Come diventare insegnante, guida pratica

Tutto quello che devi sapere per esercitare la professione di insegnante
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Intraprendere la carriera scolastica e diventare insegnante in Italia non è semplicissimo; quasi ogni anno gli aspiranti insegnanti devono confrontarsi con nuove norme e nuovi decreti che nella maggior parte dei casi stravolgono le regole valide fino a poco tempo prima.

Spesso poi le normative vengono diffuse con ritardo e le indiscrezioni che trapelano hanno come unico effetto quello di provocare panico e scompiglio tra chi sogna un giorno di diventare insegnante e sedere dall’altra parte della cattedra.

Abilitazione all’insegnamento

Il primo passo da compiere per poter accedere alla professione di docente è acquisire una abilitazione all’insegnamento. Il possesso di un titolo che abbia valore abilitante per una specifica classe di di concorso, infatti, rappresenta il requisito fondamentale per diventare insegnante e un titolo necessario per partecipare ai concorsi a cattedra.

Per la scuola dell’infanzia e la scuola primaria l’abilitazione si ottiene già attraverso il percorso accademico: la laurea magistrale a ciclo unico in scienze della formazione primaria (SFP) è infatti già di per sé abilitante.
Il corso di laurea in Scienze della formazione primaria è a numero programmato; l’ammissione si svolge ogni anno orientativamente nel mese di settembre e prevede un test di accesso su un programma definito con apposito decreto ministeriale.

Per la scuola secondaria di primo e secondo grado, invece, finora l’unico modo per conseguire l’abilitazione era il TFA, Tirocinio Formativo Attivo, un percorso annuale con accesso a numero programmato, istituito presso le Università al quale si può accedere solo dopo il conseguimento della laurea magistrale.

Al termine del tirocinio formativo attivo si otteneva l’abilitazione ad insegnare per una specifica classe di insegnamento, detta “classe di concorso”. Con questo titolo era possibile insegnare nelle scuole private e parificate o iscriversi nelle graduatorie da cui vengono chiamati i docenti per le supplenze nelle scuole pubbliche, oltre chiaramente a poter partecipare ai concorsi per l’inserimento di ruolo negli organici delle scuole.
Per ulteriori approfondimenti ti invitiamo a consultare le domande frequenti sul TFA.

Dal TFA al FIT (Formazione Iniziale e Tirocinio)

A partire dal 2018, il Decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59 (che dà attuazione alla legge 107 del 2015, “La buona scuola”) prevede un nuovo percorso per gli aspiranti docenti di scuola secondaria:

  1. innanzi tutto, occorrerà superare un concorso pubblico nazionale, indetto su base regionale o interregionale, ogni due anni. Per poter partecipare, sarà necessario aver conseguito una laurea magistrale o a ciclo unico (oppure diploma dell’AFAM) e avere conseguito 24 CFU (crediti formativi) nelle discipline antropo-psico-pedagogiche;
  2. chi supera il concorso accede al successivo percorso triennale di formazione iniziale, tirocinio e inserimento nella funzione docente (percorso FIT): al termine del primo anno si consegue il diploma di specializzazione , mentre durante il secondo e terzo anno si completa la preparazione professionale con il tirocinio formativo diretto e con la graduale assunzione di autonome funzioni di docente. Nel corso del triennio il futuro docente riceverà una retribuzione, via via crescente;
  3. la supplenza annuale svolta nel terzo anno del percorso FIT vale come anno di prova ai fini dell’immissione in ruolo: i neo-docenti quindi riceveranno una proposta di incarico presso una scuola dell’ambito territoriale prescelto.

Per verificare a quali classi di concorso dà accesso il proprio titolo di studio sono disponibili appositi motori di ricerca: del MIUR per i titoli di studio vecchio ordinamento o di altre organizzazioni (qui quello della FLC-CGIL).

La riforma delle classi di concorso

Tra le deleghe al Governo previste dalla Legge 107/2015, la Buona Scuola, oltre alla riforma del percorso di formazione e reclutamento, vi era anche la riforma delle classi di concorso.
Si tratta in realtà di una riforma attesa da molti anni che è stata portata a termine con il Decreto del Presidente della Repubblica del 14 Febbraio 2016, n. 19.

Ma cosa sono le classi di concorso nella scuola? Con questa espressione vengono indicati i “requisiti accademici utili per poter accedere all’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria, sia di primo che di secondo grado”.

Il nuovo D.P.R. n.19  del 2016 (successivamente integrato con il Decreto Ministeriale 9 maggio 2017 n. 259ha previsto tre grandi cambiamenti rispetto al passato.

  1. Come prima cosa l’aggiornamento delle classi di concorso tiene conto delle modifiche ordinamentali relative sia agli insegnamenti della scuola secondaria, sia alle lauree che costituiscono titolo di accesso ai percorsi abilitanti per l’insegnamento.
  2. In secondo luogo l’accorpamento di alcune classi di concorso assimilabili per rendere più efficiente l’occupazione dei docenti (il numero delle classi è passato infatti da 168 a 114).
  3. Infine l’aggiunta di 11 nuove classi di concorso e nello specifico:
  • A-53 – Storia della musica
  • A-55 – Strumento musicale negli istituti di istruzione secondaria di II grado
  • A-57 – Tecnica della danza classica
  • A-58 – Tecnica della danza contemporanea
  • A-59 – Tecniche di accompagnamento alla danza
  • A-63 – Tecnologie musicali
  • A-64 – Teoria, analisi e composizione
  • A-23 – Lingua italiana per discenti di lingua straniera (alloglotti)
  • A-35 – Scienze e tecnologie della calzatura e della moda
  • A-36 – Scienze e tecnologia della logistica
  • A-65 – Teoria e tecnica della comunicazione

Le nuove classi di concorso, che interessano principalmente le discipline musicali, gli indirizzi di calzature, di moda, di grafica e di comunicazione, sono indispensabili per conformare i percorsi di abilitazione alle recenti modifiche ordinamentali, in particolare la nascita dei licei musicali e coreutici.

Una grande novità che segna il passo con i tempi è l’introduzione della classe A-65 “Teoria e tecnica della comunicazione” che mette l’accento sull’importanza del settore della comunicazione, in particolare quella digitale, nel mercato del lavoro in termini di prospettive occupazionali.

Un discorso a parte va fatto per la nuova classe A-23 “Lingua italiana per discenti di lingua straniera”, la cui introduzione è determinata da ragioni sociali, in particolare dalla presenza sempre più rilevante di alunni stranieri nelle classi.

Consulta la tabella di sintesi sulla corrispondenza tra vecchie e nuove classi di concorso

Il regolamento è costituito da 6 articoli e tre tabelle:

  • L’articolo 1 individua l’oggetto del regolamento, indicando la fonte normativa primaria di attribuzione di tale potere regolamentare (si tratta dell’articolo 64, comma 4, lettera a) del decreto legge n. 112 del 2008).
  • L’articolo 2 rimanda alle Tabelle allegate (Tabella A, Tabella B e Tabella A/1) nelle quali sono individuate le nuove classi di concorso e i relativi insegnamenti.
  • L’articolo 3 definisce, per ciascuna classe di concorso, i titoli di accesso ai percorsi abilitanti e le corrispondenze rispetto alle vigenti classi
  • L’articolo 4 prevede la possibilità di predisporre prove comuni tra diverse, ma assimilabili classi di concorso.
  • Gli articoli 5 e 6 contengono le norme transitorie e finali.

Le tabelle allegate allo schema costituiscono parte integrante del provvedimento. In particolare:

La Tabella A definisce le classi di concorso e di abilitazione per le scuole secondarie di primo e di secondo grado (complessivamente 81 classi):

  • la prima colonna contiene il codice identificativo della nuova classe di concorso, nonché la confluenza con la o le precedenti classi di concorso, oppure la dicitura “NUOVA”, se non vi è confluenza;
  • la seconda colonna contiene la denominazione della nuova classe di concorso, seguita dalla denominazione della precedente classe di concorso in essa confluita;
  • terza, quarta e quinta colonna contengono i requisiti (titoli) di accesso ai percorsi abilitanti suddivisi per ordinamento (rispettivamente: DM 39/1998 – vecchio ordinamento; DM 22/2005 – lauree specialistiche e integrazione vecchio ordinamento; lauree magistrali DM 270/2004 e diplomi accademici di II livello)
  • la sesta colonna elenca ove specificati, per ciascun titolo di accesso, i crediti formativi universitari che occorre eventualmente possedere in aggiunta al titolo
  • la settima colonna individua gli indirizzi di studi assegnati a ciascuna classe di concorso, nonché, ove del caso, una specifica nota che individua la nuova classe di abilitazione che appartenga al medesimo ambito disciplinare ed eventualmente con apposito asterisco, l’insegnamento assegnato in via transitoria ad esaurimento

La Tabella A/1 elenca, limitatamente alle lauree di vecchio ordinamento, l’omogeneità degli esami previsti nei piani di studio.

La Tabella B definisce le classi di concorso a posti di insegnante tecnico-pratico (che passano da 52 a 33):

  • la prima colonna elenca il codice della nuova classe di concorso, nonché la confluenza con la o le precedenti classi concorso, oppure la dicitura “NUOVA” se non vi è confluenza
  • la seconda colonna contiene la denominazione della classe di concorso, nonché quella della o delle precedenti classi di concorso, nonché, eventualmente, la dizione “Classe di concorso ad esaurimento”
  • la terza e quarta colonna indicano la corrispondenza con i titoli di accesso previsti dai previgenti ordinamenti
  • la quinta colonna elenca gli indirizzi di studio e discipline e/o laboratori cui può accedere la classe di concorso

Prendere l’abilitazione all’estero

Si parla spesso del fatto che diventare insegnanti all’estero sia più facile che prendere l’abilitazione in Italia. Ma è proprio vero? Prendere ad esempio l’abilitazione all’insegnamento in Spagna è una scorciatoia o una truffa? Questo articolo del Corriere della Sera descrive la situazione di chi si ritrova ad “acquistare” un master in Spagna per ottenere l’abilitazione in Italia.

Per saperne di più leggi l’articolo Abilitazioni all’insegnamento all’estero facili e immediate?

Come diventare insegnante di sostegno

Il Decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59 (che dà attuazione alla delega sulla formazione iniziale dei docenti prevista dalla legge 107 del 2015 “La buona scuola”) e il Decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66 (che invece dà attuazione alla delega sull’inclusione scolastica) prevedono due differenti percorsi per gli aspiranti docenti sui posti di sostegno:

  • per svolgere attività di sostegno didattico nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria occorre conseguire il titolo di specializzazione “in pedagogia e didattica speciale per le attività di sostegno didattico e l’inclusione scolastica”.
    Il corso dura un anno ed è attivato presso le università autorizzate dal Ministero; ai fini dell’accesso è richiesto il superamento di una prova preselettiva cui può accedere chi è in possesso della laurea magistrale in Scienze della formazione primaria che abbia conseguito, oltre a quelli già previsti nel corso di laurea, ulteriori 60 CFU relativi alle didattiche dell’inclusione. Al termine del corso si potrà insegnare sui posti di sostegno della scuola dell’infanzia e della scuola primaria (articolo 12 del decreto 66 del 2017). Per l’avvio di queste nuove regole occorrerà attendere un apposito decreto del MIUR;
  • per quanto riguarda invece il percorso triennale di formazione e tirocinio per gli aspiranti docenti candidati ai posti di sostegno nella scuola secondaria, il percorso è simile a quello visto per gli aspiranti docenti sui posti comuni: con il concorso nazionale bandito ogni due anni, un certo numero di posti sarà riservato al sostegno. Quanti supereranno il concorso, potranno accedere al percorso triennale di formazione iniziale, tirocinio e inserimento (FIT), al termine del quale li attenderà l’assunzione a tempo indeterminato.

Come diventare insegnanti di religione

L’Intesa del 28 giugno 2012 fra MIUR e Conferenza episcopale italiana (recepita con D.P.R. n. 175/2012), individua i titoli professionali richiesti per i docenti dell’Insegnamento della religione cattolica (IRC) a partire dall’anno scolastico 2017-2018.

Nelle scuole secondarie di primo e secondo grado è richiesto il possesso di almeno uno dei seguenti titoli:

  1. titolo accademico (baccalaureato, licenza o dottorato) in teologia o nelle altre discipline ecclesiastiche, conferito da una facoltà approvata dalla Santa Sede;
  2. attestato di compimento del regolare corso di studi teologici in un seminario maggiore;
  3. laurea magistrale in scienze religiose conseguita presso un istituto superiore di scienze religiose approvato dalla Santa Sede.

Nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole primarie l’IRC può essere impartito:

  1. da insegnanti in possesso di uno dei titoli richiesti per la scuola secondaria (v. sopra);
  2. da sacerdoti, diaconi o religiosi in possesso di qualificazione riconosciuta dalla Conferenza episcopale italiana;
  3. da insegnanti della sezione o della classe in possesso di uno specifico master di secondo livello per l’IRC.

Le prove del concorso a cattedra: due scritti e un colloquio

Il concorso si articola attraverso tre prove di esame, delle quali due, a carattere nazionale, sono scritte e una orale. Per i candidati che concorrono su contingenti di posti di sostegno è prevista una prova scritta aggiuntiva a carattere nazionale (art. 6 D.Lgs. 59/2017).

La prima prova scritta ha natura disciplinare ed ha l’obiettivo di valutare il grado delle conoscenze e competenze del candidato su una specifica disciplina, scelta dall’interessato tra quelle afferenti alla classe di concorso. Nel caso delle classi di concorso concernenti le lingue e culture straniere, la prova deve essere prodotta nella lingua prescelta.

Il superamento della prima prova è condizione necessaria per accedere alla prova successiva.

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La seconda prova scritta ha l’obiettivo di valutare il grado delle conoscenze e competenze del candidato sulle discipline antropo-psico-pedagogiche e sulle metodologie e tecnologie didattiche.

Per i soli candidati a posti di sostegno è prevista un’ulteriore prova scritta, che ha l’obiettivo di valutare il grado delle conoscenze e competenze di base del candidato sulla pedagogia speciale, sulla didattica per l’inclusione scolastica e sulle relative metodologie. Il superamento della prova aggiuntiva è condizione necessaria per accedere alla prova orale, relativamente ai posti di sostegno.

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La prova orale ha l’obiettivo di valutare il grado delle conoscenze e competenze del candidato in tutte le discipline facenti parte della classe di concorso, con particolare riferimento a quelle che eventualmente il candidato non abbia scelto nell’ambito della prima prova scritta, di verificare la conoscenza di una lingua straniera europea almeno al livello B2 del quadro comune europeo, nonché il possesso di abilità informatiche di base

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Programmi e testi per il concorso a cattedra: le competenze disciplinari

Rispetto ai precedenti concorsi, nel 2016 le modalità di selezione dei docenti si sono concentrate prevalentemente sulla valutazione delle capacità e delle attitudini dei candidati all’insegnamento e non più sulle sole conoscenze o sulle basi possedute.

Anche per i concorsi a cattedre 2018, si preannuncia questa stessa attenzione non solo a “cosa il futuro docente sa” ma anche a “come è capace di trasmettere” le sue conoscenze.

Le competenze disciplinari che ciascun docente deve dimostrare sono elencate (suddivise per classe di concorso” nell’Allegato A del DM n. 95 del 2016.

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I programmi d’esame del Concorso a Cattedra sono i medesimi del TFA. I bandi di concorso che disciplinano le prove di accesso al Tirocinio Formativo Attivo rinviano infatti in modo esplicito ai programmi del Concorso a Cattedra per la definizione degli argomenti di studio.

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Programmi e testi per il concorso a cattedra: le discipline antropo-psico-pedagogiche e le metodologie e tecnologie didattiche

La seconda prova scritta, come visto, ha l’obiettivo di valutare il grado delle conoscenze e competenze del candidato sulle discipline antropo-psico-pedagogiche e sulle metodologie e tecnologie didattiche. Nel precedente concorso tali conoscenze erano sintetizzate nelle cosiddette Avvertenze generali ai programmi d’esame. Queste ultime, infatti richiedevano ai candidati ai concorsi per posti di insegnamento nella scuola il possesso dei seguenti requisiti culturali e professionali in ordine al settore o ai settori disciplinari previsti da ciascuna classe di concorso:

  • Sicuro dominio dei contenuti dei campi di esperienza e delle discipline di insegnamento e dei loro fondamenti epistemologici, al fine di realizzare una efficace mediazione metodologico didattica, impostare e seguire una coerente organizzazione del lavoro, adottare opportuni strumenti di verifica dell’apprendimento e per la valutazione degli alunni nonché di idonee strategie per il miglioramento continuo dei percorsi messi in atto.
  • Conoscenza dei fondamenti della psicologia dello sviluppo, della psicologia dell’apprendimento scolastico e della psicologia dell’educazione.
  • Conoscenze pedagogico didattiche e competenze sociali finalizzate all’attivazione di una positiva relazione educativa e alla promozione di apprendimenti significativi e in contesti interattivi, in stretto coordinamento con gli altri docenti che operano nella classe, nella sezione, nel plesso scolastico e con l’intera comunità professionale della scuola.
  • Capacità di progettazione curriculare della disciplina.
  • Conoscenza dei modi e degli strumenti idonei all’attuazione di una didattica individualizzata e personalizzata, coerente con i bisogni formativi dei singoli alunni, con particolare attenzione all’obiettivo dell’inclusione degli alunni con disabilità e ai bisogni educativi speciali
  • Conoscenze nel campo dei media per la didattica e degli strumenti interattivi per la gestione della classe.
  • Conoscenza delle problematiche legate alla continuità didattica e all’orientamento.
  • Conoscenza dei principi dei l’autovalutazione di istituto, con particolare riguardo all’area del miglioramento del sistema scolastico.
  • Conoscenza approfondita delle Indicazioni nazionali vigenti per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo, delle Indicazioni nazionali per i licei e delle Linee guida per gli istituti tecnici e professionali, anche in relazione al ruolo formativo attribuito ai singoli insegnamenti.
  • Conoscenza della legislazione e della normativa scolastica, con particolare riguardo a:
    • Costituzione italiana;
    • Legge 107/2015;
    • autonomia scolastica e organizzazione del sistema educativo di istruzione e formazione (con riferimento, in particolare, al dPR 275/1999, al d. lgs 15 aprile 2005, n. 76, al d. m. 22 agosto 2007, n. 139);
    • ordinamenti didattici: norme generali comuni e, relativamente alle procedure concorsuali, al relativo grado di istruzione (L. 107/2015, dPR 89/2009, dPR 87/2010, dPR 88/2010 e dPR 89/2010, dPR 122/2009);
    • governance delle istituzioni scolastiche (Testo Unico, Titolo I capo I);
    • stato giuridico del docente, contratto di lavoro, disciplina del periodo di formazione e di prova;
    • compiti e finalità degli organi tecnici di supporto: l’Invalsi e l’indire;
    • il sistema nazionale di valutazione (dPR 80/2013);
    • normativa specifica per l’inclusione degli alunni disabili, con disturbi specifici di apprendimento e con bisogni educativi speciali;
    • Linee guida nazionali per l’orientamento permanente (nota MIUR prot. a. 4232 del 19.02.2014);
    • Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri (nota MIUR prot. n. 4233 del 19.02.2014);
    • Linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati (nota MIUR prot. n. 7443 del 18.12.2014);
    • Linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo (nota MIUR prot. n. 2519 del 15.04.2015)
  • Conoscenza dei seguenti documenti europei in materia educativa recepiti dall’ordinamento italiano:
    • Quadro Europeo delle Qualifiche per l’apprendimento permanente e relative definizioni di competenza, capacità e conoscenza (raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio 23 aprile 2008);
    • Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio 18 dicembre 2006 relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente;
    • Programmi di scambi/mobilità di docenti e studenti: programma Erasmus+
  • Competenze digitali inerenti all’uso e le potenzialità delle tecnologie e dei dispositivi elettronici multimediali più efficaci per potenziare la qualità dell’apprendimento, anche con riferimento al Piano Nazionale Scuola Digitale.

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