Abilitazione all’insegnamento: cos’è e cosa cambierà

Come ottenere l'abilitazione all'insegnamento: dal TFA al FIT

Riceviamo quotidianamente tante richieste da parte di giovani laureati che vorrebbero orientarsi nel mondo della scuola e ci chiedono informazioni su come accedere ai concorsi pubblici per docenti. Non tutti sanno infatti che per insegnare nella scuola – come avviene per molte altre professioni – non è sufficiente il titolo di laurea, ma occorre essere in possesso di una apposita abilitazione all’insegnamento, che si acquisisce mediante percorsi specifici regolati da apposite norme. Negli ultimi anni, però, queste regole sono cambiate più volte e nuove modifiche si profilano a breve; il disegno di legge di bilancio per il 2019 (da approvare entro il 31 dicembre 2018) prevede infatti ulteriori novità: il cosiddetto percorso triennale FIT sarà sostituito da un concorso abilitante che farà accedere a un percorso annuale di formazione iniziale e prova.

L’abilitazione all’insegnamento: dal TFA al percorso FIT

Vediamo allora come si ottiene oggi l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole e come cambierà in seguito alla riforma.

I percorsi attualmente validi per acquisire l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole sono:

  • per scuola dell’infanzia e scuola primaria il corso di laurea magistrale a ciclo unico in Scienze della Formazione Primaria (SFP), corso quinquennale a numero chiuso, il cui accesso è subordinato al superamento di un test di accesso. Si tratta del percorso abilitante che, negli ultimi anni, ha subito meno modifiche: anche il prossimo concorso ordinario per il reclutamento a tempo indeterminato del personale docente su posti comuni e posti di sostegno della scuola dell’infanzia e della scuola primaria (concorso previsto per il 2019) prevede, quale requisito di ammissione, il possesso del titolo di abilitazione all’insegnamento conseguito presso i corsi di laurea in scienze della formazione primaria;
  • per la scuola secondaria di primo e secondo grado , a partire dal 2011 (a seguito del decreto n. 249 del 10 settembre 2010) l’abilitazione all’insegnamento si conseguiva grazie al TFA, Tirocinio Formativo Attivo, un percorso annuale attivato presso le università e successivo alla laurea magistrale. Anche in questo caso, si trattava di percorsi a numero programmato, perché vincolati al fabbisogno del personale docente nelle scuole, il cui accesso era subordinato al superamento di un test di accesso.
    I primi due cicli di TFA sono stati attivati rispettivamente nel 2012 e nel 2014 benché la normativa li volesse annuali. Il terzo ciclo, che era atteso nel 2015, non è mai partito perché nel frattempo è stato superato dalla legge 107/2015, c.d. La buona Scuola che (art. 1, commi 180 e 181 lettera b) ha previsto il riordino del sistema di formazione iniziale e accesso ai ruoli del personale docente della scuola secondaria da attuarsi con un apposito decreto legislativo. In pratica, la Buona scuola ha delineato un percorso triennale di formazione e tirocinio successivo alla laurea.

Le nuove regole per accedere all’insegnamento nella scuola secondaria: il percorso FIT

Il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59, dando attuazione alla Buona scuola, ha previsto che l’accesso all’insegnamento nella scuola secondaria avvenga in tre tappe:

  • superamento di un concorso pubblico nazionale cui possono partecipare solo quanti siano in possesso di entrambi i seguenti requisiti: a) laurea magistrale o a ciclo unico coerente con le classi di concorso per cui si concorre;
    b) aver conseguito 24 CFU (Crediti Formativi Universitari) nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche.
  • successivo percorso triennale di formazione iniziale, tirocinio e inserimento alla funzione docente (percorso FIT). I vincitori del concorso sottoscrivono un contratto retribuito a tempo determinato di durata triennale. Al termine del primo anno si consegue un diploma di specializzazione all’insegnamento secondario; a partire dal secondo anno si svolgono tirocini formativi presso le scuole anche in sostituzione di docenti assenti; nell’ultimo anno si svolge una supplenza annuale, sotto la guida di un tutor scolastico, cha ha anche valenza di anno di prova.
  • accesso ai ruoli a tempo indeterminato, previo superamento delle valutazioni intermedie e finali del percorso FIT.

Il superamento del percorso FIT: la legge di bilancio 2019 e il concorso abilitante

La legge di bilancio 2019 (al momento in discussione al Parlamento) prevede però di superare questo percorso: l’articolo 58 del disegno di legge di fatto cancella il FIT e la formazione iniziale previsti dal D.Lgs. 59/2017, e li sostituisce con un concorso pubblico nazionale, indetto su base regionale e interregionale, che avrà carattere abilitante e farà accedere a un percorso annuale di formazione iniziale e prova.

Per partecipare al concorso viene mantenuto il requisito del 24 CFU nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche. Il superamento di tutte le prove concorsuali, attraverso il conseguimento dei punteggi minimi previsti, costituirà abilitazione all’insegnamento per le medesime classi di concorso. Ciò significa che l’abilitazione nella classe di concorso verrà conseguita già all’atto del superamento di tutte le prove concorsuali e non al termine del percorso di specializzazione, come previsto dall’attuale normativa.

Si tratta, al momento, ancora di un disegno di legge e occorrerà dunque attendere l’approvazione finale (attesa entro il 31 dicembre 2018).

La specializzazione in attività di sostegno

Un discorso a parte merita la specializzazione in attività di sostegno didattico, cui è possibile accedere solo se si è già in possesso di altra abilitazione all’insegnamento.

L’art. 12 del D.Lgs. 66/2017 (altro decreto attuativo della “Buona scuola”) stabilisce infatti che per svolgere attività di sostegno didattico nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria occorre conseguire il titolo di specializzazione in “pedagogia e didattica speciale per le attività di sostegno didattico e l’inclusione scolastica”. Il corso ha la durata di un anno e vi possono accedere gli aspiranti in possesso della laurea magistrale a ciclo unico in Scienze della formazione primaria che abbiano conseguito, oltre a quelli già previsti nel corso di laurea, ulteriori 60 CFU relativi alle didattiche dell’inclusione.

Per quanto riguarda il percorso di formazione e tirocinio per l’accesso alla scuola secondaria da parte dei candidati ai posti di sostegno, esso è simile a quello visto per i posti comuni; unica differenza: il concorso a cattedre prevede, in questo caso, una terza prova scritta che (art. 6, comma 5 del D.Lgs. 59/2017) ha l’obiettivo di valutare conoscenze e competenze sulla pedagogia speciale, sulla didattica per l’inclusione e sulle relative metodologie.

 

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