L’arrivo del fratellino con l’albo Occhicielo

Mamma, quanto è grande il tuo amore?

Immagine di copertina: L’arrivo del fratellino mano nella mano da Mamma, quanto è grande il tuo amore?

Sono passati circa vent’anni da quando, in piedi intorno al tavolo della cucina a preparare i ravioli ricotta e noce moscata al fianco di mia madre, le ho rivolto questa domanda: Mamma, quanto è grande il tuo amore?

E lei, che era una prof di matematica e che spesso ne usava i concetti per condurci nel proprio mondo emotivo affascinante e vastissimo, mi aveva dato una risposta, quella stessa risposta che ho custodito nella mia memoria per un ventennio e che oggi è diventata il filo rosso lungo il quale si dipana il nuovo albo della collana Occhicielo.

L’amore della madre è sempre “amore per il nome”

L’arrivo di un fratellino – che nel nostro caso era di una sorellina – lo avevamo superato da un bel po’. A poco più di vent’anni e protagonista di una relazione in cui mi ero sempre sentita amata con ogni pienezza possibile, mi domandavo come fosse possibile nutrire lo stesso sentimento, allo stesso tempo e con la stessa intensità e particolarità per due figlie.

Come poteva accadere che l’amore di mia mamma fosse abbastanza grande? La vita di tutti i giorni con lei e con mia sorella mi dimostrava che era proprio così, ma in quel momento, con quella specifica domanda, ciò che mi interessava sapere era, appunto, il come.

E non è forse questo l’interrogativo che, sebbene in forma più inconsapevole e istintiva, si pone un bambino quando nella relazione esclusiva e singolare che lo lega alla sua mamma si innesta un terzo elemento che pretende la stessa esclusività e la stessa singolarità?

– Come può bastare l’amore della mia mamma per tutti e due?

Mi torna in mente l’unica altra risposta che mi abbia mai davvero convinta. Mi è arrivata leggendo Le mani della madre di Massimo Recalcati.

“Lacan ha affermato una volta che l’amore è sempre “amore per il nome”. L’amore materno mette in evidenza questa verità. L’amore materno, infatti, non è mai amore generico, non è amore per l’universale, amore per la vita, amore per l’amore. L’amore materno, più di ogni altro amore, rivela che, quando si ama, si ama sempre una vita particolare, il soggetto nella sua singolarità, che l’amore è solo e sempre amore per il nome proprio, per il nome di chi amo, per la sua esistenza unica, irripetibile e insostituibile.”

“Amore per il nome”. Non è questione di grandezze, di unità misurabili che divise si riducono e possono essere troppo corte, insufficienti, scarse. È invece una questione di specificità, di singolarità, quella della persona e della sua identità unica e irripetibile.

I figli non si possono amare allo stesso modo, perché sono esseri umani diversi. Ma si possono amare con la stessa profondità, senza che questa tolga qualcosa all’uno, o all’altro, perché è senza fondo, senza fine. Una profondità infinita, che si spinge nel nome, nella persona, nella originalità unica del figlio, di ciascun figlio.

Perché Mamma, quanto è grande il tuo amore?

– La cosa bella dell’amore per i figli sta nel fatto che è infinito – mi aveva detto mia madre. Poi aveva aggiunto – E proprio perché è infinito, puoi dividerlo infinite volte, ma il risultato non cambierà, sarà sempre uguale a infinito.

arrivo del fratellino_impronte

Venivo da un liceo scientifico, il concetto di infinito mi era molto chiaro. Non lo avevo mai applicato all’amore però, un sentimento che mi sembrava anni luce distante dalla matematica! Forse per questo la metafora usata da mia madre mi sorprese tanto da restarmi impressa nella mente in maniera indelebile.

Mi è capitato altre volte di raccontare ad alcune amiche che aspettavano il loro secondo bambino questa mia esperienza personale, e con loro è stato facile: gli adulti lo conoscono tutti l’infinito matematico, magari qualcuno se lo ricorda un po’ meno, ma ha comunque le competenze cognitive per comprenderlo a pieno. Quando però ho pensato di raccontarlo a dei bambini, è arrivata la parte difficile. Dovevo trovare una via che parlasse direttamente alle loro emozioni.

L’arrivo del fratellino… un dialogo tra cuori

Così mi sono messa a immaginare (o forse dovrei dire a ricordare) di essere una bambina di quattro, cinque anni, una piccola a cui i suoi – e di nessun altro! –  genitori hanno detto che presto ci sarà l’arrivo di un fratellino, un altro bambino che vivrà nella sua casa, desidererà mangiare le torte che la sua mamma prepara, sarà presente al momento della nanna o durante una giornata all’aperto, vorrà giocare con i giochi che ci sono nella sua camera, quella stessa camera che dovranno condividere… insomma un altro bambino che chiederà tutta l’attenzione che vuole anche lei.

arrivo del fratellino_torta

Dall’altro lato mi sono calata – e qui mi è risultato molto più facile – nei panni della sua mamma, una donna adulta che, per rispondere a delle domande sulla quantità, si lascia guidare dalla qualità, dell’amore materno naturalmente. Ed è così che è nato Mamma, quanto è grande il tuo amore?

A questo punto però, non voglio svelarvi troppo. Vi affido al dialogo che ho immaginato, e che si è tradotto in questo nuovo albo fatto di parole, carta, colori ed emozioni. Possibile grazie all’immancabile sostegno del mio editore, Valeria Crisafulli, magnificamente illustrato dalla bravissima Giulia Dragone, composto nel suo armonico insieme dall’esperienza grafica e dalla creatività di Luca D’Argenio e presentato da Elisabetta Rossini ed Elena Urso, due pedagogiste, due mamme che ormai considero delle compagne di cammino nel mondo dell’educazione emotiva.

Buona lettura… buon viaggio nell’infinitezza dell’amore!

Se volete acquistare Mamma, quanto è grande il tuo amore? potete farlo cliccando sulla copertina qui sotto…

Mamma, quanto è grande il tuo amore

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Di più sull'autore

“Perché sono nato?” È questa La grande domanda che si pone Wolf Erlbruch. La risposta che ho trovato per me è: per vivere e condividere emozioni. Ho scoperto che non c’è strumento migliore delle parole per raggiungere un obiettivo tanto ambizioso. Forse è per questo che le ho scelte per la mia professione. Tra le parole vivo, tra le parole lavoro, tra le parole navigo. Per scoprire, per trasmettere, per raccontare e aiutare a raccontare, esperienze, saperi e storie.

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