L’acquisizione e la padronanza degli strumenti culturali di base

La formazione di strutture nel percorso formativo scolastico

Secondo le Indicazioni nazionali per il curricolo, la scuola primaria “mira all’acquisizione degli apprendimenti di base”, o, in altri termini, alla padronanza degli strumenti culturali di base.
Strumentalità e padronanza: due concetti di grande importanza che vanno estesi a tutto il primo ciclo e a tutto il percorso formativo scolastico.

Ogni nuovo apprendimento è destinato a diventare strumento per l’acquisizione di nuove conoscenze. Le quattro operazioni di aritmetica, ad esempio, mentre impegnano complessi processi di pensiero durante il loro apprendimento, acquisiscono, una volta apprese, il carattere di strumento pronto.
Come strumento pronto, esse non richiedono più un importante impegno di pensiero, ma liberano il pensiero per un livello più avanzato di analisi, interpretazione, ragionamento (i problemi matematici, ecc.).

Ma perché un apprendimento – (schema cognitivo-operativo / insieme nozionale / concettualizzazione / mappa, ecc.) – divenga strumento pronto per l’acquisizione di nuove conoscenze e di più avanzati strumenti disciplinari, è necessario che esso sia posseduto a livello della piena padronanza.

Fino a che la padronanza non sia conseguita, l’impegno mentale assorbito dall’uso dello strumento stesso impedisce di dedicarsi con profitto a processi di pensiero più avanzati, impegnando la mente su due fronti.

Primo “comandamento”: il consolidamento, cioè la formazione di strutture

La parola chiave, o piuttosto il più antico e fondamentale “comandamento”, è per il docente il consolidamento degli apprendimenti, concetto che evoca chiaramente la formazione di strutture, qualcosa di solido, di ben connesso nella sua interezza. Struttura è, per così dire, ciò che, preso in un punto è immediatamente pronto ad emergere nella sua interezza, nei suoi precisi contorni e nelle sue parti.

L’idea che il consolidamento possa unicamente consistere in qualcosa di ripetitivo e demotivante è del tutto errata. Per la piena appropriazione di un apprendimento è necessario mettere l’alunno in condizione di attraversarlo in diversi modi, ad esempio modificando e attualizzando il contesto situazionale della sua applicazione per favorire lo spostamento dalla ripetitività all’approccio attivo.

Ragionare in termini di padronanza non è semplice, ma necessario, anche per gli alunni con difficoltà. Nulla di facile per il docente, chiamato ad appassionarsi a sfide certamente ardue: la padronanza negli apprendimenti non deve essere considerata un lusso, ma il concreto orizzonte di riferimento.

Vi sono, è vero, molti alunni in difficoltà nell’apprendimento: nel loro caso – tolte le situazioni di disturbo nell’apprendimento, che meritano specifiche precisazioni – il criterio della padronanza non deve essere ignorato, ma applicato agli apprendimenti che corrispondano alla loro taglia cognitiva e culturale.

Segni di riconoscimento della piena padronanza

La conseguita padronanza di un tratto di apprendimento presenta segni di facile lettura per il docente:

  • rapidità, facilità, sicurezza nel suo uso;
  • immediatezza nell’attivazione del processo non appena sia esposto al proprio materiale cognitivo (esempio perfetto la lettura, che si attiva non appena l’occhio cade su materiale scritto);
  • provare piacere ad utilizzare lo schema (almeno nelle sue forme più dirette);
  • tendenza ad applicare lo schema anche oltre i propri confini, evocando analogie, differenze, collegamenti, o tentando di piegare il materiale cognitivo a rientrare nello schema posseduto.

Non tutto va appreso al livello della padronanza ma certamente è presente in ogni disciplina un certo essenziale intreccio di elementi nozionali-concettuali-operatori che può e deve arrivare ad essere posseduto in modo da poter avere carattere pienamente strumentale.

È importante ricordare che quello che non è posseduto a livello della padronanza, resta non integrato nel sistema cognitivo dell’alunno, limitandosi a fare da sfondo, dignità minore e anch’essa essenziale, cui è destinata una parte delle cose che si imparano a scuola.

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Di più sull'autore

Laureato in Filosofia presso l'Università di Bologna, ho insegnato lettere nella scuola media e svolto, per più di 20 anni, il ruolo di Preside nella scuola secondaria di 1° grado e nella scuola dell'infanzia e primaria in un istituto comprensivo. L'attività formativa svolta ha interessato i vari temi della didattica, le forme di difficoltà nell'apprendimento e il disagio nella scuola. Attualmente svolgo attività di formazione dei docenti per conto dell'Associazione Docenti Italiani.

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