Classe A23 Italiano L2: una scuola inclusiva

Le competenze dei nuovi docenti

La riforma delle classi di concorso risponde all’esigenza di rendere i percorsi di abilitazione all’insegnamento più coerenti agli ordinamenti scolastici e adeguarli ai mutamenti legislativi ma anche sociali intervenuti negli ultimi anni.

È proprio in quest’ottica che trova giustificazione la creazione della nuova classe di concorso A23 Lingua italiana per discenti di lingua straniera (alloglotti) finalizzata all’insegnamento della lingua Italiana nella Scuola secondaria di I e II grado e nei percorsi di istruzione per gli adulti, nonché nei Laboratori di italiano L2 nella scuola dell’infanzia e primaria.

Si tratta, dunque, di una classe di concorso funzionale all’integrazione degli stranieri nelle scuole e nella società mediante il superamento delle barriere linguistiche considerate un ostacolo all’apprendimento ed equiparate dalla normativa agli altri Bisogni Educativi Speciali.

Gli studenti stranieri in Italia

In realtà, l’istituzione di una classe di concorso dedicata all’insegnamento dell’Italiano come lingua straniera L2 è solo l’ultimo passo di un percorso avviato da molti anni e finalizzato alla tutela dei diritti degli stranieri in Italia. Già studenti stranieri godono infatti in Italia di tutela costituzionale e legislativa. La Costituzione, all’art. 10, commi 2 e 3, recita:

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.

La normativa di base per l’integrazione scolastica degli alunni stranieri è conte­nuta nell’art. 45 del D.P.R. 31 agosto 1999, n. 394, “Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigra­zione e norme sulla condizione dello straniero”.

È significativo notare che già nel ’99 la legge italiana attribuisce ai minori stranieri presenti sul territorio nazionale il dirit­to-dovere all’istruzione alla stessa stregua dei cittadini italiani, indipendente­mente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno.

Viene, dunque, valutato prioritario il diritto alla scuola rispetto alla considerazione di eventuali irregolarità dei loro genitori. Per conoscere le principali tappe dell’integrazione scolastica degli stranieri: scarica gratis il documento di sintesi.

Classe A23 Italiano L2: verso la scuola dell’inclusione

Una scuola che intenda seriamente impegnarsi nella difficile sfida dell’integrazione e dell’inclusione deve essere in grado di accettare e accogliere ogni suo allievo nel modo migliore, fornendo risposte soddisfacenti agli specifici bisogni educativi di cui ciascuno è portatore.

La scuola dell’inclusione deve dotarsi di professionalità altamente qualificate, abilitate alla costruzione di piani educativi idonei a rimuovere gli svantaggi di natura sociale, culturale ed economica che ostacolano il raggiungimento dei risultati di apprendimento, a partire proprio dalle barriere linguistiche.

Una scuola e una società realmente inclusive sono infatti mete possibili solo se ci si pone come obiettivo la costruzione di una vita in comune fondata sul riconoscimento della differenza come tratto distintivo dell’umanità e di ciascun individuo. Non basta cogliere, accettare e accogliere ciò che è diverso da sé e dalla cultura cui si appartiene; per riconoscere la differenza altrui come valore potenziale, occorre un mutamento di prospettiva molto più profondo.

Le direttive europee in materia d’istru­zione sottolineano l’esigenza di realizzare un modello di cittadinanza attiva che si adatti alle caratteristiche della contemporaneità: complessità, fluidità, flessibilità.

La scuola ha un obiettivo da raggiungere: l’intercultura

La società e la scuola hanno come obiettivo da perseguire non più la sem­plice accoglienza o l’integrazione, bensì l’intercultura che significa cultura costruita in modo condiviso, nata dal confronto reciproco e dall’inne­sto delle istanze, dei valori, delle visioni del mondo di tutti gli individui che ap­prendono.

L’obiettivo cui la società e la scuola devono tendere è dunque un orizzonte interculturale, ossia una cultura condivisa, che nasca dal confronto e dall’innesto reciproco, che sia capace di generare a lungo termine una nuova forma mentis, che consenta di superare ogni forma di etnocentrismo, che sia libera dai pregiudizi, dialogica, aperta all’ascolto e all’incontro.

La creazione di spazi interculturali nelle scuole non è solo una questione di tolleranza che punta al superamento dell’etnocentrismo, ma è una necessità volta all’apertura mentale indispensabile per la formazione delle future generazioni e per la costruzione dell’identità degli studenti stranieri. In tale nuova visione sociale interculturale e inclusiva, una attenzione particolare deve spettare alla rimozione degli ostacoli all’integrazione, primo tra tutte la comprensione della lingua.

In tale prospettiva, la scuola deve favorire l’incontro, lo scambio, il dialogo capace di produrre cambiamenti significativi nelle identità degli individui appartenenti a culture differenti e di generare una nuova identità comune costruita con il contributo delle culture originarie, ma che abbia come presupposto la conoscenza della lingua e della cultura italiane.

La scuola ha un ruolo cruciale nella realizzazione di questo obiettivo, essendo il luogo fisico e mentale di incontro e di scambio in cui avvengono forme importanti di mediazione culturale e in cui il lavoro sui pregiudizi, sul decentramento culturale, sulla relazione e sul dialogo costruttivo può porre le basi per la costruzione dell’anti-etnocentrismo.

Le competenze dei docenti della classe A23

Queste le sfide con cui dovrà misurarsi l’azione didattica dei nuovi docenti della classe A23 le cui ampie competenze dovranno dunque comprendere:

  • Padronanza su strumenti e tecniche idonei a progettare e realizzare percorsi di integrazione e sui vari aspetti della me­todologia didattica orientata all’inclusione e sulla metacognizione.
  • Conoscenza delle buone prassi che una scuola, in una visione di collegialità, deve mettere in atto se intende favorire realmen­te il processo di integrazione di tutti gli alunni, dall’apprendimento coopera­tivo, alle attività laboratoriali nonchè l’impiego delle nuove tecnolo­gie nella didattica con lo scopo di adattare i materiali didattici ai bisogni educativi speciali dell’alunno straniero.
  •  Le conoscenze fondamentali riguardanti la glottodidattica (approcci e meto­di) e l’insegnamento della lingua italiana a stranieri e, in particolare, come lingua 2 e lingua di scolarizzazione per gli apprendenti immigrati che frequen­tano la nostra scuola (la progettazione e la programmazione di un corso, le modalità e le tecniche per l’insegnamento delle abilità linguistiche, della riflessione sulla lingua, le specificità dell’insegnamento dell’italiano come lingua di comunicazione e lingua per lo studio, la valutazione e la certifi­cazione delle competenze, l’educazione plurilingue e interculturale.

Cosa e dove studiare

insegnare l'italianoApprofondimenti sul programma e bibliografia completa nel manuale: Lingua Italiana L2 per studenti stranieri. Rivolto ai candidati al Concorso a Cattedra per la nuova classe di insegnamento Italiano L2 per studenti stranieri, segnaliamo un manuale specifico pensato come itinerario unitario di formazione che partendo dalle ragioni dell’inclusività, fornisce un quadro completo dei modelli teorici, delle metodologie e delle strategie che il docente deve padroneggiare.

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Lettrice compulsiva, ricercatrice per passione, editrice per mestiere.

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COMMENTA

Commenti

  • Maria Maffongelli 3 luglio 2016 alle 0:35

    Salve! Dall’elenco pare che la A 23 non sia aperta ai laureati in Scienze dell’educazione….o sbaglio?Io ho una laurea in Scienze dell’Educazione V.O….ma ancora una volta pare che non vi sia troppo spazio…per questa laurea…😢 Mi chiedo anche se superando la prima prova TFA si può congelare la possibilità di accedere alle altre prove e al corso di formazione e per quanto tempo…Grazie.

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