Combattere il bullismo a scuola: riconoscere le vittime

Riconoscere le situazioni di bullismo in atto non è affatto facile. I docenti, assistendo o venendo messi al corrente di piccoli episodi di prepotenza, possono essere portati a ritenerli occasionali e del tutto normali, a vedere il fatto senza vedere quello che rappresenta.

In realtà, in un certo numero di casi, quegli episodi sono la spia di situazioni di bullismo, cioè di una situazione persecutoria che si protrae nel tempo e pone la vittima della prevaricazione in uno stato di impotenza che soffoca anche gravemente la sua esistenza spingendola a ritirarsi sempre più in se stessa, fino a maturare un senso di sé depressivo, cioè un danno, a volte permanente, alla personalità in formazione.

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Riconoscere le situazioni di bullismo in atto: tre livelli di attenzione

Si possono indicare tre livelli di attenzione:

  1. riconoscere segnali di cui la vittima stessa è portatrice
  2. riconoscere fatti che possono nascondere situazioni persecutorie
  3. porre un ascolto adeguato agli alunni che riferiscono all’insegnante su  prepotenze subite.

Ma l’attenzione non basta se non si possiede una buona informazione sulle caratteristiche del fenomeno in modo da poterlo riconoscere.

Primo livello di attenzione: la vittima può essere portatrice di segnali che rivelano la situazione persecutoria

A individuare segni di bullismo in atto di cui la vittima stessa può essere portatrice fu Olweus, lo scopritore del fenomeno del bullismo. Se vediamo alunni che cominciano ad essere piuttosto assenti e distratti, a mostrare un inspiegabile calo del rendimento scolastico, qualche misterioso strappo nei vestiti e lividi sul corpo per i quali essi danno spiegazioni vaghe, che si ritirano da certe attività extarscolastiche, che durante la ricreazione tendono a stare alle costole dell’adulto, o, viceversa, tendono a sparire per poi rientrare in po’ in ritardo insieme ad atri due o tre, che cominciano ad avere disturbi del sonno, ecc., è giusto approfondire senza accontentarsi della prima risposta.

Si pensa in genere che siano vittime di bullismo alunni e alunne con particolari caratteristiche di fragilità, timidezza. Ciò è vero solo in parte, poiché il bisogno del prevaricatore di mettere in atto il proprio schema lo porta a esercitare la prevaricazione anche indipendentemente dalle caratteristiche della vittima.

In generale sono più esposti al fenomeno alunni e alunne che presentano caratteristiche personali che vengono colte dal bullo come spunto per la riduzione a vittima. A volte lo spunto per lo sbeffeggiamento è offerto da caratteri fisici vistosamente particolari, a volte dalla singolarità del cognome, dal modo di vestire, dalla goffaggine, a volte, come si sa, dal colore della pelle.

Tali caratteristiche particolari suscitano un immediato stimolo a prendere in giro, che può tradursi anche in forme di vessazione fisica. E subito lo schema si complica strutturandosi  in processo di vittimizzazione, in cui il ruolo di vittima diviene fisso e può durare uno o più anni scolastici. A volte a essere preso nel laccio è uno dei gregari, conosciuto in letteratura come il bullo-vittima, niente affatto raro. È bene ricordare che la propensione alla presa in giro, che tende ad essere sottovalutata, è forte già nei primi anni di scolarizzazione, poiché già a sei-sette anni di età  è molto importante sentirsi grandi.

Seconda attenzione: fatti che possono rivelare situazioni di bullismo in atto

Devono dunque insospettire il docente fatti e fatterelli che gli sembrano del tutto innocui o comunque non gravi. Un elenco di comportamenti tipici – utile nel suo carattere apparentemente banale- che devono insospettire il docente che vi assista o ne venga messo a conoscenza può essere il seguenti:

  1. prendere in giro;
  2. offendere (non nel corso di un litigio alla pari);
  3. mettere in giro voci e falsità su qualcuno per isolarlo/a dalle amicizie,  nella classe, ecc.;
  4. mettere le mani addosso a una ragazza (o comunque mancarle di rispetto con allusioni, offese, ecc.);
  5. bloccare fisicamente;
  6. fare del male;
  7. pretendere la merenda, compiti da copiare, oppure soldi, ecc. (a volte la vittima è inizialmente consenziente);
  8. prendere oggetti a qualcuno, lanciandoseli, nascondendoglieli, a volte rovinandoli;
  9. riprendere qualcuno con lo smartphone e far circolare  foto o video squalificanti on line

Terza attenzione: ascoltare senza ascoltare

Come risulta da molti questionari sul bullismo, un problema specifico tutt’altro che infrequente è dato dall’inadeguatezza dell’ascolto da parte del docente quando un alunno o alunna gli segnalano più o meno piccole prevaricazioni da parte di compagni. Naturalmente, soprattutto con i bambini più piccoli, non è facile discernere le situazioni da affrontare in modo blando e quelle da approfondire, ma è necessario avere ben chiaro che l’ascolto costituisce una componente fondamentale della professionalità del docente e deve rispondere ad un modello preciso.

L’ascolto deve essere accompagnato da un immediato rallentamento del parlare, dall’assunzione della postura di ascolto, dallo sguardo attento, dalla sospensione di quello che si sta facendo, con un atteggiamento di invito all’alunno a dire tutto con calma e senza timore; deve poi svolgersi in luogo adatto, deve essere sostenuto da domande puntuali per l’emersione del fatto in modo chiaro e completo, deve lasciare l’alunno in uno stato emotivo di fiducia nella capacità del docente e della scuola di fornire protezione e risolvere immediatamente il problema.

Quest’ultimo è, evidentemente, fattore decisivo perché la vittima superi la propria reticenza, ma, naturalmente, bisogna che l’insegnante sappia che la scuola è in grado di garantire protezione: bisogna che dietro all’ascolto corretto e attento del docente sia in atto nella scuola intera un impegno specifico ben strutturato di contrasto al bullismo.

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Di più sull'autore

Laureato in Filosofia presso l'Università di Bologna, ho insegnato lettere nella scuola media e svolto, per più di 20 anni, il ruolo di Preside nella scuola secondaria di 1° grado e nella scuola dell'infanzia e primaria in un istituto comprensivo. L'attività formativa svolta ha interessato i vari temi della didattica, le forme di difficoltà nell'apprendimento e il disagio nella scuola. Attualmente svolgo attività di formazione dei docenti per conto dell'Associazione Docenti Italiani.

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