si sono concentrate prevalentemente sulla valutazione delle capacità e delle attitudini dei candidati all’insegnamento e non più sulle sole conoscenze o sulle basi possedute.

Visto questo cambiamento anche i manuali per prepararsi al concorso sono stati aggiornati. All’interno dei testi, infatti, è stato dato più spazio alle attività d’aula e al concreto utilizzo dei principi pedagogici e didattici nella costruzione dei percorsi di apprendimento.

Nell’ultima edizione del volume dedicato a Infanzia e Primaria, ad esempio,  sono presenti diversi spunti che mostrano la stretta correlazione tra le conoscenze disciplinari riguardanti il “cosa insegnare” e le competenze psico-pedagogiche e didattiche relative al “come insegnare” ponendosi in linea con le intenzioni del governo secondo cui solo un corretto bilanciamento delle due componenti possa favorire uno sviluppo infantile completo ed equilibrato.

Il testo mette in evidenza come il docente con la giusta padronanza di conoscenze pedagogiche e metodologie didattiche, possa diventare fonte di apprendimento. Ma non solo, l’insegnante per riuscire al meglio nel suo ruolo deve essere spinto da passione e motivazione, solo così sarà capace di “prendere per mano” ed educare i suoi alunni.

Al contrario di come molti sono portati a pensare, il lavoro dell’insegnante è un impegno costante e chi vuole intraprendere questo tipo di carriera deve essere consapevole che occorre una particolare sensibilità oltre al metodo, all’umiltà e alla volontà di interrogarsi ogni giorno su quanto si è fatto, su ciò che si è detto, su come lo si è detto e più ancora su quello che si è stati, nella relazione con gli allievi. Queste le sfide con cui l’insegnante si misura nell’azione didattica di tutti i giorni.

Le Avvertenze Generali

Anche nell’ultimo concorso a cattedra gli specifici programmi disciplinari sono stati affiancati dalle Avvertenze Generali.

Le Avvertenze Generali riguardano il possesso delle seguenti conoscenze:

  • Sicuro dominio dei contenuti delle discipline di insegnamento.
  • Conoscenza critica delle discipline di insegnamento e dei loro fondamenti epistemologici per poter individuare gli itinerari più idonei per una efficace mediazione didattica, impostare e seguire una coerente organizzazione del lavoro, adottare opportuni strumenti di verifica dell’apprendimento, di valutazione degli alunni e di miglioramento continuo dei percorsi messi in atto.
  • Conoscenza dei principali strumenti didattici delle discipline di riferimento e dei criteri per valutarli.
  • Conoscenze nel campo dei media per la didattica e degli strumenti interattivi per la gestione della classe.
  • Conoscenza della sitografia di ambito disciplinare e delle biblioteche online, cui far ricorso anche per il proprio aggiornamento culturale e professionale.
  • Conoscenza dei fondamenti della psicologia dello sviluppo e della psicologia dell’educazione.
  • Conoscenze approfondite pedagogico – didattiche finalizzate all’attivazione della relazione educativa e alla promozione di apprendimenti significativi e in contesti interattivi in stretto coordinamento con gli altri docenti che operano nella classe, nella sezione, nel plesso scolastico, e con l’intera comunità professionale della scuola.
  • Capacità di progettazione curriculare.
  • Competenze sociali, relative all’organizzazione dell’apprendimentodell’apprendimento, alla gestione di gruppi e alle relazioni interpersonali, per la conduzione dei rapporti con i diversi soggetti che agiscono nella scuola.
  • Conoscenza dei modi e degli strumenti idonei all’attuazione di una didattica personalizzata, coerente con i bisogni formativi dei singoli alunni, con particolare attenzione ai bisogni educativi speciali.
  • Conoscenza delle problematiche legate alla continuità didattica e all’orientamento.
  • Padronanza delle tematiche legate alla valutazione (sia interna sia che esterna), anche con riferimento alle principali ricerche comparative internazionali e alle indagini nazionali (INVALSI).
  • Conoscenza delle prospettive teoriche riferite alla valutazione e all’autovalutazione, con particolare riguardo all’area del miglioramento del sistema scolastico, dei gruppi di lavoro e delle persone (studenti e docenti).
  • Conoscenza approfondita delle Indicazioni nazionali vigenti per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo e per i licei, e delle Linee guida per gli istituti tecnici e professionali, anche in relazione al ruolo formativo assegnato ai singoli insegnamenti all’interno dei profili delle competenze.
  • Conoscenza della legislazione e della normativa scolastica con riferimento ai seguenti temi:
    • La Costituzione italiana e linee essenziali dell’ordinamento amministrativo dello Stato
    • L’evoluzione storica della scuola italiana, dalla Legge Casati alla Legge 107/2015;
    • La Legge 107/2015;
    • L’autonomia scolastica e l’organizzazione del sistema educativo di istruzione e formazione (dPR 275/1999, dlgs 15 aprile 2005, n. 76, DM 22 agosto 2007, n. 139);
    • Gli ordinamenti didattici: norme generali comuni e, relativamente alle procedure concorsuali, al relativo grado di istruzione (L. 107/2015, dPR 89/2009, dPR 87/2010, dPR 88/2010 e dPR 89/2010, dPR 122/2009);
    • La governance delle istituzioni scolastiche (Testo Unico, Titolo I capo I);
    • Lo stato giuridico del docente, il contratto di lavoro, la disciplina del periodo di formazione e di prova;
    • I compiti e le finalità degli organi tecnici di supporto: l’Invalsi e l’Indire.
    • Il sistema nazionale di valutazione (dPR 80/2013)
  • Conoscenza dei seguenti documenti europei in materia educativa recepiti dall’ordinamento italiano:
    • Quadro Europeo delle Qualifiche per l’apprendimento permanente e relative definizioni di competenza, capacità e conoscenza (raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio 23 aprile 2008);
    • La raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio 18 dicembre 2006 relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente
    • Programmi di scambi/mobilità di docenti e studenti: programma Erasmus.
  • Conoscenza di una lingua straniera comunitaria al livello B2 del Quadro Comune Europeo di Riferimento per le lingue straniere.
  • Competenze digitali inerenti all’uso e le potenzialità delle tecnologie e dei dispositivi elettronici multimediali più efficaci per potenziare la qualità dell’apprendimento.

Per una preparazione completa su tutti i temi delle Avvertenze Generali, sfoglia il Manuale Edises

I programmi d’esame del Concorso a Cattedra sono i medesimi del TFA. I bandi di concorso che disciplinano le prove di accesso al Tirocinio Formativo Attivo rinviano infatti in modo esplicito ai programmi del Concorso a Cattedra per la definizione degli argomenti di studio.

Consulta il catalogo e sfoglia le demo dei manuali per il concorso a cattedra.

 

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