Il ruolo delle emozioni nell’apprendimento scolastico

Apprendere a scuola: la gioia dell’accrescimento, lo spaesamento dello smarrimento

“Apprendimento”, una parola di cui si sente spesso e che, altrettanto spesso, viene associata ad alcuni termini che le attribuiscono una connotazione non proprio positiva, come “difficoltà” o “problemi”, soprattutto quando si parla, nello specifico, di apprendimento scolastico.

E gli effetti di tutto questo discutere sono davvero poco incoraggianti per chi al tema dedica non solo il proprio interesse, ma anche la propria professione.

Eppure l’apprendimento è una parte essenziale della nostra crescita come esseri umani inseriti in una società. Così, può rivelarsi utile guardarlo in una prospettiva più positiva e, in un certo senso, più ampia, cioè come un viaggio, che comincia con l’avventurarsi in qualcosa di nuovo per poi ritornare a se stessi e ritrovarsi in una forma diversa, mai stravolta, sempre arricchita.

La famiglia: il luogo dove l’apprendimento comincia

Il cammino dell’apprendimento comincia da subito, già dal momento in cui il bambino viene al mondo. Inevitabile quindi che sia la famiglia a giocare un ruolo determinante, quasi esclusivo, durante tutta la fase prescolare, avviando quello che viene definito apprendimento primario e che si struttura come una forma di regolazione reciproca spontanea tra adulto e bambino.

In questo momento fondamentale dello sviluppo, il piccolo preme per sapere e saper fare questo e quello, e il grande risponde regolandosi intuitivamente sui bisogni e le possibilità del bambino. Sull’altro fronte, l’adulto preme per far entrare il piccolo in specifiche prassi e in determinati schemi cognitivi, e quest’ultimo, secondo i suoi tempi e modi, li assume. Il tutto entro il raggio di esperienza diretta, spontanea e immediata della vita quotidiana.

La scuola: il luogo in cui incorporare complessità

Dopo la famiglia, entra in gioco la scuola, il luogo in cui le nuove generazioni crescono per collegarsi gradualmente alla società adulta e prenderne parte.

Non appena il bambino vi fa il suo ingresso, entra in un percorso predeterminato e ha inizio l’ apprendimento scolastico, organizzato in un curricolo che si struttura in 3 anni di scuola dell’infanzia, 3 + 2 di scuola primaria, 2+1 di scuola secondaria di primo grado, 2 + 3 di scuola secondaria di secondo grado.

Tale percorso, benché caratterizzato dal grande impegno dei docenti ad adattare l’azione didattica e pedagogica ai modi e ai tempi dell’alunno, è comunque un percorso eteroregolato: il bambino, e poi il ragazzo, interiorizza strutture sempre più fini e complesse sotto la “pressione” cognitiva ed educativa della scuola che preme perché il sistema cognitivo e personale dell’alunno si organizzi in forme via via più articolate secondo determinate ritualità, regole, procedure, ruoli, distinzioni, differenze e, naturalmente, una gran quantità di schemi cognitivo-operativi.

Verso l’apprendimento secondario: il ruolo centrale della scrittura

Un passaggio dunque. Un cammino che porti al progressivo allontanamento dall’apprendimento primario. E, al centro di tutto, la scrittura. Il “mondo della scrittura”. Un mondo “altro”, a causa della forte mediazione rappresentata dalla stessa forma scritta – la cui essenza è proprio la capacità di distanziarsi dalla immediatezza spaziotemporale della realtà che viene proposta al bambino, alle sue coordinate mentali, premute, per così dire, ad allargarsi, incrociarsi, strutturarsi in una forma più complessa.

La scuola tutta è, in tal modo, un processo di progressiva “secondarizzazione”, cioè di allontanamento dalla condizione iniziale di immediatezza e spontaneità propria dell’apprendimento primario.

L’apprendimento come un avventurarsi in qualcosa di nuovo

Se si guarda alla lotta più o meno baldanzosa o timorosa del bambino prima, e del ragazzo poi, per appropriarsi di quella complessità, e se si pensa anche alle difficoltà e ai fallimenti di tanti alunni lungo tutto il percorso di apprendimento scolastico, si deve riconoscere che il cammino compiuto da ciascuno a scuola è davvero un allontanamento, inteso come un avventurarsi di volta in volta in qualcosa di nuovo, confidando di farlo con successo. Una dinamica particolarmente ricca o, potremmo dire, carica, densa di emozioni.

L’apprendimento come un ritrovarsi, arricchiti di un piccolo bottino

Questo è infatti l’ apprendimento scolastico: un avventurarsi in qualcosa che sta davanti a noi, fare qualche passo per attraversare questo qualcosa e ritrovarci dall’altra parte, mettere in atto cioè una “buona chiusura” su noi stessi.

La tensione si chiude, ci ritroviamo, con in più un piccolo – o anche non piccolo – bottino acquisito al nostro mondo interno. L’unità con noi stessi è, infatti, ciò che tutti perseguiamo con inarrestabile tenacia, e in ciascun istante, per tutta la vita. L’identità è la nostra stessa esistenza psichica e pretende che ritroviamo a ogni passo la continuità con noi stessi.

L’insegnante come mediatore della vicinanza dell’alunno a se stesso

In questo processo di tappe percorse e di pause di riconoscimento del bottino acquisito, è condizione primaria la fiducia che ciascun bambino, e poi ragazzo, ha nelle proprie capacità.

E, perché questa possa alimentarsi, risulta centrale il ruolo di sostegno del docente, il quale, con la sua vicinanza, è mediatore della vicinanza dell’alunno a se stesso, cioè vigila e procura – proponendo attività adeguate e mandando segnali verbali e non verbali di fiducia e affiancamento –  che al termine dell’attraversamento di quel tratto di apprendimento il bambino, e poi il ragazzo, sia restituito a se stesso grazie alla possibilità di percepire l’efficacia della propria azione (A. Bandura, Autoefficacia. Teoria e applicazioni, Erickson 2000), cioè della propria potenza.

La fiducia a oltranza da parte del docente – anche e proprio nel mostrare all’alunno gli errori e le inadeguatezze – e la sua disponibilità empatica e concreta sono alimento essenziale perché il bambino, e poi il ragazzo, prosegua il percorso scolastico nella certezza della continuità della restituzione a se stesso mediante l’apprendimento.

L’insegnante come sostegno per un apprendimento più impegnativo

Non è necessario riuscire al primo colpo, anzi, che il passo proposto sia appena un po’ più in là di dove il bambino, e poi il ragazzo, è arrivato sino a quel momento è regola centrale – e difficile – dell’azione del docente. Ma, se la fiducia in se stesso e, in quel darsi fiducia, il sostegno del docente  sono forti, allora si può compiere anche un passo più impegnativo.

Ponendosi in maniera chiara e coerente come sostegno, il docente potrà proporre passi più difficili, e non tanto per far procedere più velocemente lungo il percorso dell’ apprendimento scolastico, quanto per accrescere la soddisfazione derivante dall’aver raggiunto un obiettivo importante, perché più arduo è l’obiettivo, maggiore sarà il senso positivo di costruzione di sé che l’alunno proverà nel ritrovarsi, al termine del passaggio, forte del successo.

L’apprendimento come senso di accrescimento

In ogni cosa che facciamo, pensiamo, viviamo, noi alimentiamo noi stessi sentendoci poi possessori di un sé che ha acquisito un nuovo tratto di mondo (A. Damasio, Emozioni e coscienza, Adelphi 2000).

Un bottino appunto. Qualcosa che teniamo ben stretto nei luoghi più interni, provando nei suoi confronti quello che si può definire un intimo senso di accrescimento: potenza, forza, sicurezza. Si tratta di una emozione di base, assolutamente fondamentale (da classificare all’interno della gioia), che nella sua piena espressività si segnala con tratti caratteristici: il petto gonfio, il senso di una espansione, un sentirsi grandi, forti, confermati e una sorta di pulsione effusiva, che spinge a comunicare ad altri il nostro stato interno e a renderli partecipi di quello che proviamo.

L’apprendimento come senso di appartenenza

La dimensione sociale è, infatti, strutturalmente coinvolta in questa dinamica. Nel percepire la conferma di sé mediante il circolo dell’avventurarsi e ritrovarsi aumentato, il bambino, e poi il ragazzo, si sente anche confermato socialmente all’interno della relazione io-docente e di quella io-genitori (di cui sente quasi fisicamente le aspettative), come all’interno del contesto istituzionale scolastico-sociale, impersonato dall’insegnante stesso.

Autoconferma e conferma sociale: due vie convergenti

Ed è proprio la dimensione relazionale con il docente – quale rappresentante della scuola e della società tutta – sottesa all’ apprendimento scolastico a dare all’alunno il senso della sua appartenenza sociale, espressa e sostenuta dal provare quel particolare sentimento, e relative emozioni, che è il senso di appartenenza, il quale contribuisce, a sua volta, ad alimentare il senso di accrescimento.

La struttura antropologica dell’appartenenza, che motiva noi tutti, irresistibilmente, a ricercare la conferma sociale, è fattore fondante della dimensione sociale della nostra specie. Ciascuno di noi – bambini, adolescenti, trentenni, quarantenni, sessantenni – abbiamo un bisogno assolutamente vitale di percepire la nostra identità come confermata, alimentata, accresciuta.

E questo accade proprio attraverso le due vie convergenti dell’autoconferma e della conferma esterna o sociale.

Quando l’avventura fa smarrire

Ma se al termine di quell’inoltrarmi non mi ritrovo, se manca la chiusura, la buona chiusura, se mi sento spaesato e avulso, allora provo, specularmente, un senso di diminuzione, rimpicciolimento, de-pressione (svuotamento, sgonfiamento: il contrario del petto gonfio), debolezza, come un restare fuori al freddo. Certo sarò più cauto nell’avventurarmi. Forse non mi avventurerò più.

E il non ritrovarsi, lo smarrimento, è purtroppo, come sappiamo, un capitolo molto corposo nel tema dell’ apprendimento scolastico. In questo processo di secondarizzazione, di allontanamento dalla forma primaria di apprendimento, si evidenzia infatti una quota progressivamente più ampia di bambini, e poi ragazzi, che si mantengono più vicini a se stessi che agli apprendimenti in cui è loro richiesto di entrare, segno che la loro vicenda scolastica è un vero allontanamento dall’immediatezza, un avventurarsi il cui esito può essere percepito come troppo rischioso per quella cosa delicata che è il Sé.

Ma di questo tema, parleremo altre volte, e anche quando affronteremo la questione della motivazione.

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Di più sull'autore

Laureato in Filosofia presso l'Università di Bologna, ho insegnato lettere nella scuola media e svolto, per più di 20 anni, il ruolo di Preside nella scuola secondaria di 1° grado e nella scuola dell'infanzia e primaria in un istituto comprensivo. L'attività formativa svolta ha interessato i vari temi della didattica, le forme di difficoltà nell'apprendimento e il disagio nella scuola. Attualmente svolgo attività di formazione dei docenti per conto dell'Associazione Docenti Italiani.

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Commenti

  • daniela caporalea 20 giugno 2017 alle 8:31

    un articolo interessante che tocca piu’ punti lontani

    Rispondi

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